Fondazione Sciascia, il cattivo pensiero di chiudere i battenti

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FONDAZIONE. Serpeggia un cattivo pensiero: rischia di chiudere?  Dissidi dentro il Cda. Mancato rinnovo di due consiglieri da oltre un anno. La paralisi decisionale del Consiglio di amministrazione impedisce di portare avanti progetti e iniziative. Chiuderla a trent’anni dalla morte di Leonardo Sciascia sarebbe una sciagura. Ma forse qualcuno ci spera.

C’è già chi studia la via di fuga. Se la Fondazione Leonardo Sciascia chiudesse che fine farebbe il patrimonio di stampe, litografie, libri e documenti custodito nell’ex centrale elettrica di Racalmuto? Codice civile alla mano, qualcuno ha previsto che il materiale catalogato finirebbe da qualche altra parte in Sicilia, presso un’istituzione pubblica, un museo o un’altra fondazione. Il materiale non catalogato né inventariato, invece, potrebbe tornare alla famiglia Sciascia.

Sono pensieri pessimisti, ma che si stanno facendo strada tra molte persone vicine alla Fondazione.

La situazione di governo della Fondazione di Racalmuto è infatti prossima alla paralisi.

Ormai il Cda è diviso su quasi ogni punto all’ordine del giorno, a partire perfino dalle iniziative da programmare per il 2019, anno in cui cadrà il trentennale della morte dello scrittore. Dissidi, discussioni e divergenze schierano su fronti diversi i consiglieri espressi dalla famiglia Sciascia – Nino Catalano e Salvatore Fodale – con i due espressi dal Comune di Racalmuto, il sindaco Emilio Messana e l’assessore Oriana Penzillo. E non sempre i tentativi di mediazione di Felice Cavallaro riescono a trovare una sintesi tra posizioni spesso distanti.

Da oltre un anno si devono nominare i due consiglieri di amministrazione che prenderebbero il posto del dimissionario Antonio Di Grado e del compianto vicepresidente Aldo Scimè. Ma al momento la discussione non è ancora entrata nel merito delle terne di nomi da proporre al consiglio comunale di Racalmuto che dovrà votare i due nuovi consiglieri. E’ questo infatti uno dei punti di frattura tra gli esponenti della famiglia e quelli del Comune di Racalmuto.

In ballo c’è la futura maggioranza dentro al Cda della Fondazione. Al momento, la decisione è quella di non decidere.

Resta aperta e irrisolta anche la questione dell’adeguamento dello statuto, passaggio necessario per allinearsi alle norme previste dalla Regione Siciliana per le fondazioni giuridicamente riconosciute e per rendere più snella l’attività della Fondazione. Ma le disposizioni per le modifiche allo statuto sono così complesse che è un’operazione praticamente impossibile senza il consenso dei quattro quinti del consiglio d’amministrazione, e in questo momento quest’ampia maggioranza non c’è.

Così dopo la morte di Scimè, capace di mantenere gli equilibri tra le due anime del Cda, l’attività della Fondazione appare oggi fortemente rallentata, se non addirittura paralizzata. Ecco perchè sempre più insistentemente si profila un’ipotesi di chiusura: non tanto per la situazione economica della Fondazione che per fortuna è in attivo, ma solo per un’assenza di visione del futuro. La chiusura sarebbe una sciagura. Per il momento è solo un cattivo pensiero, dettato dall’amarezza o dalla rabbia. Ma se diventasse realtà sarebbe una sconfitta dell’intera Sicilia.

 

 

 

 

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