E’ morto Bruno Caruso. Ha raccontato la Sicilia con la passione della ragione

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Se ne va un altro importante protagonista della scena artistica siciliana. Nelle sue opere le lotte dei contadini, i ficus e i volti degli scrittori. L’amicizia con Sciascia.

Bruno Caruso

La sua arte era anche impegno civile. Ha raccontato le inquietudini e i mali della sua Sicilia. Ma anche i suoi figli illustri, da Pirandello a Sciascia. Diceva con orgoglio di avere amici in tutto il mondo, e le sue opere si trovano oggi nelle grandi collezioni e nei principali musei. È morto, a 91 anni, il pittore siciliano Bruno Caruso. Con la sua scomparsa, dopo quella di Piero Guccione, se ne va un altro importante protagonista della scena artistica siciliana. Amico di Renato Guttuso e Leonardo Sciascia, Fabrizio Clerici, Natale Tedesco e Enzo Sellerio, Bruno Caruso collaborò per motli anni con il giornale L’Ora. A vent’anni è in giro per il mondo,  dipinge a Praga a Parigi a Londra. Non si ferma, conosce a Milano Salvatore Quasimodo e Elio Vittorini.

Torna in Sicilia, dove disegna i volti dei contadini impegnati nella lotta per l’occupazione delle terre. La sua arte e la sua grafica si fa sempre di più impegno sociale in una Sicilia devastata dai morti ammazzati. Da un manicomio di Palermo, raccontò le condizioni degli ospedali psichiatrici, le camicie di forza, le terribili condizioni igienico sanitarie.

Ficus, 1980

Nel 1959 lascia la sua Sicilia. Se ne va a Roma, ma non smette di lavorare e viaggiare. Conosce Picasso e Chagall, Sartre e Magritte. Continua a mantenere un forte rapporto con la sua isola che raccontò attraverso meduse e folli, piante e scrittori.

Appresa la notizia della sua morte, i giornali hanno subito ripreso vecchie interviste. Alcuni scrivono che Bruno Caruso evitava di dare alla sua produzione una precisa connotazione artistica, riportando anche stralci di cose da lui dette: “Non credo di appartenere a una scuola – disse di sé – la mia è una pittura figurativa che non si può collocare in uno degli ‘ismi’ di questo tempo”.

Nelle sue opere si occupò di politica, di temi sociali, ma anche questioni globali come la natura, i mari, le guerre. Dell’amicizia con Leonardo Sciascia – i due si erano conosciuti nel ’55 a Palermo – restano le opere di Caruso e gli scritti di Sciascia.

“La ragione è anche una passione – scrisse lo scrittore nel 1984 – Ed è un pensiero che affiora, che si precisa, che prende articolazione di fronte alle pitture e ai disegni di Bruno Caruso”. E restano le opere alla Fondazione Sciascia di Racalmuto, il ricordo della mostra “Storia di un’amicizia” e quella sua tappa a Grotte, in una delle edizioni del premio “Racalmare“, nell’anno in cui, ricorda Gaspare Agnello, si organizzò la mostra ad Andrea Vizzini.

Alla Noce, con Leonardo Sciascia

Ma c’è, prezioso e unico, quel libretto del 1997 pubblicato dagli “Amici di Sciascia”, associazione assai operosa che Bruno Caruso contribuì a fondare. S’intitola Le giornate romane di Leonardo Sciascia, dove il pittore ripercorre i ricordi (e i sogni) delle giornate a Roma dello scrittore racalmutese. Lo studio di Caruso al Colosseo come se fosse un circolo di paese, le collezioni di teschi di Caruso e la passione di Sciascia per le incisioni e la bella pittura, le passeggiate nel cuore della capitale, gli anni dell’impegno politico con i radicali, gli incontri con tanti, tantissimi “amici” comuni, da Cesare Terranova a Michele Pantaleone, da Fabrizio Clerici a Adriano Sofri, da Vittorio Nisticò ad Aldo Scimè, da De Cherico a Maccari.

Tra questi anche il ricordo degli incontri tra due paesani, Sciascia e il tenore Luigi Infantino. I due si conoscevano benissimo sin dalle elementari: “Da bambini – ricordava Caruso – potevano fare un duo da macchietta. Infantino era l’opposto di Sciascia“.

Con la morte di Bruno Caruso, un altro pezzo di quel mondo se ne è andato. Quel pittore che ha raccontato la Sicilia – secondo Sergio Troisi – con “realismo e visionarietà”. E con la passione della ragione.

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