Genova per noi

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Diario di un viaggio al cardiopalma 

Caterina e Vincenzo Campo

“C’était un plaisir de vous avoir rencontré… Vous rentrez en Italie aujourd’hui ? “è stato un piacere, rientrate oggi stesso in Italia”, ci dice, nel salutarci, Nathalie, che è la padrona della casa che avevamo preso in affitto a Sausset; e noi: «Oui, nous prenons le ferry depuis Gênes», e cioè: “Sì, prendiamo il traghetto da Genova”; «Ah ! Bien. Courage!», e noi, perplessi, tra noi stessi, “Coraggio?”, e perché coraggio? Coraggio per fare poco più di 400 chilometri in autostrada? Non è che partiamo per la Parigi Dakar!

Che strana questa signora! Ma non diciamo nulla, non ci diciamo nulla e partiamo. Impostiamo il navigatore, più che altro perché ci porti più facilmente all’autostrada e poi ci guidi all’interno di Genova per arrivare agli imbarchi: una volta in autostrada il navigatore non servirebbe più per arrivare, sempre dritto, a Genova, penso io che non so cosa mi aspetta. Ci fermiamo ad un supermercato e quando lo facciamo ripartire scopriamo che il navigatore ci segnala che arriveremo al porto di Genova dopo più di sette ore e mezza. Com’è possibile, ci chiediamo, e ci torna in mente l’esortazione al coraggio della signora Nathalie… che avrà voluto dire? Ma niente; che fare? Andare avanti nella speranza d’arrivare in tempo al traghetto.

Il navigatore ci fa lasciare l’autostrada. Passiamo da Manosque. Ma, sant’Iddio, non dobbiamo costeggiare il Tirreno? Che ci andiamo a fare a Mosque, che è nel Luberon e che sappiamo dov’è e che non c’entra niente col mare per averla attraversata per andare da Apt a Moustiers? Ma chi lo sa… sarà una deviazione per evitare ingorghi, pensiamo. Ce ne saranno tanti sulla costa, pensiamo, perché è sabato e la gente va al mare; per di più è l’11 di luglio e chissà quante persone avranno fatto un lungo ponte fino al 14 luglio che in Francia è festa nazionale, e pure la più sentita.

Vabbè, dico, “Caterì, vedrai… ora la signorina del navigatore che non indovina un accento e storpia tutte le parole francesi, ci farà girare a destra e ritornare verso la costa per riprendere l’autostrada”. Niente: “fra 300 metri, alla rotatoria imbocca la terza uscita in direzione Barcellonette”, dice la signorina. Barcellonette? E che c’entra Barcellonette? Non è sul versante francese della Alpi? Che ci andiamo a fare in montagna, se dobbiamo andare al mare… Saliamo verso l’alto. Querce, lecci, montagna. Salite e curve. “Guarda là, a destra, che bel paesino… che bella torre”, mi dice Caterina; “Sì, vabbè, non posso guardare”.

Andiamo avanti: eccolo, ce lo abbiamo davanti, lo riconosco! E’ il Col della Maddalena, quasi a 2000 metri di altitudine e in provincia di Cuneo; “ti ricordi, Caterì? Ci siamo stati col camper, qui, andando in Francia, una volta, tanti anni fa… ci siamo fermati una notte in un bellissimo prato e, di prima mattina siamo stati svegliati dal dondolarsi del mezzo; ti ricordi? Ho aperto la porta per vedere cosa stesse succedendo e mi sono trovato davanti un bellissimo asino beige che con altri asini pascolava libero e che aveva deciso di mangiare la spazzatura che avevamo lasciato nel sacchetto appeso dietro la porta per poi buttarlo in qualche contenitore alla prima occasione… e poi le talpe, o erano marmotte?, e chi lo sa, che facevano capolino dalle loro tane sottoterra… che bello! Ricordi? Fu bellissimo”.

Bellissimo, sì, ma ora la nostra destinazione è Genova con la freddezza d’un traghetto e non la Francia e la poesia della montagna come fu allora…

Ecco, ora si comincia a scendere “19° tornante”, spiega un cartello; e davanti abbiamo un articolato lungo quasi come un treno che ci costringe a ridurre la velocità, che già sarebbe contenuta anche se lui non ci fosse stato… “15° tornante”… un semaforo. Pure il semaforo… “arrivo previsto per le 19:50” dice il navigatore.

“Santissimi santi del Paradiso! Il traghetto parte alle 21 e bisognerebbe essere all’imbarco almeno due ore prima… e se lo perdiamo? Niente. Restiamo a Genova e poi si vede.

All’andata, ne sono certo, avevo fatto l’assicurazione per il rimborso nel caso per qualunque ragione non avessi usufruito del traghetto; ma ora, per il ritorno, l’ho fatta? E chi se lo ricorda più… vedremo; magari restiamo a Genova e bruciamo pure 400 eur0. Approfitto d’un rettilineo e sorpasso l’autoarticolato lasciando fra lui e la mia macchina un pelo di naso… Caterina sobbalza e giustamente mi dice che sono matto… e sì, che sono matto, ma la Grandi Navi Veloci non m’aspetta.

Finalmente c’è un cartello verde: “Autostrada Torino-Savona”, dice, a destra; e la signorina del navigatore, invece dice: “fra 50 metri svolta a sinistra”. Ma come a sinistra? Non devo andare a Savona? E così per altri tre o quattro incroci.

Finalmente, a Mondovì, la signorina, che ormai odio come il Covid 19, ci fa prendere questa benedetta autostrada, ma poi pretende che la lasciamo ad ogni uscita; col suo tono antipatico e ormai insopportabile, di continuo, mi fa: “fra 500 metri, alla prossima uscita, vai in direzione…” macché! “ma nient’affatto, cretina! In autostrada ci sono e ci resto; non la mollo più fino a Genova”.

Non la sopporto più e cambio pure navigatore. Un’altra signorina. Speriamo che sia più simpatica, mi dico. “Attenzione”, mi fa la nuova signorina, interruzioni e rallentamenti” e sul display, a destra, “Possibile alternativa; tocca qui per valutarla”; premo: mi propone di lasciare l’autostrada e attraversare qualcosa come ventidue centri urbani. Resto in autostrada. La nuova signorina ad un certo punto mi terrorizza, “Code e rallentamenti che potrebbero impedirti di arrivare in tempo per l’imbarco”. Questa, anche se indovina gli accenti, mi fa morire.

Stramalediciamo i ponti, quelli di cemento e quelli per le feste nazionali. Arriva la coda. Fermi. Andiamo a passo d’uomo. Fermi di nuovo, e così per chilometri e chilometri.

Sarebbe stato meglio il percorso alternativo? E chi lo saprà mai? La prima signorina ci aveva mandati al Col della Maddalena per evitare code e ingorghi; è stato meglio? E chi lo saprà mai?

Per il rotto della cuffia arriviamo all’imbarco e il traghetto è ancora lì. Per questa volta ce l’abbiamo fatta. La tensione era alle stelle e mai un traghetto m’è parso così bello e accogliente.

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One Response to Genova per noi

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    Elio Rispondi

    21/07/2020 a 17:09

    Vincenzo immagino il tuo sospiro di sollievo quando hai fermato la macchina nel piazzale di imbarco qualcosa di meno “eccitante” della tua mi era capitata sulla strada per Palermo dove ci siamo imbarcati per Genova

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