Ecco perchè gli eretici mi fanno simpatia

da | 1 Apr 22

Storie. Don Paolo Miraglia, un prete siciliano a Piacenza

Carmelo Sciascia

Piacenza è stata spesso indicata come la città dalle cento chiese sottintendendo come numerosa fosse la presenza delle chiese e dei conventi. Storicamente nutrita è stata nel tempo la presenza delle caserme, Piacenza è stata ritenuta città strategica dal punto di vista militare essendo al centro della Pianura Padana e caposaldo difensivo al di qua del Po. Conseguentemente a tali presenze molte sono state le “maisons closes” introdotte da Napoleone ed in piena attività fino al 1958 (Legge Merlin).

Quello che a noi interessa è l’indiscutibile presenza della Chiesa in questa città: presenza monumentale, dottrinale e di potere. A testimonianza, ricordo un fotogramma storico: Giugno del 1988, in occasione della visita pastorale Papa Giovanni Paolo II affacciato al balcone del vescovado, circondato da quattro Cardinali, tutti e quattro piacentini, di cui uno era il segretario di Stato della Città del Vaticano, cardinale Agostino Casaroli. Se si pensa al secolo precedente, più precisamente al finire dell’Ottocento, la presenza ecclesiastica in città era ancora più numerosa, il clero era talmente radicato e ramificato che non si sarebbe potuto muover foglia senza il placet ecclesiastico.

In seno ad una comunità così religiosa non sorprende allora come in epoche passate ci siano stati degli atteggiamenti critici nei riguardi dell’ortodossia: eretici che hanno dato vita a veri e propri movimenti scismatici. Tralasciamo le antiche eresie a partire da Ugo Speroni e le sette medioevali per soffermarci al periodo dell’Italia post unitario. Torniamo indietro nel tempo di qualche secolo: Anno Domine 1895, troviamo a Roma papa Leone XIII, primo papa senza regno, a Piacenza occupa la cattedra vescovile Giovanni Battista Scalabrini. Quell’anno a Piacenza arriva, il giorno 5 del mese di Maggio, invitato dal piacentino avvocato Circenzio Bertucci, don Paolo Miraglia per predicare a San Savino per tutto il mese mariano.

Don Paolo Miraglia Gullotti, questo il suo nome completo, si trovava a Roma presso la Biblioteca Vaticana. Era stato chiamato da Isidoro Carini primo custode della Biblioteca apostolica vaticana. Il Carini, fautore della riconciliazione Stato-Chiesa, ebbe una parte importante nelle trattative segrete tra il Papa e Francesco Crispi. Il Carini Muore improvvisamente nel Gennaio del 1895, per un malore improvviso, si vociferò avvelenato, per le sue idee liberali.

Don Paolo Miraglia era nato in un piccolo paese del Regno delle due Sicilie: Ucria nei Monti Nebrodi in provincia di Messina, il 22 Marzo del 1857. Divenuto prete a 22 anni, lo troveremo diciott’anni dopo a Piacenza. Tralasciamo la giovinezza e veniamo al periodo che più ci interessa, il1895: anno del suo arrivo e della sua permanenza a Piacenza. Anche perché la vita e le attività del prete siciliano scorrono in parallelo per diversi anni con la vita e le attività del clero piacentino. Sostiene un giornale dell’epoca che “Per sua fortuna, egli è andato, un giorno, a Piacenza, cioè è capitato nel sito, forse unico in Italia, in cui la sua popolarità poteva sbocciare e, sopra tutto, mantenersi a lungo”. Si sosteneva quindi sibillinamente che solo a Piacenza il Miraglia avrebbe potuto trovare proseliti, il perché di preciso non saprei, anche se al riguardo molte ipotesi potrebbero essere formulate. Una tra queste mi sembra la più plausibile: il coinvolgimento di Piacenza nel clima politico dell’epoca, nella netta divisione tra liberali e conservatori che trasversalmente investiva, anche se non apertamente, la chiesa, come tutta la società dell’Italia postunitaria. Mi piace ricordare, parlando di un prete siciliano, le parole di un politico come Felice Cavallotti partigiano dei minatori del Sud come dei contadini del Nord: “solfatare della Sicilia, dove le creature umane si sottraggono al sole soltanto per maledirlo» e le «creature che maledicono la vita lungo i solchi della valle del Po».

Un prete siciliano è dovuto giungere per fortuite casualità fino a Piacenza per essere scomunicato, così come con percorso inverso un Nobile reo confesso era in epoche passate, per circostanze fortuite e casuali, finito in Sicilia per venire santificato. Paolo Miraglia è il prete siciliano, Corrado Confalonieri Il nobile piacentino. Banalmente, tutto potrebbe giustificarsi con un luogo comune, nella buona come nella cattiva sorte, nessuno è profeta in casa propria!

