Fra le sue stanze si muovono donne e nobili: a Mussomeli un castello è pieno di fantasmi

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È abbarbicato in cima a una rupe, come se tenesse ferma la roccia di cui esso stesso si compone e al suo interno storie e leggende si muovono stanza dopo stanza

Il Castello di Mussomeli

Chi pensasse di trovare il Castello di Mussomeli dentro il paese, finirebbe per averne un’amara sorpresa. Puntando in alto lo sguardo, fra le strade che intersecano l’agglomerato moderno e il centro antico, l’immaginario collettivo di un perentorio maniero che domina la comunità viene deluso, d’un tratto solo invispito dalle numerosi indicazioni stradali che conducono fuori città.

E anche lì, varcato l’uscio delle ultime case, pare non ci sia nulla, disattraendo il paesaggio a un’attesa che si procrastina fino a un’ultima curva, dopo la quale appare il più alto senso di meraviglia che la bellezza di un luogo sia capace di offrire agli occhi.

Eccolo lì, il Castello di Mussomeli: abbarbicato in cima a una rupe, come se tenesse ferma la roccia di cui esso stesso si compone, si inerpica dal suo magma di pietra alla cima impervia e solenne che muove a un suggestivo impatto scenografico le differenti quote della fortezza fatta costruire per volere del Conte di Modica Manfredi III di Chiaromonte (da qui il nome di Castello Manfredonico, con cui è altrettanto conosciuto) nella seconda metà del 1300. È tra i luoghi più belli della Sicilia, con richiami mimetici al Castello di Sperlinga per l’idea che l’architettura sia composta come un prolungamento ordinato e naturale della roccia che lo sostiene.

Fatto un ciottolino ripido che lo accarezza con pudore, da una grande porta il castello si apre a sale pittoresche, ad anfratti stringenti, a lugubre prigioni e a improvvisi punti di fuga. Mussomeli è per buona parte il suo splendido Castello, e con esso gli abitanti ne custodiscono il segreto delle sue leggende e dei fantasmi che vi albergano in curiosa convivenza, spettri che hanno subito ingiustizie da vivi e – da morti – attraversano una pena senza conforto.

La prima leggenda è quella delle tre bellissime sorelle del Principe Federico: Clotilde, Costanza e Margherita. Pare che Federico, per gelosia morbosa o per un senso abnorme di difesa, chiamato in guerra e con la paura che potesse accadere qualcosa alle sorelle in sua assenza, decise di chiuderle in una stanza, fornita dei viveri necessari a mantenerle in vita, facendone murare la porta. Ma la guerra durò per un lungo periodo, e quando il Principe tornò al Castello trovo le sue sorelle morte, e, sembra, con le scarpe ancora fra i denti in un estremo tentativo di nutrirsi.

Un’immagine orrenda, grottesca e spaventosa, che fa trasalire proprio in quella stanza che oggi è nota come “delle tre donne” e dalla quale più d’una volta si sono sentiti lamenti e pianti. Una seconda leggenda rimanda a una vicenda ancora più famosa, e altrettanto inquietante: la storia della Baronessa di Carini, uccisa dal padre per una relazione extraconiugale. Pare che lo spirito della donna vaghi al Castello di Mussomeli, che dal 1500 fu proprietà di Cesare Lanza che vi si rifugiò dopo il delitto, perseguitando il Conte e apparendo con improvviso terrore ai numerosi visitatori di quelle oramai fredde stanze.

La leggenda più famosa, non foss’altro perché c’è un testimone che ne ha dichiarata la fondatezza, è quella del fantasma di Don Guiscardo de la Portes. Era il 1975, e al custode del Castello Pasquale Messina, che stava fumando una sigaretta dopo l’ultima visita di alcuni turisti, apparve in una lesta folata di vento lo spettro di un uomo che gli raccontò la sua storia, trascritta e riportata dallo stesso custode.

Beniamino Biondi

Figlio di un mercante spagnolo e marito della bella Esmeralda, in attesa di un figlio, Don Guiscardo era giunto in Sicilia con l’esercito di Re Martino I per sedare la rivolta di Andrea Chiaramonte. Volendo egli vedere il Castello di Manfreda, come allora si chiamava Mussomeli, fece un lungo viaggio per l’entroterra dell’Isola fino a quando non venne attaccato dai soldati di Don Martinez, un innamorato di Esmeralda che lei aveva rifiutato, il quale ordinò la morte del soldato come atroce vendetta per il torto dei suoi sentimenti frustrati.

Fu nel momento precedente la morte, in quegli attimi nei quali l’uomo ha piena coscienza della sua finitudine, che Guiscardo imprecò contro Dio; così l’anima si distrasse dal corpo ma non poté giungere al Paradiso a causa delle ingiurie dette prima di spirare, e venne condannato a vagare per mille anni tra le mura del Castello dove venne di nascosto seppellito. Il suo fantasma, avvistato anche da altri turisti, vaga strenuamente alla ricerca del figlio che gli diede Esmeralda e che lui non ebbe mai la sorte di conoscere.

Altre leggende, nell’atmosfera senza tempo di Mussomeli, raccontano di un soldato che era innamorato della figlia di Manfredi e che per questo affronto fu rinchiuso in carcere e lasciato morire di stenti, salvo che ebbe il coraggio di togliersi la vita per decidere lui del proprio destino, e ancora di alcuni nobili che furono attirati al Castello con un artificio e poi arsi ivi nell’olio bollente.

Nel tempo questi misteri hanno avvicinato al luogo molti indagatori dell’occulto, e l’antica fortezza è diventata una meta ideale per i percorsi che attraversano la Sicilia nel suo modo meno convenzionale: non attraverso la cronaca storica ma per mezzo delle percezioni psichiche, non partecipando a un passato indubitabile ma alloggiando il dubbio di un presente incerto. Come che sia, non è da poco trovare a convegno il Principe Federico con la Baronessa di Carini che si affacciano su questo costone di roccia, evocando il tempo del mito contro un paesaggio tra i più incantevoli che la Sicilia possa vantare.

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