Dopo Camilleri chi sarà il grande scrittore siciliano?

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Non è da escludere che possa essere utile avere nelle vene sangue agrigentino o almeno aver respirato aria dello stesso territorio

Andrea Camilleri (foto Daniele Rosapinta)

Dopo Camilleri chi sarà il grande scrittore siciliano? Da Empedocle in poi, che Lucrezio nel De rerum natura definì “non sembra nato da stirpe mortale”, la Sicilia ha avuto i suoi geni letterari, e dal secolo scorso il panorama culturale è stato così alto e così importante da essere motivo d’orgoglio per la fama mondiale che è stata tributata.

Due Nobel, autori tradotti in tutto il mondo, l’affezione di un pubblico di lettori senza pari, testi o frasi divenuti proverbiali e personaggi indimenticabili. Ebbene, sul nobile seggio della letteratura siciliana hanno seduto Pirandello, Verga, Quasimodo, De Roberto, Brancati, Tomasi di Lampedusa, Sciascia, Bufalino, Vittorini, Consolo, Camilleri, Russello ma chi sarà il prossimo? Chi sarà il nuovo motivo d’orgoglio popolare? Con la dipartita di Andrea Camilleri, il 17 luglio scorso, il seggio è rimasto vacante, e si teme – nella migliore tradizione italiana – una lotta in sordina per la successione culturale.

Al momento non possiamo rispondere, l’unica cosa che possiamo dire è che ci sono degli elementi che andrebbero rispettati per avere buone potenzialità per diventare il nuovo Numero Uno.

I criteri fondamentali sono: occorre assolutamente aver vissuto in paesi di provincia e piccole città siciliane, e aver creato luoghi letterari provinciali (la Montelusa pirandelliana, la Regalpetra sciasciana, la Vigata camilleriana), il Romanzo siciliano non è molto urbano, di fatto ha la sua bella dose di campagna; bisogna saper cogliere quel punto di vista diverso e dargli forza di universalità; saper cogliere l’aspetto grottesco della vita e della società e farne arte; non raccogliere dall’orticello della propria vita, ma prendere a piene mani dalla teatralità che emerge appena al di là della finestra; avere ben chiaro che la situazione può essere grave, ma mai seria; saper dosare il dissenso e saper far riflettere ridendo; non aprire mai la porta del gregge al lupo; raccogliersi in cenacolo con altri scrittore di qualsiasi età, sesso e censo e aiutarsi reciprocamente; avere punti di riferimenti letterari alti; evitare il carro del vincenti; essere consapevoli che in Sicilia scrivere è una colpa che potrebbe mai essere perdonata; che ogni tanto una polemica non fa male; e infine non partecipare alla corsa per essere nominato il Numero Uno, perché si sa, se si parla tanto di uno poi alla fine le sue pagine meritano poco…

Certo, non è da escludere che possa essere utile avere nelle vene sangue agrigentino o almeno aver respirato aria dello stesso territorio, come Quasimodo che da piccolo attraversava la Valle del Platani.

Chi potrebbe essere il prossimo erede? Noi avremmo molti nomi papabili, e anche assolute certezze sui nomi da scartare: quelle figure cittadine, primi della classe, dalla penna troppo leggera e dal foglio troppo pulito.

 

 

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