Favara: dal “silenzio” del Teatro San Francesco al fuoco incrociato di via Torino

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La città dice no alla recrudescenza del fenomeno malavitoso. 


Favara – Ore 17.58: al  Teatro San Francesco  un gruppo di almeno 500 persone composto da dirigente, docenti, alunni e famiglie dell’Istituto comprensivo “Falcone Borsellino” in piedi per osservare un minuto di silenzio a 25 anni esatti dalla strage di Capaci, durante un’articolata cerimonia che ha visto protagonisti i bambini  dell’infanzia ed i ragazzi di primaria e secondaria di primo grado della scuola diretta da Antonietta Morreale.

Favara – ore 22.20 circa: in Via Torino, arteria della centralissima via IV Novembre due  gruppi  armati si scontrano in un serrato conflitto a fuoco. A terra una pioggia di pallottole di e diverse scie di sangue. Solo per miracolo nessuna vittima freddata nel silenzio di una tarda serata, mentre nelle case gran parte dei favaresi era sintonizzata su Rai Uno per vedere l’interessante speciale dedicato a Giovanni Falcone e alle vittime di mafia.

Favara – ore  7.00: molti cittadini, sorseggiando il primo caffè della giornata, vengono raggiunti dalle notizie dei siti online e dei social che, quasi in tempo reale, avevano battuto prima della mezzanotte già le prime notizie di quanto accaduto tra la via dei Mille e la via Firenze.

Nelle scuole, nei negozi, per le strade, nei saloni da barba, nei bar la frase che senti pronunciare più diffusa è la seguente: “Perché questa escalation di violenza in una città che finalmente da alcuni anni fa parlare di se solo per fatti positivi”?

Favara si interroga e si domanda: può una scarica di kalashnikov  o gli ultimi fatti di cronaca nera annullare gli sforzi di una comunità laboriosa, imprenditoriale, culturale che, partendo dalla rigenerazione urbana di alcuni comparti del centro storico ha messo in movimento un paese intero? Può il rumore di una sirena annientare il silenzio composto di giovani alunni, genitori e prof  che ieri hanno ricordato Capaci, a pochi giorni dalla conclusione di una intensa settimana dedicata ai temi della legalità e che ha visto  in un unico fronte istituzioni politiche, sindacali, chiesa, associazioni, ordini professionali, gente comune?

Dopo aver letto pensieri di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Pino Puglisi, Peppino Impastato, Carlo Alberto Dalla Chiesa cosa penseranno gli studenti della scuola di via Olanda, ma anche quelli delle altre scuole della città, nel leggere domani a carattere cubitale sui principali giornali isolani i fatti di sangue successi nella notte?

Una miriade di perché, di domande, da parte di una popolazione che per “avanzare” dieci metri deve sudare tante camicie e poi si vede crollare sotto le scarpe il terreno per colpa di uno sparito gruppo che, per fatti collegati tra di essi o e per episodi diversi, “comunicano” premendo con una certa facilità il grilletto.

Ed allora noi auspichiamo che il “silenzio” del  Teatro San Francesco, che i  canti e i suoni degli alunni della “Falcone”, che i movimenti del corpo di alunni-ballerini devono fare più rumore dei colpi di arma da fuoco di via Torino, di corso Vittorio Veneto davanti un supermercato, dell’omicidio di contrada San Benedetto, dell’eco di violenza che è arrivato dalla lontana Liegi.

E’ questa la vera sfida di Favara. Ieri pomeriggio, oltre per il ricordo delle vittime “dell’attentatuni di Capaci”, il pubblico del teatro San Francesco si è emozionato per una brillante e cruda rappresentazione che gli alunni della V B di scuola primaria del plesso “Mons. Giudice”  hanno portato in scena.  Coordinati dalla docente Carmela Marrone gli alunni di via Roma hanno drammatizzato la poesia  di Ignazio Buttitta “Lamenti pi la morti di Turiddu Carnivali”. Momenti di forte emozione durante la scena dell’uccisione di Salvatore Carnevale (impersonato dal piccolo Marcello Di Pasquale), il socialista ucciso dalla mafia nel 1955 per difendere il pane dei poveri. Il silenzio del teatro si è fatto più “assordante” quando Lilly Morreale, nelle vesti della mamma di Turiddu Carnevale, informata dalle popolane dell’omicidio del figlio è accorsa sul corpo ancora sanguinante, piangendo la giovane vittima di mafia e lanciando una pesante denuncia sociale. Il tutto con il sottofondo straziante di una musica, molto familiare ai favaresi, suonata il Venerdì Santo durante la “Spartenza” tra l’Addolorata e l’urna con il Cristo morto.

Ecco, è questa l’immagine della Favara giovane, impegnata, che sceglie un “pezzo” forte, di lotta per i diritti dei lavoratori, di lotta alla mafia, di difesa della libertà e della legalità, che vogliamo evidenziare per dire a voce alta che Favara non ci sta a ritornare negli anni cupi della criminalità organizzata o della faida mafiosa. Ci piace esaltare i cortili in festa del centro storico, la Farm invasa da turisti, intellettuali e scrittori, il Castello luogo di elaborazione di idee progettuali da parte dell’Ordine nazionale degli architetti. Ci piace esaltare il lavoro della Pro Loco castello che con le scuole della periferia bonifica il Bevaio Saraceno e quello di Burgilimone. Ci piace vedere girare tra le viuzze ed i monumenti il colorato il  trenino turistico pieno di bambini festanti e di turisti, il Museo della Mandorla che espone gli Agnelli Pasquali, le tele colorate dell’Accademia di Arte e cultura esposte in piazze e viuzze, i b & b e i locali che animano la movida notturna.

La recrudescenza della malavita, se non va condannata e denunciata a voce alta da chi amministra il Palazzo e dai cittadini “normali” anche con azioni eclatanti e manifestazioni di piazza, rischia di “macchiare” un’immagine della città ultimamente dalle tinte forti e colorate.

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