Era nata su un piroscafo che solcava il mare di fronte a Palma di Montechiaro

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Donne e talenti. Storia di Marinella Bragaglia, attrice siciliana di grande fascino, “figlia e stella del teatro, del mare e del vento” 

Marinella Bragaglia

Erano i primi giorni di Novembre del 1882 e un piroscafo solcava le acque di fronte a Palma di Montechiaro. Su quella imbarcazione viaggiava una Compagnia teatrale di artisti tra cui Galeazzo Bragaglia e Giovannina Carrara.

La Compagnia era diretta in Grecia ma ad un certo punto Giovannina avvertì le prime doglie e la prua fu diretta verso Marina di Palma. Nacque una bimba a cui venne dato il nome di Marinella.

Non sappiamo se e quanti giorni la partoriente restò sulla terraferma probabilmente accampandosi con il marito presso uno dei tanti magazzini dismessi ma sappiamo con certezza che il 7 novembre del 1882, Galeazzo di anni 28 si presentò al segretario comunale, delegato del sindaco, Rosario La Marca per dichiarare la nascita della bambina il sei di novembre, alle ore 11 e minuti 16 affermando di essere domiciliato proprio a Palma di Montechiaro in via Uffizi.

Ovviamente era una dichiarazione che faceva sorgere molti dubbi, ma il segretario, che sapeva ben distinguere un forestiero da un paesano, non fece questioni e tenne conto dello jus loci secondo il quale, come previsto dall’allora vigente Codice civile, chiunque nasceva in mare o veniva abbandonato per strada, doveva essere registrato nello stesso indirizzo dove era ubicato l’ufficio dell’anagrafe comunale.

Per tutta la vita Marinella affermerà di non essere nata a mare ma nella città del Gattopardo. Lo studioso e scrittore Filippo Ferrara, nel suo libro su Marinella Bragaglia la definisce “figlia e stella del teatro, del mare e del vento”. Sin da bambina era al seguito della sua famiglia che si spostava da un luogo all’altro e già a cinque anni recitava. Crescendo, il suo successo in teatro era notevole e fu lanciata e supportata da Nino Martoglio che perfezionò la sua dizione e la sua recitazione.

Mirabile, come scrissero i critici dell’epoca, la sua interpretazione di Santuzza disonorata da Turiddu nella “Cavalleria Rusticana”. Anche Gabriele D’Annunzio rimase colpito dal suo fascino e la soprannominò “la piccola Duse”.

Quando Marinella entrava in scena, inevitabilmente tutti gli occhi erano puntati su di lei, il pubblico era rapito dalla sua innata eleganza e dalle sue aggraziate movenze. Recitò al teatro Argentina di Roma, al teatro Manzoni di Milano, al teatro Verdi di Genova e poi in tourneèe all’estero: in tante città spagnole, a Mosca, a San Pietroburgo, a Parigi. Si esibì anche a New York, Città del Messico, Buenos Aires, Rio de Janeiro…

Nel 1903, dopo una fuga d’amore, celebrò il matrimonio riparatore con Vittorio Marrazzi da cui ebbe dei figli tra cui Annita e Marina.

Marinella Bragaglia lottò sempre con dignità affinchè il suo lavoro di attrice venisse adeguatamente retribuito e lei stessa scrisse:” …io sono una povera figlia d’arte e l’unica mia risorsa consiste nel mio lavoro; e capirete, mi vogliono contendere anche questo ed io mi ribello perché non voglio ricorrere a protezioni di nessuno; il mio lavoro è il mio pane”.

Marinella intraprese pure la carriera cinematografica perché aveva capito che quello era il futuro. Ma quel futuro per lei fu molto breve, infatti, il 19 luglio del 1918, mentre si trovava sul piroscafo Adria per recarsi in Tunisia dove due giorni prima le avevano ucciso il marito, un siluro colpì l’imbarcazione su cui viaggiava e lei scomparve tra i flutti del mare vicino all’isola di Pantelleria.

Su un piroscafo era probabilmente venuta alla luce e su un altro calò l’ombra della sua morte. La notizia del suo decesso giunse a Palma di Montechiaro un mese dopo ma nessuno conosceva la sua storia e così fra l’indifferenza di tutti il suo nome fu trascritto nel registro dei morti. A Palermo le è stata intitolata una via.

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