Dove ci porta il COVID-19?   

da | 19 Apr 20

“La risposta sarebbe facile se ci trovassimo difronte ad un ‘nemico’ riconoscibile, visibile, identificabile. Ma tutto questo non c’è…lasciare “liberi tutti” anche nelle Regioni a basso indice epidemico sarebbe un errore micidiale..”

Antonio Liotta

Che scacco matto ha realizzato il Covid-19, che risultato! Tutto il mondo bloccato a causa di un ultramicroscopico essere che “democraticamente” ha messo sullo stesso piano ricchi e poveri, potenti e diseredati,  ha attraversato liberamente tutti i Paesi con un passaporto unico, ha chiuso in casa l’Umanità intera. E contiamo i morti sempre più numerosi che solo coperti da un pietoso lenzuolo viaggiano verso l’eternità senza conforto e, spesso, anche in anonimato.

L’arma vincente al fine di evitare il contagio è stato l’isolamento con l’ausilio di sistemi/dispositivi di protezione individuale impedenti la trasmissione virale da persona a persona.

Isolamento e distanziamento sono i due termini guida che hanno rivoluzionato il nostro vivere, e che hanno portato ad annullare tipologia di lavoro, contatti e rapporti sociali, eventi culturali, sportivi, ricreativi, religiosi. Gioco forza è in atto un nuovo, inedito, imprevisto modo di relazionarci, di vivere.

E l’epidemia, ormai pandemia, va avanti senza ritegno, senza sosta, nonostante tutte le misure prese e messe in atto per frenarla, controllarla, batterla. E sono passati già cinque mesi dal suo insorgere, tre mesi da quando i primi casi sono comparsi in Italia ed ora quasi due mesi da quando è stato dichiarato il lockdown, il ‘confinamento’.

I segni di stanchezza si avvertono in ogni dove, le manifestazioni di intolleranza e di indisciplina sono quotidiane e, prepotente, è presente in ognuno di noi il quesito: dove ci porta il Covid-19?

La risposta sarebbe facile se ci trovassimo difronte ad un ‘nemico’ riconoscibile, visibile, identificabile. Ma tutto questo non c’è; pertanto, dobbiamo attenerci ai dati scientifici e sociali, alle evidenze epidemiologiche, al lavoro di ricerca finalizzata a destrutturare il virus utile alla creazione di un vaccino, e, in definitiva, a seguire ed eseguire le direttive che vengono emanate dal Governo in concordato con il la Commissione Scientifica di supporto.

Alla luce dello sviluppo dell’epidemia, in Italia, si sta ragionando alla cosiddetta “Fase 2” che prevede riduzioni delle misure di isolamento totale sinora attuato con parziale ripresa delle attività produttive che dovrebbero concretizzarsi con logiche a scacchiera territoriale tenendo conto del luoghi meno contagiati e delle attività dove sarà più facile avere valide misure di sicurezza per i lavoratori.

Qui, mi interessa fare rilevare i rischi a cui si potrà andare incontro nel momento in cui si rallentano i vincoli di “isolamento” e “distanziamento”. In pratica si creeranno nuove esposizioni a possibili contagi e creazione di nuovi focolai, perché il Covid-19 è subdolo e  ha elevata capacità di contaminare senza discriminazione. Se consideriamo che più del novanta percento (90%) della popolazione, e qui,  nel nostro territorio arriviamo al 99%, non è stata contagiata, si capisce che una ripresa pesante dell’epidemia sarà possibile anche ora e/o nelle prossime settimane e/o nei prossimi mesi.

Un altro dato significativo che deve fare riflettere è la ridotta capacità immunitaria che a seguito della malattia si acquisisce (secondo una serie di studi effettuati ed altri che sono in corso di verifica scientifica) che ha comportato il fenomeno della reinfezione in soggetti già usciti dalla malattia e considerati guariti.

Altra questione: le  evidenze epidemiologiche affermano che una pandemia si potrà considerare finita nel momento in cui per almeno tre mesi non si registrano episodi di malattia. Lo stato di superamento della pandemia lo stabilisce l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità).

In conclusione, posso affermare che lasciare “liberi tutti” anche nelle Regioni a basso indice epidemico sarebbe un errore micidiale, che il periodo di isolamento e distanziamento dovrà continuare sino -minimo- al dieci maggio, che non bisognerà fare tornare a scuola gli alunni, che dobbiamo abituarci a convivere con il Covid-19 sapendo che ci troveremo da ottobre in poi con una nuova fase epidemica dove, comunque, avremo farmaci, protocolli terapeutici e vaccini utili a farci superare ogni paura attuale.

1 commento

  1. Maria Pia Tamburlini

    Concordo su tutta la tua disamina meno che sul fatto che il virus si è comportato democraticamente. Questo sì rispetto la morte, molto meno con chi non ha un computer in casa per accedere alla didattica on line, con chi non avrà soldi nei prossimi mesi perché ha perso il lavoro, con chi ha case inadeguate o addirittura è senza casa. D’altro canto ha senza dubbio messo in evidenza le grandi disuguaglianze sociali, ha ripulito l’aria, ha svuotato gli stadi e le osterie, spesso luoghi di incontri “per dimenticare” e infine potrebbe averci fatto capire che nessuno si salva da solo! Non è un nemico è qualcuno che ci ha allertato sul fatto che siamo noi i primi nemici di noi stessi, che non vogliamo capire che la mancanza di cura ci ha ridotto a questo, che davanti a queste prevedibili morti ce ne sono altre ancora più prevedibili che facciamo esplodere noi, stupidi mortali che non vogliono comprendere che l’umanità è una e che a ciascuno e stata data una sola vita.

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