Ecco perché la miseria ci fa orrore

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La miseria è il degrado umano e sociale che non vogliamo vedere, il trash che desideriamo interrare, il pozzo scuro dentro cui ciascuno di noi potrebbe precipitare. Per questo ci ripugna e ci fa orrore… Ma in compenso abbiamo ora una legge sulla sicurezza che trasforma la povertà in miseria e la miseria in crimine.

Alfonso Maurizio Iacono

Come ebbe a dire il grande architetto Mies van der Rohe, dio è nei dettagli. Eppure ve ne sono alcuni dove questo dio è assente. Vado quasi tutte le settimane a Firenze. Prendo il solito regionale e ritorno in giornata con il solito regionale. All’andata non ci sono problemi. Trovo posto abbastanza facilmente. Al ritorno il treno è affollato. Di solito, se arrivo alla stazione in orario, percorro il marciapiede in modo da poter salire su uno dei vagoni che stanno più vicini alla testa del treno. So per esperienza che più vai avanti, più hai possibilità di trovare posto a sedere. Ma a volte il treno è particolarmente affollato oppure arrivo alla stazione all’ultimo tuffo, quando l’altoparlante ha già annunciato la partenza al binario che si trova sul lato opposto a quello da cui entro nell’atrio. Di conseguenza salgo sul primo vagone e comincio a percorrere i corridoi centrali nella speranza di trovare una poltrona libera. Conosco un trucco semplice per individuare nella folla qualche posto libero. Guardo se vi sono uomini o donne di pelle nera. Lì è assai più probabile che la poltrona accanto a quella dove sta seduto un nero sia vuota e addirittura anche i sedili di fronte siano liberi. Chiedo permesso, mi siedo e prendo libro e matita per leggere, segnare e scrivere. Cinquanta minuti di viaggio, cinquanta minuti di lavoro guadagnato o di lettura rilassante. Avere accanto un nero o un bianco non cambia proprio niente. Eppure i bianchi non si siedono con i neri o almeno lo fanno solo quando non ne possono fare a meno.

Non siamo nell’Inghilterra dell’epoca in cui Gandhi fu fatto scendere dal treno perché aveva occupato un posto riservato agli inglesi e nemmeno negli U.S.A. degli anni ’50, dove ai neri erano preclusi treni, bus, bar, bagni dei bianchi, siamo nell’Italia del III millennio. Non ci sono sanzioni per i neri che viaggiano con i bianchi, né vagoni ad essi riservati. Eppure non ci si siede volentieri accanto. Parafrasando Charles Bukowski, verrebbe da dire una storia di ordinaria normalità. Un dettaglio che non fa notizia e non può farla. Non è infatti propriamente razzismo, ma ci segnala che è lì, pronto a scatenarsi al primo episodio che farà notizia. Quando arrivo a Firenze, percorro a piedi talvolta via Panzani, talaltra via Nazionale. Tra la folla di turisti, l’agglomerato delle bancarelle e la serie di vetrine dei negozi e dei bar-pizzerie-ristoranti, si aggirano i mendicanti, quasi tutti bianchi, quasi tutti italiani, quasi tutti anziani. Essi rappresentano il superamento del confine che separa la povertà dalla miseria.

Dicono che è stata abolita la povertà, ma solo per trasformarla in miseria. La povertà può implicare un modo di essere e di vivere dignitoso, morale, corretto, anche combattivo contro l’appropriazione indebita, la corruzione, lo spreco, la miseria è invece il degrado, la perdita di dignità, il bisogno di suscitare pietà, l’odio che si camuffa con il servilismo. A Firenze, come a New York, per le strade piene di gente, luccicanti di negozi che attraggono con il molto e il bello delle loro merci, care e a buon mercato, non vedi la povertà, vedi la miseria rappresentata da donne e da uomini che si aggirano tristemente e chiedono l’elemosina. Il capitalismo con la creazione della ricchezza di pochi non abolisce la povertà e produce la miseria di molti. La miseria è lo specchio scuro della nostra realtà. Essa è il degrado umano e sociale che non vogliamo vedere, il trash che desideriamo interrare, il pozzo scuro dentro cui ciascuno di noi potrebbe precipitare. Per questo ci ripugna e ci fa orrore. E’ un altro dettaglio dove un dio è assente. Ma in compenso abbiamo ora una legge sulla sicurezza che trasforma la povertà in miseria e la miseria in crimine. E questo non è un dettaglio.

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