Ecco come la pandemia ci ha avvicinati

da | 13 Gen 22

Da Hamilton una riflessione di Charles Criminisi sul tempo che stiamo vivendo. “Anche se qui siamo persone provenienti da Paesi diversi, dopotutto tanto diversi non siamo”

Hamilton, una insolita immagine della statua di Sciascia al tempo del Covid

Sono nato in Canada da genitori Racalmutesi. Questo fatto ha costituito un punto di vista unico da cui considerare il mio luogo di nascita e quello dei miei genitori.

Ho visto il Canada attraverso occhi che avevano il colore della mia infanzia le cui radici affondano profondamente nelle tradizioni, nella lingua, nelle abitudini, nel DNA siciliano. Un luogo diverso da quello in cui erano nati i miei genitori e da come loro me l’avevano descritto man mano che crescevo. Il luogo che il loro racconto dipingeva davanti ai miei occhi mi appariva al tempo stesso antico ed esotico. Per quasi 60 dei miei 62 anni, ho pensato alla Sicilia ed al resto del’Italia come ad un luogo molto diverso dal Canada. Mi appariva e lo percepivo come un posto pieno di colori, odori e sapori più intensi, e chiaramente con una storia millenaria ed una cultura profonda e varia. Gli Italiani mi apparivano molto diversi…parlavano come i poeti, si appassionavano, amavano stare con gli amici e soprattutto con la famiglia, si vestivano con maggiore eleganza, ed erano più cinici e con minore fiducia nelle figure che rappresentavano l’autorità, come il governo.

Poi, è arrivato il COVID. Fin dalla sua comparsa alla fine del 2019 e nei primi mesi del 2020, il mio punto di vista sul mondo è cambiato in maniera significativa. Sono giunto alla conclusione che forse noi, anche se siamo persone provenienti da paesi diversi, dopotutto tanto diversi non siamo.

Prima della pandemia, avrei guardato il notiziario della CBC Canadese e della RAI italiana ed avrei visto due paesi e due popoli alle prese con problemi e culture diverse.

Negli ultimi anni, passando da un canale all’altro, vedo virtualmente le stesse cose: conta dei casi, vaccini obbligatori, no-vax, pressione sul sistema ospedaliero, una moltitudine di gente che indossa le mascherine, paura, incertezza ed ansia. Quando parlo con altri Italiani, le nostre conversazioni iniziano sempre dal confronto sulla situazione del Covid, i casi, le restrizioni. E’ come se vivessimo nella stessa città e parlassimo del tempo, dei risultati dell’ultimo evento sportivo, o dello stesso programma che abbiamo visto in televisione.

Charles Criminisi

Quando lo scorso settembre sono stato a Racalmuto per l’apertura di Casa Sciascia, tutti quelli che abbiamo incontrato parlavano esattamente degli stessi argomenti, problemi e tribolazione che affliggono anche i Canadesi. Non c’era nessuna differenza!

Tutto ciò costituisce per me un fenomeno nuovo. Non ero ancora nato durante l’ultima guerra, per cui Immagino che la seconda guerra mondiale sia stato l’ultimo avvenimento che potremmo paragonare a ciò che stiamo vivendo adesso. Ma, riflettendo meglio su questa cosa, mi sono reso conto che la guerra ha coinvolto solo un numero limitato di paesi ed anche all’interno di quei paesi , non tutte le persone ne sono state toccate. Solo una parte della popolazione ha veramente sofferto per l’impatto della guerra e subito danni collaterali.

Con il COVID ogni singolo individuo viene colpito in genere nello stesso identico modo: paura, ansia, incertezza ci colpiscono aldilà della nostra situazione economica, della razza etc…ogni giorno proviamo identiche emozioni e ci troviamo di fronte agli stessi problemi. Per la prima volta nella vita capisco che tutti i cittadini del mondo si trovano nella stessa condizione.

E allora, cosa possiamo trarre da questo fenomeno? Quali lezioni per l’umanità tutta? Come dobbiamo guardare al futuro?

