Favara. Il “signore del Castello”

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La città ricorda, a dieci anni dalla scomparsa, Enzo Broccia. “Lui ed il Castello erano diventati una cosa sola”.

Enzo Broccia

20 settembre 2007 moriva Enzo Broccia, impiegato comunale di Favara, responsabile del Castello Chiaramonte di Favara fin dal primo giorno della sua riapertura al pubblico. Enzo non era un semplice impiegato di ruolo, ma aveva interpretato il “compito” affidato dagli amministratori a 360°. Lui ed il Castello erano diventati una cosa sola. Non c’era operatore culturale, dirigente scolastico, artista, letterato, semplice visitatore che non veniva colpito dal suo modo elegante di fare. Per tutti un sorriso e una fattiva collaborazione. Per questo motivo l’amministrazione comunale di Favara guidata dalla sindaca Anna Alba, mercoledì 20 settembre alle ore 17.30, svelerà una targa commemorativa dedicata ad Enzo Broccia. Alla cerimonia prenderanno parte, oltre alla moglie Gabriella Bruccoleri, apprezzata dirigente scolastico e la famiglia, anche operatori culturali ed ex amministratori che hanno vissuto momenti comuni con Enzo Broccia. Tra questi il nostro Giuseppe Piscopo, che dal 2002 al 2007 ha ricoperto a Favara la carica di Assessore comunale al turismo e ai Beni culturali e che con Enzo Broccia condivideva il suggestivo ufficio nella parte più alta del Castello Chiaramonte.  Ecco di seguito il suo ricordo.

Il “signore del Castello”

Lo chiamavo “Il signore del Castello”. Lo gestiva in maniera impeccabile, prevedendo tutto, curando i minimi particolari, puntando sul concetto del “bello ed elegante”. Enzo ci ha lasciato 10 anni fa. Ma ogni volta che varco il maestoso portone del Castello Chiaramonte di Favara il mio pensiero va a lui. E’ stato il mio collaboratore più vicino durante i cinque anni di assessorato comunale. La nostra cabina di regia era quella stanza “strategica” che controllava dall’alto il cortile e tutte le sale.

Una stanza che si raggiungeva da una ripida scala, che portava poi nel suggestivo terrazzo che domina i tetti del centro storico di Favara. In quella stanza, con Umberto, Carmelo, Rosaria, Filippo, Giovanni, Matteo e tutti gli splendidi impiegati del Castello, organizzammo oltre 700 eventi in 5 anni. Sagre, mostre, convegni, congressi, premi, rassegne, incontri con autori. Ospitammo il presidente della Corte Costituzionale Capotosti, la moglie del presidente francesce Mitterand, presidenti e assessori regionali, prefetti e generali, sindaci di città straniere gemellate, artisti e musicisti, magistrati e giuristi, scolari in visita d’istruzione e turisti. Per Enzo erano tutte “persone uguali”, da accogliere con lo stesso garbo, la stessa eleganza, lo stesso sorriso.

Lavoravamo anche 12 ore al giorno, dalla domenica al sabato. Mattina, sera e a volte anche a tarda notte. Mai un no. Nonostante gli impegni familiari con Gabriella, Marco e Giovanella. Le uniche pause i due-tre caffè presi a turno da zio Nello e da Oreste, una rapida lettura a “La Repubblica” che portava ogni giorno, una barzelletta per smorzare le tensioni degli impegni, uno sguardo veloce alle vicende sportive che vedeva impegnata la nostra Juve. Poi un bel giorno di primaverà ci lasciò, per non tornare più in ufficio. Sembrava un banale acciacco. Ed invece quel male terribile aveva già emesso la sua sentenza.

Mercoledì 20 settembre, a dieci anni dalla sua scomparsa, l’amministrazione comunale e la famiglia lo ricorderanno con una semplice ma suggestiva cerimonia. Alla quale io ed i miei amici Umberto Re e Totò Arancio, insieme ad altri, daremo il nostro modesto contributo per ricordare “Il signore del Castello”.

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