Fondazione. Fodale: “La crisi c’è, ma non per colpa della famiglia Sciascia”

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FONDAZIONE SCIASCIA. Salvatore Fodale, consigliere di amministrazione, risponde all’articolo di Gaetano Savatteri sul rischio di chiusura della Fondazione di Racalmuto. “Non esistono due schieramenti contrapposti. La crisi attuale è innegabile e spero passeggera. Nessun interesse venale da parte della famiglia Sciascia”. La replica di Savatteri

Leggo una ricostruzione di fantasia sui rapporti all’interno della Fondazione Sciascia. Non è vero che esistano due schieramenti, uno costituito dai rappresentanti dell’amministrazione comunale, l’altro dai “consiglieri espressi dalla famiglia”, tra i quali Cavallaro svolgerebbe un ruolo “di mediazione”.

Salvatore Fodale

La informo innanzitutto di non essere stato “espresso dalla famiglia”, ma nominalmente indicato da Leonardo Sciascia stesso nell’atto di manifestazione delle sue volontà relative alla costituzione della Fondazione.

In questo trentennio ho sempre interpretato le mie funzioni, mai nel senso della difesa di inesistenti interessi di famiglia, ma solo nell’interesse della Fondazione stessa, del Comune di Racalmuto e soprattutto della volontà, dei valori civili e della memoria, per me indimenticabile, di uno scrittore e di un uomo como Leonardo Sciascia, che non ho mai voluto fossero contaminati, ritenendo che questo fosse il compito che mi aveva affidato. Ne discende che anche il mio rapporto nella Fondazione con mio cognato ing. Catalano è stato sempre libero da ogni vincolo.

Aggiungo che ho ottimi rapporti con l’attuale sindaco e con l’assessore, amministratori che stimo e rispetto, come li ho avuti in passato con tutti i loro predecessori, in misura e forme naturalmente variabili (ricordo soltanto l’iniziativa per il gemellaggio con il comune di Finale Ligure).

La crisi attuale è innegabile, ma la ritengo e spero passeggera, e comunque non riguarda affatto i rapporti tra l’amministrazione comunale e i familiari di Leonardo Sciascia.

Si è generata dopo l’immissione di un nuovo consigliere, col suo attivismo invasivo, il che deve indurre a riflettere con attenzione sulla scelta dei nuovi consiglieri da nominare.

Il vostro informatore (o piuttosto disinformatore) forse non vi ha messo al corrente che in Consiglio di Amministrazione l’argomento non è stato ancora mai veramente affrontato, e nemmeno messo all’o.d.g., ma soltanto è stato trattato marginalmente e informalmente.

Certo, sono stati avanzati dei nomi, e in qualche caso sono state fatte delle prime considerazioni, che correttezza avrebbe voluto che restassero riservate. Tra i nomi che sono stati fatti con insistenza c’è quello di Gaetano Savatteri. Per quanto mi riguarda, non conoscendo la persona, allora non avevo motivo di fare obiezioni, tanto più ritenendo e sostenendo che la scelta dei nuovi consiglieri debba essere preceduta dall’adozione di un metodo e da un approfondimento del profilo di ognuno.

Per quanto riguarda poi le ipotesi sul futuro della Fondazione, devo dire che in questi anni si sono svolte numerose iniziative di grande rilievo, che la riduzione di attività più che da contrasti, che possono e dovrebbero far parte di una sana dialettica, è dipesa dalla scarsezza delle risorse finanziarie e in modo particolare dalla mancanza di una programmazione d’insieme che riqualificasse l’attività stessa. A tale scopo è assolutamente necessaria la riattivazione del Comitato di Vigilanza.

Quanto alle velenose insinuazioni, vero e proprio processo alle intenzioni, posso assicurare non da parte mia, perché ho a che fare solo col grande patrimonio della memoria di Leonardo Sciascia, non essendo un suo erede, ma da parte della mia famiglia, che mia moglie e i miei figli non hanno e non hanno mai avuto in tutta questa vicenda interessi venali.

L’augurio e l’impegno è che la Fondazione riprenda con maggior vigore il suo cammino.

Spiace a me e spiace a loro che un atto di generosità disinteressata sia stato accolto, non con gratitudine, ma col sospetto e la calunnia.

Risponde Gaetano Savatteri.

Gentilissimo Fodale, mi fa piacere che sia intervenuto. Da tempo auspico che il futuro della Fondazione Sciascia sia argomento di un dibattito pubblico che riguarda non solo Racalmuto, ma l’intero mondo culturale italiano. Lei conferma nella sostanza quanto ho descritto, a partire dal fatto che esiste una crisi e che manca “una programmazione d’insieme”. Sulle ragioni di questa crisi, avanza una spiegazione che non mi convince. Allo stesso modo, conferma che la questione della nomina di due nuovi consiglieri non è stata ancora affrontata, a due anni dalle dimissioni di Antonio Di Grado e a un anno dalla scomparsa di Aldo Scimè: quanto dovremo aspettare? Quanto alle “velenose insinuazioni” non capisco a cosa faccia riferimento. Non ho parlato né di interessi venali né di altro tipo dei familiari di Sciascia, non esistono sospetti o calunnie, a meno che non abbia letto nel mio articolo cose che non ci sono e quindi è lei che fa un vero e proprio processo alle mie presunte intenzioni. P.S. Ringrazio chi ha fatto il mio nome come possibile consigliere di amministrazione della Fondazione, ma come ho detto più volte in precedenza non sono interessato: spero così di togliere qualunque imbarazzo o retropensiero.

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