Fabio Fabiano, quando un apprezzato scrittore viene coinvolto in una folle intervista

da | 31 Gen 22

Imminente l’uscita del suo nuovo libro, “Lussuria Mortale”, un giallo per i tipi di Monetti Editore. Fabiano ne parla su Whatsapp con Raimondo Moncada

Lussuria mortale. È un titolo che mi ha molto colpito così come la copertina del libro, con una donna a letto in atteggiamenti audaci. Lussuria mortale, scritto da Fabio Fabiano, è un giallo della cui esistenza vengo a sapere dall’intervista al suo autore concessa a Denise Inguanta e pubblicata nel suo blog Lettera D. Conosco l’autore, siamo amici di vecchissima data, abbiamo anche scritto a quattro mani un audiolibro; tra telefonate e messaggi, mi contatta quasi ogni due massimo tre giorni essendo geograficamente distanti. Pur tenendoci in contatto (“Come stai?” “Chi si dici?” “Novità?” “Raccontami qualcosa di bello…”), non mi ha mai anticipato questa piacevole sorpresa. Lo chiamo allora al telefono per complimentarmi e per chiedergli della sua nuova creatura, di imminente uscita per i tipi di Monetti Editore. Ma non mi basta. Lo ricontatto su Whatsapp rivolgendogli a bruciapelo una domanda, per avviare un’intervista seria, professionale, al modo nostro, da pubblicare io stesso sul mio blog perché lo merita, come scrittore, come poliziotto, come presidente di un’associazione (“Emanuela Loi”) con cui da anni promuove attività contro la mafia e per la legalità. Di seguito il resoconto di una serata su Whatsapp, una di quelle serate in cui hai proprio voglia di leggerezza, di babbiare, di prendere tutto con ironia, di pensare ad altro, di pensare alle cose belle.

Caro Fabio, facciamo finta che non ci conosciamo. Mi permetti di darti del Lei così manteniamo le distanze?

A cu ha fari arridiri? U sannu tutti ca semu cumpari ahahah”.

Stai attento che quello che scrivi sarà pubblicato e potrà essere usato contro di te… Sei già dentro l’intervista. Ripeto: SEI GIÀ DENTRO L’INTERVISTA. Ti posso dare del lei?

“Anche del voi, come si usava nell’era fascista. O del vossia”.

Ok. Caro Fabiano, ho letto che vossia ha in pubblicazione questo nuovo libro. Dalla copertina e dal suo titolo sembra essersi spinto nel sesso sfrenato…

“Come sempre succede nei gialli la storia è solo un pretesto per far riflettere su altri temi molto importanti e non voglio sminuire comunque quello del sesso. In pratica non è il sesso sfrenato di per sé ma la lussuria il vero problema. Ricordo a vossia (per ricambiare) che la lussuria è uno dei sette peccati capitali”.

Grazie per avere stimolato la mia memoria con questi richiami capitali. Chi è il protagonista di questo nuovo giallo?

“Chi non c’è mai stato lungo il corso della storia, ovvero uno scomparso. È forse uno dei pochi casi di protagonisti del romanzo di fatto assenti”.

Da quanto ho capito, il libro fa parte di una serie con elemento centrale un detective … lui sono sicuro presente, altrimenti si avrebbe un romanzo con tutti i protagonisti assenti.

“I detective sono quelli americani, e io non scrivo di ciò che non conosco. Si tratta di un Ispettore di polizia che lavora in squadra con altri elementi tra i quali il coprotagonista Ombra. Un poliziotto tutte rime e schiaffoni che ricorda molto il personaggio cinematografico Er Monnezza interpretato da Tomas Milian”.

E come si chiama? Rocco Siffredi?

“No, Siffredi probabilmente è il suo eroe preferito l’uomo dei suoi sogni. Il mio eroe è l’Ispettore Di Falco”.

Complimenti. Per scrivere questa nuova storia vossia si è ispirato a un film spinto, vastaso come diciamo noi in siciliano, o a che cosa?

“Diciamo che la storia va oltre ogni inimmaginabile film spinto, molto di più. In realtà mi sono ispirato a casi veri e come succede la realtà è sempre molto più drammatica e spinta di un qualsiasi film spinto. Spero che vossia spinga, ad ogni modo, i lettori ad acquistare questo libro”.

Gna certo! Questa intervista pubblicata su un giornale letto in tutto il mondo serve per solleticare la curiosità e spingere all’acquisto del libro così da vivere la storia immedesimandosi nei personaggi. Come il sangue e i soldi, il sesso tira! tira! Non è così?

“Sono le tre parole che iniziano per esse che accendono il nostro cervello e aumentano la nostra attenzione. Sono esperimenti accertati dagli psicologici. In via generale se inseriamo queste tre componenti la nostra attenzione aumenta o quantomeno non cala”.

Vossia è un apprezzato ispettore della Polizia di Stato. Quanto la quotidianità del suo lavoro l’aiuta a creare delle storie e quanto invece l’aiutano la sua fantasia e le sue letture?

