“Ero il ragazzo della fisarmonica”

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Incontriamo Domenico Mannella, uno tra i più apprezzati musicisti siciliani: “Devo tutto alla passione di mio padre… Il Maestro Ciccio Macaluso? Per cinque anni nella sua falegnameria sono stato protagonista di un’avventura straordinaria, unica e ormai leggendaria… Nella formazione della cultura musicale a Racalmuto, credo che la scuola abbia dato e continua a dare un grande contributo, in linea con l’antica tradizione del paese…”.

Il maestro Mannella alla fisarmonica

La musica è la sua vita. E in effetti c’è sempre, quasi da sottofondo, nel racconto fatto di flash sottratti ai ricordi. Luoghi e persone fanno da sfondo alla partitura di una carriera fatta di note, suoni e affetti.

Le sue prime note e i suoi sogni partono da una falegnameria di Racalmuto, tra martelli, pialle e scalpelli. Il maestro era un falegname che aveva la musica nel cuore.

E lui, Domenico Mannella, grazie alla passione di suo padre per la musica, conosce questo “maestro” che in qualche modo gli ha cambiato la vita.

Siamo alla fine degli anni Cinquanta. L’atmosfera è quella delle Parrocchie di Regalpetra. E a due passi da una di quelle “parrocchie”, nel quartiere della chiesa di San Giuliano, il piccolo Domenico inizia a muovere i primi passi da musicista: “Si, devo tutto alla passione di mio padre che in qualche modo viene a sapere che a Racalmuto c’era un falegname che dava lezioni di musica e per giunta gratuite – racconta il professor Mannella – Sono figlio della cultura contadina e mineraria, mio padre era uno zolfataro che si era trasferito a Racalmuto per il lavoro in miniera. Mi accompagnerà lui la prima volta da quel maestro che tutti chiamavamo lu zi Cicciu Macaluso”.

Alle elementari di Racalmuto

Com’era?

Era un gran simpaticone, ricco di battute. Faceva le lezioni nel pomeriggio, nella sua falegnameria. Il suono di quelle fisarmoniche era una attrazione per tutto il quartiere di San Giuliano. Ed io per cinque anni sono stato lì, protagonista di un’avventura straordinaria, unica e ormai leggendaria. Da piccolo avevo anche conquistato una piccola popolarità. Alle elementari mi conoscevano tutti, ero il ragazzo della fisarmonica. E i maestri, come Eugenio Messana, Alfonso Farrauto o Totò Restivo, valorizzavano le passioni degli alunni. Un giorno addirittura arrivò persino la Rai”.

La Rai negli anni Sessanta a Racalmuto?

Si, Radio Rai Sicilia venne anche a Racalmuto a fare un servizio. A noi ragazzini di quarta e quinta elementare fecero preparare dei piccoli saggi che poi hanno trasmesso in radio. Suonai un brano con la fisarmonica che poi tutti ascoltarono dagli altoparlanti della piazzetta Crispi. Un’atmosfera d’altri tempi. La scuola di Macaluso ha avuto una grande importanza. L’attività si diffonde in tutto il paese, è riuscito a creare un’orchestra di ottanta fisarmonicisti. L’eco del successo arriva anche nei paesi vicini, venivano anche da Grotte, Montedoro. La sua fu anche una scuola che ha avuto una notevole funzione sociale e all’avanguardia per giunta, perché rispetto alla scuola elementare che aveva classi maschili e femminili, lui accoglieva tutti nella stessa stanza, accanto al banco da falegname. Far frequentare le proprie figlie una scuola di musica, fu in paese una grande novità”.

Erano gli anni del cambiamento, del resto…

Che Racalmuto colse in tutti gli aspetti! Dal punto di vista della musica e dello spettacolo, i primi impulsi arrivarono dalle trasmissioni in onda in televisione. Ce ne erano poche in paese, nei circoli, in qualche famiglia, in qualche bar. C’era il teatro, è vero, che poi chiuse proprio in quegli anni. Ma l’educazione musicale era ben salda, soprattutto quella operistica e concertistica, grazie anche alla banda municipale che a Racalmuto ha sempre svolto un importante lavoro per la diffusione della musica nel popolo. Con l’avvento della televisione arrivavano le novità anche in un paese del profondo sud. Guardando il festival di Sanremo, per esempio, scoprimmo la musica leggera, il rock. Tutto questo coincideva con la grande rivoluzione giovanile del ‘68”.

Il giovane Domenico Mannella alla tastiera

Era anche il periodo dei primi gruppi rock.

Iniziarono gli intrattenimenti nei matrimoni, che non erano quelli di oggi, i veglioni nei circoli. C’era un gruppo di anziani musicisti in paese. Ne creammo un altro che chiamammo semplicemente I Giovani. Eravamo io al pianoforte, Gregorio Casodino alla batteria, Calogero Collura alla chitarra, Lillo Restivo al sax. Poi diventammo per tutti I Jaguar. Che ricordi! L’impronta degli anni Settanta ce la sentivamo tutta, acconciature e moda compresi”.

In quegli anni anche la fama de tenori racalmutesi, tra questi, Luigi Infantino e Salvatore Puma, era in auge…

Si sentiva parlare di loro, sapevamo di Infantino, di Puma. Ma non si vedevano mai a Racalmuto. Li ho conosciuti, per fortuna. Una volta Infantino l’ho incontrato al vecchio bar Taibi. In quei giorni si esibiva al teatro Massimo di Palermo e tornò al suo paese. Studia contrabbasso, mi disse, se vuoi fare subito carriera. Non m’interessava, amavo il pianoforte e basta. Ma continuai a seguire i successi sia di Infantino che di Salvatore Puma. Anni dopo, da docente di musica a Racalmuto, inserii le loro figure nel mio programma”.

