Favara, la scuola si fa teatro e racconta una delle pagine più tristi della storia moderna

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Gli studenti delle scuole della città mettono in scena la storia di Calogero Marrone, il “Perlasca di Favara” che salvò centinaia di ebrei dai campi di concentramento.

Si può “raccontare” la storia ed i suoi personaggi abbandonando lo schema freddo di una lezione frontale, accademica,  che con la solita e rituale sfilza di date e eventi spesso non trova le giuste attenzioni da parte degli studenti della scuola di oggi?

A Favara, nel giorno del settantaquattresimo anniversario della morte di Calogero Marrone, il “Perlasca di Favara”, è andata in scena (è il caso di dire) un’innovativa lezione di storia, grazie ad una felice intuizione del regista Franco Bruno che ha “selezionato” sul palco, durante un laboratorio settimanale iniziato prima di Natale, oltre 30 studenti degli istituti comprensivi “Falcone Borsellino”, “Bers.Urso”, “Brancati “ e “Guarino” e gli istituti superiori “King”, “Ambrosini” e “FermI”. Ed il risultato è stata la standing ovation che il teatro San Francesco ha tributato alla fine della rappresentazione, ma anche i continui momenti di emozione che hanno accomunato tutti gli spettatori, visibilmente presi dai momenti di drammatizzazione.

Ed allora la scuola si fa teatro ed il teatro racconta una delle pagine più tristi della storia moderna, quella legata agli anni della Shoah e dell’Olocausto nei tanti campi di concentramento del nord-est Europeo. Zone fredde e distanti solo geograficamente da noi, ma che ci “appartengono” se si considera che tanti nostri conterranei hanno trovata la morte nei lager.

Tra questi c’è Calogero Marrone, favarese, funzionario dell’ufficio di Stato Civile del comune di Varese, morto proprio il 15 febbraio del 1945 e reo di aver manomesso documenti d’indentità a centinaia di ebrei per salvarli dal deportamento.

Marrone per tanti anni è rimasto per Favara una figura non conosciuta, come spesso avviene a tanti figli-eroi della nostra terra. Negli ultimi 15 anni sia il Comune, che le scuole e varie associazioni hanno finalmente valorizzato l’eroica personalità di Marrone, nato il 12 maggio 1889 in una casa a due passi dalla Chiesa Madre, nella centrale via Vittorio Emanuele. Di quella casa oggi restano le pareti perimetrali ed un vuoto “urbanistico”. Ma Favara, con una serie di iniziative negli ultimi anni, ha cercato di colmare il “vuoto” della memoria. Uno dei meriti vanno sicuramente all’Istituto di ricerca e studi intitolato proprio a Calogero Marrone e alla sezione dell’Anpi di Favara che, negli ultimi anni, hanno preferito alle sterili cerimonie di facciata una azione didattica ed educativa diretta proprio alle giovani generazioni, per non far dimenticare loro quello che è successo durante uno dei periodi più neri della storia degli ultimi 80 anni.

Ed il laboratorio teatrale curato da un eccezionale Franco Bruno, collaborato da diversi docenti di ogni istituto scolastico di Favara, ha colto in pieno le finalità che l’Istituto Marrone e l’Anpi, rappresentanti da Sasà Manganella e Carmelo Castronovo, si erano fissati.

“Il laboratorio –ci dice Franco Bruno- ha avvicinato in una prima fase gli allievi alle diverse tecniche che stanno alla base della recitazione teatrale. Successivamente, ed è stato il momento più coinvolgente, ci siamo dedicati alla conoscenza della vita e della storia di Calogero Marrone. Abbiamo voluto evidenziare l’alto grado di altruismo, quello che poi lo ha portato alla morte, per aver salvato la vita di tanti cittadini ebrei”.

La rappresentazione è stata preceduta da altri due momenti emozionanti: la poesia scritta e recitata dall’attore Gaetano Schifano, nipote di Marrone, e la canzone “Il Perlasca di Favara” del cantautore Ezio Noto, accompagnato al piano dal maestro Graziano Mossuto.

In mattinata un altro momento commemorativo ha avuto luogo nella stele dedicata a Marrone in Piazza della Pace, dove è stata deposta una corona di fiori per ricordare il 74esimo anniversario di morte.

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