Giornata della Memoria. Gli eredi dei sopravvissuti siamo tutti noi

da | 27 Gen 22

Lia Rocco

A forza di essere vento

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

E fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

E stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali

E mi sentii sollevato perché mi davano fastidio.

Poi vennero a prendere i comunisti

E io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere anche me

E non c’era nessuno a protestare.

Martin Niemoller

Campo di concentramento di Auschwitz (Foto di Luna Moncada)

27 Gennaio 1945

Liberazione del campo di sterminio di Auschwitz da parte delle truppe russe.

27 Gennaio 2013

Giornata della memoria. Istituita in Italia con la legge n° 211 del 20 Luglio 2000

La memoria di quel che “ è stato “ si recupera attraverso il racconto dei testimoni e degli eredi dei testimoni.

E gli eredi dei sopravvissuti siamo tutti noi.

A tutti noi è demandato il compito di continuare a raccontare.

La parola shoah significa “catastrofe, disastro” ed è il termine con cui viene indicato lo sterminio degli ebrei operato dai nazisti.

Porrajmos nella lingua dei Rom significa “divoramento” e indica la persecuzione e lo sterminio del popolo Zingaro operato dai nazisti.

“…come gli ebrei gli zingari furono perseguitati, imprigionati, sterilizzati, seviziati, utilizzati per esperimenti medici, gasati nelle camere a gas dei campi di sterminio perché zingari e , secondo l’ideologia nazista, “ razza inferiore”, indegna di esistere”. (Tratto da “Zigeuner”: lo sterminio dimenticato di Giovanna Bousier)

Il 15 maggio 1944 i 20.946 zingari regolarmente registrati ad Auschwitz si resero protagonisti di una rivolta raccontata da Alessandro  Cecchi Paone e Flavio Pagano ne: “La rivolta degli zingari” ed. Mursia :

“ …la sera del 15 maggio 1944 un prigioniero che lavorava nell’ufficio del comandante e che si chiamava Tadeusz Joachimowski era venuto a sapere che i tedeschi avevano l’intenzione di “ liquidare” il settore zingari. E li aveva informati.La prima reazione era stata di panico, ma era durata ben poco. Poi tutti avevano cominciato ad affilare le armi, a raccogliere pietre, a rubare utensili adatti allo scopo. Il tempo dei ragazzi di pietra era finito. Era arrivato il tempo di combattere. Il 16 maggio 1944 , prima dell’alba, nel “Campo degli zingari” di Auschwitz venne dichiarato il coprifuoco. Ma le SS stavano per trovarsi dinanzi a qualcosa di totalmente imprevisto: gli zingari li aspettavano. Si erano armati come contadini medioevali, con pietre, arnesi da lavoro, spuntoni di legno, ferri da calza, cucchiai affilati fino a diventare taglienti come coltelli. E intendevano battersi”.

Era arrivato il tempo di scegliere. Era arrivato il tempo di combattere. I soldati delle SS schiumosi dalla rabbia furono costretti a interrompere la “soluzione finale”. Il tentativo di liquidare il campo degli zingari era fallito miseramente. Naturalmente la vendetta non tardò ad arrivare e il 2 Agosto 1944 il campo degli zingari venne liquidato e 2897 zingari, tanti ne erano rimasti dopo la feroce repressione e gli spostamenti seguiti alla rivolta, vennero eliminati nelle camere a gas.

Una leggenda del popolo zingaro insegna che la vita ci offre tre possibilità di fronte al pericolo: fuggire, combattere o non fare nulla. E non una possibilità è migliore delle altre. La cosa importante è essere capaci di sapere scegliere quella giusta perché alcune volte bisogna fuggire,  altre volte è necessario stare fermi e altre volte arriva il tempo di combattere.

L’uomo e la donna saggi sanno quale scelta operare. E la saggezza si acquista con l’ascolto e l’attenzione e l’umiltà, non certo con l’ignoranza presuntuosa, la violenza e il mero esercizio del potere.

Il 27 Gennaio 1945 l’Armata Rossa entrava nel campo di concentramento di Auschwitz. Del Terzo Raich, della sua potenza, dei suoi uomini e delle sue donne, delle sue leggi, della sua ferocia rimanevano solo macerie e morti.

Scrive il poeta zingaro Olimpio Cari detto Mauso:

La mia terra è distrutta 

E il mio carro si è fermato 

Ma cammino ancora per essere libero 

Come il vento che scuote il bosco

Come l’acqua che scorre verso il mare

Come la musica di un violino zigano.

Ricordiamoci che “ questo è stato” ogni volta che incontriamo uno zingaro, ogni volta che non proviamo vergogna a definirlo subito: ladro, sporco, fannullone, delinquente.

Spesse volte, impropriamente, ci chiediamo perché continuare a ricordare.

Ricordare diventa necessario di fronte ai piani di pulizia etnica, ai fanatismi religiosi, alle sfrenate ambizioni di potere e di oppressione che ancora oggi dilaniano la nostra Terra.

Il ricordo è conoscenza e la conoscenza è necessaria per renderci sempre vigili, consapevoli, attenti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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