A scuola, docente per quarant’anni

Ecco, appunto, l’insegnamento. Dal prossimo mese di settembre sarà in pensione. Come mai ha deciso di dedicarsi alla scuola?

Dopo aver conseguito il diploma di Pianoforte, Musica corale e Direzione di coro al Conservatorio di Palermo, gli studi di Strumentazione, Composizione e Musica jazz a Roma, improvvisamente arriva l’occasione. Siamo nel 1977. Partecipo al concorso e vinco la cattedra alla scuola media di Racalmuto, a due passi da casa mia. Un’occasione cosi quando mi ricapitava? E poi mi ricordai delle mie radici semplici e del fatto che ero cresciuto in una famiglia che ha avuto sempre gran rispetto del lavoro. Non potevo dire di no. Inizio nell’anno scolastico 1979-80. Un’ora a settimana per la Musica ed era tra l’altro facoltativa. Non esisteva nulla, non c’erano mezzi. Ma subito il vento è cambiato. La materia è diventata obbligatoria per tutti. Mi piaceva insegnare, non è stato un peso. Ho soddisfatto le mie esigenze musicali a Racalmuto, dove la passione era nata. E a scuola, in quarant’anni di insegnamento, ho cercato di valorizzare tutto quello che offre il territorio. A scuola ho formato i cori di voci bianche e l’orchestra di flauti dolci. Tutti sapevano leggere la musica. Nella formazione della cultura musicale a Racalmuto, credo che la scuola ha dato e continua a dare un grande contributo, in linea con l’antica tradizione racalmutese. La maggior parte dei racalmutesi ama la musica e questo è alla base di tutto”.

Nel frattempo ci sono state anche occasioni importanti come l’impegno per l’Istituto Musicale “Toscanini” di Ribera come docente di Teoria e Solfeggio e direttore dal 1998 al 2000, l’esperienza nei conservatori e poi il suo coinvolgimento nel coro “Terzo Millennio”.

Ribera è una grande istituzione musicale della provincia di Agrigento che io, in realtà, avrei voluto a Racalmuto. Quella si che è stata un’occasione persa per il paese! Il ‘Terzo Millennio’ è un’esperienza unica se pensiamo che il coro è nato più di vent’anni fa ed è sempre stato, nonostante sia amatoriale, ad alti livelli”.

Una bella realtà di Racalmuto…

Il coro di Racalmuto ha fatto tanta strada. Vorrei ricordare soltanto alcune significative esperienze, dalla diretta via satellite Racalmuto-Hamilton, nel 1996, alla rappresentazione della Sagra del Signore della nave di Pirandello, con la regia di Silvio Di Benedetto. E ancora: l’animazione della messa a San Pietro celebrata da Giovanni Paolo II, in occasione del Giubileo, la partecipazione alla riapertura, nel 2003, del teatro Regina Margherita di Racalmuto e alla Recitazione della controversia liparitana di Sciascia per la regia di Giuseppe Dipasquale e, recentemente, alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’unità d’Italia e alle manifestazioni, nel 2016, del 60° anniversario della pubblicazione delle Parrocchie di Regalpetra di Sciascia, durante il Festival della lettura organizzato dal Comune di Racalmuto alla presenza, tra gli altri, di Moni Ovadia, Mario Incudine e Gaetano Savatteri. Pochi mesi fa il coro si è esibito in teatro in occasione della visita di Vittorio Sgarbi, in quel momento assessore regionale ai beni culturali, con un brano dedicato al lavoro nelle miniere di zolfo scritto da me e da Piero Carbone”.

Coro filarmonico “Terzo Millennio”

Lei ha scritto tanti brani…

La mia prima composizione è del 1988. È un inno alla Madonna del Monte con testo di Piero Carbone, scritto in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’incoronazione. Ho composto l’inno della scuola media di Racalmuto, su testo di Angelo Morreale, già preside della stessa scuola. Per coro a quattro voci, Fiori d’amore, ispirato dai versi dello storico di Racalmuto dell’800 Nicolò Tinebra Martorana, riscoperti da Angelo Campanella. E, l’ultimo in ordine di tempo, Deci, cientu citaleni, con Carbone, dedicato al duro lavoro nelle miniere. Brano che ha avuto un grande successo inaspettato, ripreso anche da altri cantanti in Sicilia. Ai monumenti di Racalmuto ho invece dedicato altre composizioni jazz. Un progetto rimasto però nel cassetto. Come vedi, tutto ruota sempre intorno a Racalmuto…”.

Quella lunga e nobile tradizione musicale, dunque, continua.

Senza alcun dubbio. Il popolo si arricchisce sempre di più di cultura musicale. A parte la presenza di scuole di canto, della banda, dell’indirizzo musicale nel nostro istituto comprensivo, dello stesso coro, s’intravedono a Racalmuto vicinanze ai vertici musicali. Penso, per esempio, nel campo lirico al giovane Lillo Bellomo, allievo al Santa Cecilia di Roma, o ai fratelli Macaluso, Salvatore e Rosamaria, pianisti. La più piccola è un fenomeno, l’ho anche avuta tra i miei allievi. I Macaluso sono pronipoti di quel maestro falegname dove tutto per me è iniziato”.

Tutto torna, professore…

Si, tutto torna…”.

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