Fenomenologia degli alunni

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Dall’alunno “intelligente e studioso” a quello che ”potrebbe fare di più”, fino ad arrivare al “latitante” o a quello che “più di questo, poverino, non può fare”. E poi …

Anche per gli alunni è possibile approntare una sorta di fenomenologia scolastica. Innanzitutto c’è l’alunno “intelligente e studioso”, la perla della classe, la gioia dell’insegnante, l’orgoglio del genitore, il pupillo della nonna. E’ quello costante, puntiglioso, preciso, che pensa con la propria testa, riflette, rielabora. Arriva a scuola sempre puntuale e occupa il primo banco, quello davanti alla cattedra, quello che nessun altro vuole occupare. Esiste anche nella variante  alunno intelligente, studioso e creativo. In questo caso è quello che arricchisce, personalizza, dinamizza. Una succulenta rarità.

C’è, poi, l’alunno studioso ma “asettico”, non-personalizzato e non-personalizzabile, statico, che approva tutto quello che l’insegnante dice e ripete la lezioncina per filo e per segno, senza saltare una virgola, compresi gli errori di stampa che trovansi, a volte, sui libri di testo. Che se lo interrompi va in iperventilazione, si ricopre di chiazze rossastre e ti chiede di ricominciare da capo e, per favore, di non interromperlo più chè poi si confonde.  Le sue esposizioni si caratterizzano, in forme più manifeste rispetto ad altre categorie di alunni, per la ripetizione ritmica, cadenzata e martellante di automatismi verbali del tipo “allora,vediamo che…”, oppure ”quindi”, quest’ultimo intercalato nel discorso senza alcun criterio sintattico (funga da esempio”la Rivoluzione, quindi, francese”). Ci fu, una volta, una alunna talmente diligente che concluse la sua impeccabile esposizione con un “ma questo lo vedremo nel prossimo capitolo”, proprio come stava scritto sul libro di testo.

Segue l’alunno”potrebbe fare di più”, cioè l’alunno potenzialmente capace ma pigro, indolente, svogliato, che fa quel tanto che gli basta per sopravvivere. Solitamente questo alunno è in perenne stato di “recupero”, carico di debiti che si trascina dietro per anni, tanto alla fine si condona tutto. Si può far rientrare in questa categoria la variante peggiorativa dell’alunno “latitante”, quello che c’è, ma è come se non ci fosse, che langue, sonnecchia, si mimetizza col banco in perfetto stato di simbiosi naturalistica, vegeta in letargici pisolini dai quali si desta solo al suono della campanella o per chiedere di andare in bagno. Subisce un brusco e traumatico risveglio a metà del mese di maggio, quando viene spinto ad onorare lo studio da genitori risvegliatisi anch’essi in quel periodo.

Infine c’è l’alunno “più di questo, poverino, non può fare”. Trattasi, in questo caso, dell’alunno sconnesso, frammentato, scomposto e sincopato come un quadro di Picasso, atonale come la dodecafonia di Schönberg. Bisognerebbe staccargli la spina, resettarlo e riavviare il sistema. Di solito viene promosso all’unanimità per umanità.

Un’ultima considerazione va fatta sulla differenza comportamentale ed esistenziale che si può notare tra l’alunno menefreghista per tempra caratteriale e l’alunno studioso per coscienziosa scelta ideologica. Il primo è sempre allegro, vivace, gioioso. Va trotterellando leggero e gaio per i corridoi della scuola con il sorriso  perennemente stampato in faccia. E’ di quelli che l’acqua li bagna e il vento li asciuga. Il secondo è sempre triste, scuro, pesante, funereo, malinconico. Si trascina stancamente come se portasse sulle spalle il fardello delle migliaia di parole che ogni giorno deve farsi entrare in testa. Sembra quasi un vinto, uno sconfitto.

Ma non dovrebbe essere il contrario? Forse nel nostro sistema scolastico c’è qualcosa che non va!

Angela Mancuso è docente di lettere al Liceo Classico “Linares” di Licata.


Prossimo articolo ( attesissimo )  FENOMENOLOGIA DEGLI INSEGNANTI

 

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