“Diciamo che è un mix di tutto che viene rielaboro nella mia black box, la scatola nera della mia mente. Si tratta di un processo dove abbiamo tanti input all’interno della black box che poi finisce per rilasciare un output che sono le storie narrate nei miei romanzi. Non posso dire in quale percentuale c’è più verità o meno fantasia. La nuova storia che esce fuori dalla mia mente è completamente rielaborata, nuova e originale rispetto agli input iniziali”.

Vossia, continua a scrivere e a sperimentare nuovi linguaggi e in nuovi canali. Sto parlando degli audiolibri e dei podcast. In attesa della pubblicazione della Lussuria Mortale, vossia continua ad alimentare di episodi le storie in podcast della Mafia americana, di cui è autore e voce, che tanto riscontro sta avendo. Ci dà qualche numero? Ci spiega il successo? In quale area si concentrano i suoi ascoltatori?

“Intanto vi ringrazio  per questa domanda che mi dà l’occasione di parlare di questo nuovo mezzo che è il podcast. Uno strumento giovanissimo che proviene dalle radio fm, di cui io lei voi e vossia, siamo stati diretti protagonisti per tanti anni con programmi musicali e di varietà. Il podcast è la possibilità di far navigare sul web i suoni, le parole parlate, la voce. Scoperto questo nuovo mezzo me ne sono innamorato come fanno sempre di più gli italiani col passare del tempo. Uno strumento che ti permette di guidare e ascoltare, lavorare e sentire, sicuramente meno impegnativo della lettura che ti assorbe completante e non ti permette di fare altro. In questo nuovo mezzo di comunicazione ho concentrato le mie conoscenze sulla storia della mafia americana per diffonderle al grande pubblico italiano e poi per espandere gli ascoltatori ho chiesto alla sua vostra amica Grace Carlisi di tradurre in inglese e leggere i podcast che io ho realizzato in italiano. Lei vocssia voi capisce quanto sia importante questa operazione e come i numeri di coloro che ci seguono, i followers, siano aumentati esponenzialmente. Ma non mi sono fermato solo alla saggistica e la storia con podcast che riguardano la storia di importanti personaggi siciliani, le vittime innocenti di mafia, ed episodi di real crime, ma ho collaborato con lei voi vossia nella stesura del celebre podcast delle divertentissime storie di Joe Pod che consiglio a tutti di ascoltare sulle più importanti piattaforme di podcast tra le quali cito Spotify, ITunes o Amazon”.

A vossia piace scrivere in solitaria ma, come ha appena accennato, aprirsi anche alle collaborazioni come quella con Raimondo Moncada (persona che conosco intimamente). V chiedo allora: nella creazione narrativa è meglio essere soli o male accompagnati?

“Io adoro le collaborazioni, dipendesse da me scriverei sempre in coppia. Decisamente è meglio essere male accompagnati. Aggiungo che oggi grazie alla tecnologia si riesce a scrivere sullo stesso figlio elettronico contemporaneamente da posti diversi. Reputo che questo sia magico. Ciò che esce fuori non è più né dello scrittore A né dello scrittore B: è qualcosa di unico e nuovo e molto più ricco”.

Un’ultima domanda: cosa vuol fare da grande vossia? Cosa vede nel suo futuro? Cosa si augura?

“Peccato che sia l’ultima, vossia è un tiranno, Detto questo da grande vorrei fare il poliziotto, non mi piace fare l’astronauta e neanche il pompiere. Sinceramente mi piacerebbe vedere l’Ispettore Di Falco e Ombra protagonisti di una serie televisiva con tante stagioni. Se lo meritano, sono bravi ragazzi, lavorano duro e ci sanno fare e poi mi farebbero fare un sacco di risate”.

Chiuda questa intervista wazzappata con quello che le viene in mente, anche con un semplice Ciao ciao.

“Non mi ha chiesto delle nuove avventure in podcast o su supporto cartaceo di Joe Pod. Penso che per la prima volta nella storia di una intervista invece dell’intervistato a rispondere debba essere l’intervistatore per cui vossia ci deve una risposta. Ciao ciao”.

Raimondo Moncada con Fabio Fabiano

Mi ha incastrato! Mi ha rivoltato contro l’intervista. Ma le prometto che dopo un attuale e non rinviabile impegno, che mi sta assorbendo ogni energia, ogni giornata, riprenderemo senza alcun altro pesante pensiero da dove abbiamo interrotto con Joe Pod e con altro. Ciao ciao.

“Non dimentichi che le domande sono abituato a farle io”.

È vero. Ma anche io. Lei da poliziotto-scrittore e io da giornalista a cui piace scrivere anche per vivere.

“Speriamo che al più presto legga anche oltre che scrivere”.

Tanti in bocca al lupo e tantissimi lettori per la sua attesissima Lussuria. Io ho già prenotato la mia copia e già all’idea di leggerla mi si è acceso il cervello … Ciao ciao

“Ciao ciao”

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