Mentre Mons. Scalabrini era dovuto andare a predicare a Clermont, noti i legami con Piacenza in seguito alla Prima Crociata bandita da Urbano II nel 1095, Ottocento anni dopo, precisamente nel mese di Maggio del 1895 padre Miraglia, giunto a Piacenza, predicava in San Savino.

Don Paolo dopo le prediche del mese mariano nella chiesa di San Savino, a Giugno avrebbe dovuto continuare a predicare nella centralissima chiesa di San Francesco, ma gli venne vietato. Le sue prediche avevano mostrato una profonda simpatia per Girolamo Savonarola e… per la nuova Italia! Vigeva ancora la formula del non expedit, il divieto ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni ed alla vita politica dello Stato italiano, divieto che sarebbe caduto solo nel 1919 con il Partito Popolare di Don Sturzo (ancora un altro siciliano!).

Le accuse di padre Miraglia al clero piacentino non dovevano essere propriamente amichevoli se un prete della stessa Diocesi anziché confutare le tesi del Miraglia con argomentazioni teologiche sostenne in un pubblico volantino che sarebbe stato opportuno usargli violenza: come avrebbe fatto il popolo siciliano se questi avesse predicato in Sicilia.

Quanto sostenuto in questo volantino dal canonico Rossi, il prete animato dal furore dell’ortodossia, non è stato un modo isolato di rancore e di odio verso il presule siciliano tant’è che il volantino ricevette il plauso di altri dodici preti, plauso che si manifestò con la pubblicazione di una lettera sul giornale diocesano L’Amico del Popolo.

Miraglia, che ha denunciato don Rossi e gli altri preti a lui solidali, viene invitato da Scalabrini a ritirare la querela o in alternativa di presentarla al competente tribunale ecclesiastico, per tutta risposta don Paolo dà alle stampe il primo numero del giornale Gerolamo Savonarola redatto da Giovanni Bianchi che ne è anche proprietario. Il Bianchi fu convinto unitario, democratico consapevole delle giuste esigenze delle classi lavoratrici, auspicava infatti un’alleanza fra cattolicesimo e democrazia. Quindi chi ha appoggiato le iniziative del prete siciliano fu parte della cittadinanza colta, cattolica e progressista, personalità di spicco quindi dalle idee liberali e risorgimentali. La denuncia ed il processo della giustizia civile si conclude con la condanna di don Rossi, grazie anche alla testimonianza di altri preti favorevoli a Miraglia come don Marzolini e don Mizzi.

La questione investe il soglio pontificio, diverse lettere giungono a Papa Leone XIII sia dal vescovo Scalabrini che dal contestatore Miraglia.

La bilancia penderà, ça va sans dire, in favore della Diocesi. Interverrà infatti il Sant’Uffizio che emanerà un Monitorio pubblico contro il Miraglia: sarebbe stato scomunicato se non avesse chiesto perdono al vescovo, Il 15 Aprile del 1896 padre Paolo Miraglia è ufficialmente un eretico per suoi “scandali incredibili, audaci e ostinati che a lungo turbarono la diocesi cattolica romana di Piacenza-Bobbio”.

Riepilogando: padre Paolo Miraglia, sacerdote della diocesi cattolica romana di Patti, era stato censurato dall’arcivescovo di Palermo, sospeso dal vescovo di Nicosia, sospeso a divinis dal Sant’Uffizio ed infine scomunicato!

Ancora una volta il Sant’Uffizio, che aveva a suo tempo condannato Gerolamo Savonarola, l’eretico fiorentino indicato dal Miraglia come esempio da seguire per rifondare la chiesa, torna protagonista della storia con i suoi anatemi. Nel 1497 Savonarola era stato scomunicato, impiccato e bruciato al rogo come eretico e scismatico. Nel 1997 è stata avviata una causa per la sua beatificazione: è considerato oggi, un servo di Dio.

Conosciuto fin da ragazzo, ho convissuto con un personaggio storico del mio paese: Fra Diego La Matina da Racalmuto, condannato per eresia, bruciato al rogo a Palermo nel 1658 per avere ucciso il suo inquisitore Juan Lopez de Cisneros. Sarà per l’ammirazione verso questo frate di “tenace concetto” (così Leonardo Sciascia nel libro In morte dell’inquisitore), che ho sempre guardato con simpatia qualsiasi eretico e trovato interessante qualsiasi eresia. In fondo l’eretico è chi non accetta dogmi, critica verità rivelate come assolute, è chi cerca e ricerca continuamente la verità, chi si interroga e dubita di qualsiasi ortodossia, ortodossia che spesso impedisce e reprime la comune libertà di pensiero.

