Gero Zambuto, era di Grotte il primo regista di Totò

di | 20 Nov 17

Lo racconta Daniela Spalanca nel suo nuovo libro, “Gero Zambuto, il primo regista di Totò”. Il volume, con prefazione dello storico del cinema Giancarlo Governi, sarà presentato il 24 novembre ad Agrigento nel foyer del Teatro Pirandello.

Gero Zambuto (al centro) mentre partecipa a Grotte ad un ballo in maschera

Sarà presentato il 24 novembre ad Agrigento, alle 17.30, nel foyer del Teatro Pirandello, il nuovo libro di Daniela Spalanca “Gero Zambuto, il primo regista di Totò” , edito da Libridine.

Gero Zambuto, siciliano, originario di Grotte, dove era nato il 14 aprile 1887, è scomparso nel 1944, lasciando grande traccia di sé non soltanto per aver fatto approdare al cinema Totò, ma anche per avere segnato un’epoca importante per il cinema italiano. Il libro si avvale della prefazione dello storico del cinema Giancarlo Governi, che pubblichiamo di seguito.

La prefazione di Giancarlo Governi

Giancarlo Governi

Prima di questo bel libro di Daniela Spalanca che ci svela la vita e l’opera di Gero Zambuto, mi ero imbattuto in questo regista due volte: quando mi sono occupato di Totò e per via di suo figlio Mauro che, prima di fare il professore di fisica quantistica all’Università del New Yersey dove aveva insegnato Albert Einstein, aveva fatto il doppiatore ed era passato alla storia del cinema per aver dato la voce a Stan Laurel, in coppia con un giovane Alberto Sordi che dava la voce a Oliver Hardy.

Gero Zambuto

Al cinema Totò arriva tardi, a quasi 40 anni trascinato dalla fama conquistata a teatro. Ci arriva, si può dire, dalla porta di servizio con un film girato con pochissimi mezzi e dalla costruzione quasi dilettantesca. Un film sul tema del vagabondo povero e fantasioso,  dell’animale amico e del monello sfruttato da proteggere. Nella faccia, il  primo Totò, soprattutto per il trucco marcato degli occhi e della bocca, ricorda Ridolini. Ma nelle intenzioni del produttore Gustavo Lombardo, fondatore della Titanus, e del regista di “Fermo con le mani” Gero Zambuto, come spiega bene nel suo libro Daniela Spalanca,  il film avrebbe dovuto proporre al pubblico cinematografico un’alternativa italiana al grande Charlot che da anni furoreggiava in tutto il mondo.

Una scena del film “Fermo con le mani”

Accanto a Totò, nel ruolo del bambino, solo e abbandonato, protetto dal protagonista e che ricorda tanto il Monello di Charlie Chaplin, c’è una bambina che i produttori del film vorrebbero lanciare come la Shirley Temple italiana. Come ricorderete Shirley Temple negli anni Trenta fu un vero fenomeno cinematografico sotto tutti i punti di vista. Innanzi tutto per la sua bravura e la sua precocità (a cinque anni sapeva ballare, cantare e recitare con grande disinvoltura) ed anche perché su di lei Hollywood realizzò decine di film che dettero vita ad un vero e proprio filone. La Shirley Temple italiana si chiama Miranda Bonansea, che poi diventerà una valente doppiatrice e sposerà in prime nozze Claudio Villa. Ma questo film non avrà un seguito e quindi non aprirà nessuno filone.

Daniela Spalanca

I risultati del film sono infatti deludenti, per cui dopo un inizio e uno svolgimento quasi chapliniani, Totò prende la mano a tutti, si scrolla di dosso i panni di Charlot, che non gli appartengono e non gli si addicono e ridiventa Totò, esibendosi sul podio del direttore d’orchestra in uno dei suoi irresistibili finali che trascinavano le platee di tutta Italia.

Ma, ovviamente, il merito maggiore di Gero Zambuto, una specie di medaglia appuntata sul petto che lo consegna alla storia dello spettacolo italiano, è quello di aver offerto al fenomeno Totò, già apprezzato da un decennio sui palcoscenici del varietà,  l’ingresso al cinema, uno spettacolo già molto popolare negli anni Trenta e che dà grandi possibilità di guadagno rispetto al teatro.

Ci metterà altri dieci anni Totò per sfondare nel cinema e lo farà con un film scritto apposta per lui, per i suoi mezzi e con un regista che sembra averlo capito completamente: si tratta di Mario Mattoli, un avvocato di Tolentino che aveva scelto l’arte. Il primo vero successo cinematografico di Totò, Fifa e arena, sarà il capofila di una lunga filmografia interrotta soltanto dalla morte, nel 1967.

In questa ricca filmografia il nome di Gero Zambuto non comparirà più, anche perché morirà nel 1944, ma quel primo film, “Fermo con le mani”, gli ha sicuramente riservato un posto rilevante nella storia del cinema italiano.

Giancarlo Governi

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