Formazione liste. Sinceramente viene il voltastomaco

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La distanza tra la politica e i cittadini è siderale. E nei partiti e nelle coalizioni di sinistra sta accadendo il peggio. 

Alfonso Maurizio Iacono

Nel leggere quello che sta succedendo nei partiti e nelle coalizioni per la formazione delle liste, sinceramente, viene il voltastomaco. Se le guerre per bande, le sgomitate, le lotte per accaparrarsi un posto sicuro sono espressione della democrazia, allora l’abbiamo perduta.

La distanza tra la politica e i cittadini è siderale. E nei partiti e nelle coalizioni di sinistra sta accadendo il peggio. Il PD si avvia a diventare, come dicono, il PdR, il partito di Renzi il quale probabilmente vuole le mani libere, eventualmente per trovare accordi governativi, diretti o indiretti, con Berlusconi. Così si pensa, così si dice. Orlando e Emiliano, i leader delle minoranze, prima si indignano poi decidono di tirare a campare. Meglio il poco, pochissimo che hanno ottenuto in termini di candidati che niente. Quel che si intuisce è che il PD è un partito, oltre che di un uomo solo, anche incapace di sapersi pensare se non al governo, in un modo o nell’altro. Sia che vinca sia che perda. Del resto qual’è la visione di sinistra che lo rende di sinistra? Non ne ha e non ne vuole avere.

Ma le cose non vanno poi meglio con LeU. La rottura con il PD sembrava avere aperto possibilità per una maggiore chiarezza a sinistra. Ma le liste sono state fatte, anche qui, con deludenti metodi verticistici, con qualche politico che si faceva pubblicità su facebook e forse altrove prima che si decidessero le liste, con leader, addetti stampa e portaborse piazzati in più collegi, con una guerra piuttosto penosa tra i partiti della lista riunita attorno al nome di Grasso, con sgomitate varie che la dicono lunga in termini di libertà e di eguaglianza.

L’amarezza è notevole anche per chi aveva visto in questa coalizione una qualche possibilità di un discorso alternativo o almeno un minimo spazio per un tale discorso. Niente da fare. Mentre le cose nel mondo e nel nostro paese vanno piuttosto male, mentre le diseguaglianze aumentano e le destre avanzano, la discrepanza fra le parole a favore dell’eguaglianza e contro le ingiustizie da un lato e lo stile politico praticato in questa vigilia rende vane quelle parole, ammantate da un’ironia involontaria che le fa diventare quasi grottesche.

A differenza di molti, non mi era dispiaciuta l’idea dell’abolizione delle tasse universitarie almeno come modo di sollecitare una discussione sul diritto allo studio. Ma ora anche questo, in un batter d’occhio, sembra dimenticato a favore dei giochi di spartizione verticistica dei posti nelle liste. Peccato! Chiusa la composizione delle liste tutti torneranno a spararle grosse e a richiamarsi ai valori di sinistra. E partirà il mantra del pericolo del ritorno del fascismo, dell’avanzare della destra (o dei 5Stelle) che giustificherebbe un voto di difesa e di paura a sinistra.

Un pericolo vero, ma che molto probabilmente non sarà ascoltato perché questo insieme di partiti più o meno di sinistra non ha sufficiente credibilità e il suo passato e presente gioco con le banche e con il grande padronato, il privilegiare gli interessi dei privati rispetto a quelli pubblici, la distanza dei politici dai cittadini comuni, la loro evidente omologazione esistenziale, la rende lontana dai bisogni delle persone, molte delle quali o non andranno a votare o voteranno 5Stelle o addirittura si schiereranno persino con la Lega.

Per stanchezza, forse per rabbia, certamente per delusione nei confronti di una sinistra che non ha più idee, non ne vuole avere oppure, se ne ha, non sono più di sinistra. Parafrasando Tacito si potrebbe dire: “hanno fatto un deserto e l’hanno chiamato sinistra”.

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