Al di là di qualsiasi dibattito teologico che qui non interessa, riporteremo solo alcuni dati oggettivi, storicamente certi. Cercando di capire come ogni scisma ha in fondo un risvolto sociale e risponde spesso a precise scelte politiche. Don Paolo Miraglia, proseguendo in piena autonomia il suo cammino di fede aveva aperto a Piacenza un oratorio: l’Oratorio di San Paolo. I locali erano stati messi a disposizione della famiglia Abbate proprietaria di un palazzo dalle parti di via Roma. Gli arredi erano stati forniti dalla nipote di Giuseppe Mazzini. Questo spiega molto sulle simpatie politiche del prete siciliano. Miraglia non era un isolato predicatore ma aveva rapporti con liberali e protestanti in Italia e fuori i confini nazionali, il patriota Ferdinando Bracciforti, che rappresentava il protestantesimo liberale milanese ne era un esempio. L’Oratorio sancirà la nascita di una nuova chiesa, il movimento nato dallo scisma piacentino prenderà il nome di Chiesa Italiana Internazionale, ed avrà più di settecento adepti.

Il 6 Maggio 1900 don Paolo Miraglia viene nominato vescovo, consacrato da Joseph René Vilatte, venuto appositamente dalla Francia quale rappresentante della Chiesa Orientale Siriana di Antochia.

Su alcuni giornali locali (Libertà, il Progresso), che vanno dal 1895 al 1900 vengono riportati numerosi fatti di cronaca che vedono coinvolto il nostro Miraglia: da uno schiaffo di una sua giovane seguace, certa Irene Costali al prete di San Paolo don Luigi Villa, all’aggressione subita da parte di Angelo Rancati, cocchiere del conte Giovanni Arcelli, al farsesco tentato omicidio ad opera del conte Marco Arcelli, figlio dello stesso conte Giovanni. Il motivo è stato spiegato in una lettera della diciassettenne contessina Ida Arcelli al Procuratore del Re, per questione d’onore, si disse.

Mentre la stampa locale si occupa di fatti di cronaca spicciola, la stampa nazionale ed internazionale pone l’accento sulla trasformazione della lotta di padre Miraglia che non è più religiosa ma civica e sui suoi rapporti con le altre chiese, parteciperà infatti al Congresso Internazionale Vecchio Cattolico dell’Unione di Utrecht a Vienna. Di ritorno da questo Congresso il movimento scismatico prese la denominazione di Chiesa Autonoma Italo-internazionale. Diciamo che la denominazione della chiesa scismatica di padre Miraglia ha avuto diverse denominazioni dal 1901 al 1910: da Oratorio di San Paolo a Chiesa italo-internazionale, da Chiesa Autonoma italo-internazionale a Chiesa Cattolico-indipendente d’Italia e fra gli italiani all’estero. Da settecento, lo scisma di Miraglia a Piacenza, potrà contare negli anni di maggior seguito, su una popolazione cittadina di circa quarantacinquemila abitanti, a più di duemila adepti.

In seguito a diverse disavventure giudiziarie il Nostro sarà costretto a lasciare Piacenza per andare in Svizzera, in Inghilterra, in Francia ed infine in America.  Negli Stati Uniti si è trovato ad operare presso le comunità di emigranti italiani, prima a New York e poi a Chicago. Morirà il 25 Luglio del 1918 a sessantun anni in un ospedale pubblico, l’Oak Forest Hospital della Contea di Cook, di miocardite. Si sa come i fatti storici vengono interpretati in modo differente a seconda delle personali convinzioni, risulta comunque curioso leggere in una pubblicazione del 2011 – Edizioni San Paolo – che Miraglia sia morto nel 1945, ultranovantenne!

A fine anni Novanta personalmente durante un mio soggiorno in Canadà ho potuto constatare come la presenza dei missionari scalabriniani sia ancora ben presente e radicata presso le comunità italiane emigrate in America.

Il vescovo Scalabrini inizia la propria opera di evangelizzazione con i Missionari per gli italiani emigrati nelle Americhe, poi divenuti i Missionari di San Carlo, ed è curioso come lo scomunicato e scismatico don Miraglia si sia trovato a New York, dove nel 2010 pubblica “Vera Scienza e vera religione”, perché proprio a New York vi era stata già madre Cabrini in missione per volontà di Scalabrini e dove forte era e sarà la presenza del vescovo piacentino: la vita come percorso divergente di  “convergenze parallele”!

“I suoi convincimenti liberali, la sua critica sferzante all’ignoranza e alla povertà morale del clero, la denunzia delle condizioni di abbandono in cui versava il popolo sotto il profilo pastorale, unitamente alla sua indole idealista e passionale, lo posero spesso in attrito con i confratelli e con la gerarchia costringendolo a cambiare più volte sede”.  Così in un suo intervento Marcello Grifò della Pontificia Facoltà di Sicilia “S. Giovanni Evangelista” descrive don Paolo Miraglia, intervento dove si esamina con preciso riferimento bibliografico il rapporto del nostro eretico con i movimenti protestanti d’Europa, con le chiese evangeliche e con il Veterocattolicesimo: una pagina poco nota del Cattolicesimo Nazionale Italiano.

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