Io sono un ottimista di natura, perciò, quando considero tali quesiti, mi vengono solo risposte ottimiste. Dal mio punto di vista quest’esperienza  condivisa che stiamo vivendo da due anni e che non sappiamo quanto durerà , ci fornisce l’opportunità di guardarci non come bianchi o neri, Americani o Italiani, ricchi o poveri, ma come esseri umani che hanno bisogno gli uni degli altri, che devono poter contare gli uni sugli altri per la propria sicurezza ed il proprio benessere. Se non altro abbiamo compreso come ciò che facciamo oggi nel nostro quotidiano abbia un impatto su coloro che stanno vicino a noi, ma anche su chi è lontano. Verrà un giorno in cui ci lasceremo il COVID alle spalle. Avremo la tentazione di ritornare alle care vecchie abitudini. Non facciamoci tentare! Proviamo a ricordarci di questi ultimi due anni e di come questa esperienza in comune ci abbia avvicinati, più di quanto lo siamo mai stati.

So che la prossima volta che verrò in Italia guarderò la gente con occhi diversi, ma non li vedrò diversi, come facevo prima. Certo Canadesi ed Italiani avranno ancora opinioni politiche opposte, si vestiranno in maniera diversa, ma la loro umanità sarà identica e tutti conserveremo il ricordo di un’esperienza condivisa a cui attingere mentre andiamo avanti. Non vedo l’ora che arrivi quel giorno.

Traduzione: Adele Maria Troisi

How the pandemic has brought us closer via our shared experience

I was born in Canada to Racalmutese parents. This fact gave me a unique vantage point from which to view my country of birth as well as that of my parents.
I saw Canada through eyes that were coloured by my upbringing which was one deeply rooted in Sicilian customs, language, habits, DNA. It was a place different from the one my Mother and Father were born in and described to me as I grew up. The place they depicted was one that seemed at once ancient and at the same time very exotic.
For almost 60 of my 62 years, I thought of Sicily and the rest of Italy as a very distinct place from Canada. It looked and felt much more colourful, with intense tastes and smells, clearly a much longer history, and a culture that was deep and varied. Italian people were very different to me…they spoke like poets, cared passionately, loved being with friends and family above all, dressed more elegantly, and were much more cynical and untrusting of authority figures such as government.

Then came COVID.

Since its arrival in late 2019 and early 2020, my world view has changed significantly. I have come to realize that, perhaps, we people of varied countries are perhaps not so different after all.
Prior to the pandemic, I would watch the news on Canadian CBC and Italian RAI and see two different countries and peoples grappling with distinct issues and cultures. In the last two years, I turn on the same two networks and see virtually the same thing: case counts, vaccine mandates, ant-vaxers, pressure on hospital systems, hordes of people wearing masks, fear, uncertainty and anxiety.
When I communicate with Sicilians and other Italians, we always start by comparing our COVID situation, cases, restrictions. It’s like we’re living in the same town and talking about the weather, last night’s sporting event results, or the same television program we watched.

When I visited Racalmuto in September 2021 for the Casa Sciascia opening, everyone I came into contact was dealing with the exact same issues, trials and tribulations as we Canadians. There was no difference.

This is a new phenomenon for me. I was not alive during the last world war. I imagine that WWII was the last time that there was even anything close to what we are going through now. But when I have reflected on this in a deeper way I realize that the war only involved a limited number of countries. Even within those countries not everyone was impacted. Only a segment of their populations really felt the impact of warfare and its collateral damage.

With COVID, every single person in the world is impacted and, generally, in almost identical ways…fear, anxiety, uncertainty…these hit all of us regardless of wealth, lack thereof, race, etc. Every day we have the same emotions and face the same issues. For the first time in my life, all citizens of the world are in the same position.
So, what are we to do with this phenomenon? What lessons are there for humanity? How can we look to the future?
I am an optimist by nature. As such, when I contemplate these questions, optimistic answers come to me. In my view, our shared experience over the past two years and however long it continues, gives us an opportunity to look at one another not as black or white, American or Italian, rich or poor, but as humans who need each other and rely upon one another for our safety and well being. If we have learned nothing else, it is that what we do in our daily lives impacts those near and far. There will be a day when COVID is behind us. There will be a tendency to go back to old comfortable ways. Let’s try to resist this. Let’s try to remember what it has been like these two years and how our shared experience has brought us closer together. Closer than we’ve very been.

I know that the next time I visit Italy, I will look at people differently. They won’t seem as different as I thought earlier in my life. Yes Canadians and Italians will still have different political issues, dress differently, etc.. But their humanism will be the same and we will all have a shared experience to draw on as we move forward.

I can’t wait for that day to come.

 

 

 

 

 

 

 

 

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