Fondazione Sciascia, trasferirla da Racalmuto? Un tradimento

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POLEMICHE.  L’autorevole intervento del critico Silvano Salvatore Nigro in risposta alla posizione di Antonio Di Grado, direttore letterario della Fondazione

Alla letteraria Regalpetra, Leonardo Sciascia ha lasciato in eredità un bene culturale, non una «monumenza»; parola, questa, che, per Carlo Dossi, ha a che fare con la «demenza» di una solitaria cattedrale nel deserto.

In questo modo Sciascia intese fare un omaggio alle sue origini, alle sue radici antropologiche; con un nobile gesto che la memoria legava alla sua esperienza di scrittore siciliano diventato coscienza civile nazionale dentro un contesto europeo.

Addebitare alla marginalità dell’ubicazione il fallimento della gestione della Fondazione Sciascia è un alibi di cattiva coscienza

Pensare che Sciascia si sia sbagliato nel suo slancio generoso, e di fiducia, è un tradimento. Lui, con più gentile espressione, avrebbe detto «una cattiva azione». Addebitare alla marginalità dell’ubicazione il fallimento della gestione della Fondazione Sciascia è un alibi di cattiva coscienza, che toglie responsabilità alla politica (per il suo scarso interesse) e agli amministratori “colpevoli” di non aver saputo far valere la ragioni di una nobile scommessa.

Salvatore Silvano Nigro

Nulla ha proibito alla Fondazione di delocalizzare di volta in volta, a seconda dell’opportunità, eventi spendibili sul territorio nazionale e anche internazionale. Del resto, con i mezzi tecnici oggi disponibili, a un seminario o a un convegno a Racalmuto possono essere convocate in videoconferenza voci del mondo intero.

Non solo. In quest’anno sciasciano, a trent’anni dalla scomparsa dello scrittore, stona non poco il silenzio della Fondazione, che non mi risulta in nessun modo presente alle celebrazioni nazionali (penso a quelle che sono state annunciate in Friuli, o a Roma da parte della Fondazione Francesco De Sanctis o alle tante degli Istituti culturali italiani all’estero, valga per tutti, quello di Parigi). A non parlare della possibilità di ampliare le operazioni culturali, senza nessun aggravio economico.

Faccio un esempio. La Casa Manzoni sta mettendo in rete tutti i libri postillati delle biblioteche dello scrittore (si pensi al profitto che ne avranno in tutto il mondo i lettori e gli studiosi), solo partecipando (senza nessuna spesa, e anzi con il bel guadagno del gratuito restauro di molti volumi danneggiati dal tempo), solo rendendosi disponibile all’offerta di tre Università che si avvalgono di un finanziamento PRIN.

Ma esistono anche finanziamenti europei. Basta decidersi a chiederli, tessendo i rapporti con tutte le Università dell’isola. Si contribuirebbe anche (sempre gratis) a dare lavoro ai giovani studiosi e ad allargare le competenze critiche sull’opera tutta di Sciascia.

La Fondazione Sciascia custodisce un patrimonio prezioso. Potrebbe organizzare un PRIN per mettere in rete (e anche pubblicare a stampa) l’enorme carteggio di Sciascia (dopo una supervisione interna). Con un progetto europeo potrebbe pubblicare il catalogo della biblioteca dello scrittore e provvedere a una seria recensione di tutti i suoi scritti sparsi. Sciascia ha scritto su giornali e periodici vari, non solo nazionali. Chiunque lavora su Sciascia scopre una quantità inaudita di articoli e talvolta di saggi che non risultano nelle bibliografie disponibili.

La Fondazione Sciascia potrebbe connettersi con gli editori storici dello scrittore, e pensare a collane critiche di sostegno. Mi viene in mente la Fondazione Primo Levi, che collabora con la casa editrice Einaudi.

Per ottenere tutto questo, basta che la Fondazione si avvalga di una figura manageriale, sostenuta da un comitato scientifico selezionato solo in base alle competenze. Tutto questo è utopico? A me, e a quanti amano Sciascia, grati come siamo tutti per quello che Sciascia ha dato alla Sicilia e alla Nazione, non sembra.

A nessuno dovrebbe venire in mente (neppure come ipotesi o scusa pelosa) di delocalizzare la Fondazione da Racalmuto

E a nessuno dovrebbe venire in mente (neppure come ipotesi o scusa pelosa) di delocalizzare la Fondazione che, da Racalmuto, a sapersi organizzare (anche grazie al sostegno del Comune e, soprattutto della Regione), può fare benissimo quello che si potrebbe fare a Milano o a Roma. È una questione di rispetto per la volontà di Sciascia, e di orgoglio per l’isola che ha dato nascita e nutrimento culturale a scrittori che si chiamano Pirandello, Tomasi di Lampedusa, Stefano D’Arrigo, Bufalino, Vincenzo Consolo, Andrea Camilleri, seguiti da una pattuglia ampia e agguerrita di giovani leve già affermate. Per non mettere in conto i pittori, da Guttuso a Bruno Caruso. E i grandi fotografi, Enzo Sellerio per tutti. O i cineasti affermati. E gli ottimi giornalisti.

Per gentile concessione dell’autore pubblichiamo questo articolo già apparso venerdì scorso sull’edizione palermitana di Repubblica

 

 

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2 Responses to Fondazione Sciascia, trasferirla da Racalmuto? Un tradimento

  1. Ignazio Marchese Rispondi

    11/06/2019 a 16:35

    Intervento quanto mai chiaro e chiarificatore. La disamina di Nigro ha il grande merito, insieme ad altri, di essere “spudoratamente” sincero, da amico di Sciascia e del suo pensiero, e coraggioso nella sua schiettezza. Qualcuno dirà che i manager non servono, e che non servono gli organizzatori, ma il sonno profondo, comatoso, della Fondazione e sotto gli occhi di tutti. Proprio a tradire quella volontà di Sciascia, che avrebbe voluto una realtà viva a sostegno della Sua Racalmuto.

  2. Giovanni Rispondi

    15/06/2019 a 13:17

    Chi reputa oggi Racalmuto “marginale” non solo tradisce lo scrittore, ma ci aiuta forse a comprendere che ci sono in giro professoroni che pur avendo letto tutti i suoi libri non sempre ne hanno colto il senso, oltre alle radici della scrittura. Racalmuto non e’ stato per Sciascia mai marginale, in quanto perfetto microcosmo tramite cui analizzare il macro.
    Per questo ne fu grato.

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