Don Giovanni Castronovo: “Grazie Grotte”

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Era il mese di gennaio del 1969 quando Padre Castronovo fu nominato parroco a Grotte. In questa intervista racconta i suoi 50 anni di vita sacerdotale nel paese dove oggi è Arciprete. “Devo ringraziare il Signore per quello che ho fatto, ma da solo non ci sarei riuscito. Tutta la popolazione per me è stata un grande aiuto per continuare a crescere e per fare crescere gli altri”.

Don Giovanni Castronovo

Era il mese di gennaio del 1969 quando a Grotte arrivava un giovanissimo sacerdote, nominato dall’allora vescovo della diocesi di Agrigento Giuseppe Petralia Parroco della chiesa della Madonna del Carmelo.

Quel giovane sacerdote era Don Giovanni Castronovo, oggi Arciprete di Grotte, che accetta di ripercorrere con noi i 50 anni di sacerdozio in questo paese.

Da piccolo Don Giovanni, a Palma di Montechiaro dove è nato, sognava di fare il falegname, il mestiere di San Giuseppe. Ma scelse il Seminario, con qualche disappunto dei genitori, perché in famiglia un sacerdote già c’era.

Ma Padre Castronovo aveva le idee chiare rispetto alla sua scelta e ricorda ancora con una certa emozione il giorno in cui fu ordinato sacerdote, nel 1965, “soprattutto – dice –  per la grandezza dell’ufficio che mi aspettava. Certo lo desideravo – aggiunge – ma ritenevo di non avere tutte quelle capacità necessarie per andare avanti, quindi c’era tanta paura, ma mi era di conforto il fatto che se il Signore mi aveva chiamato, non mi avrebbe mai abbandonato, mi sono messo nelle sue mai e sono qua“.

La prima volta che è venuto a Grotte l’impressione non è stata proprio delle migliori. Perché?

Gennaio, pioveva, tanta nebbia, da Aragona Caldare in poi tutte quelle curve, non avevo idea del luogo dove stavo andando. Insomma ero un po’ scoraggiato. Ma quando, accompagnato da Padre Tortorici, ho visto la chiesa in cui ero stato destinato come parroco i miei occhi si sono illuminati e ho subito capito che mi aspettavano giorni di gioia. La mia aspirazione da seminarista era quella di diventare parroco, mi sono detto finalmente la meta è stata raggiunta.

Cinquant’anni di vita sacerdotale a Grotte rievocano inevitabilmente fatti, personaggi, situazioni. Cosa suggeriscono i suoi ricordi? 

All’inizio ho trovato tanta disponibilità e accoglienza. Ricordo, in particolare, che per la  ristrutturazione della Chiesa, avendo chiesto aiuto al Comune, ho incontrato una persona carissima che si è messa a disposizione con tutta la sua professionalità: l’Ingegnere Michelangelo Ciraolo. Era una persona cordialissima. Vorrei poi ricordare il Prof  Gaetano Di Liberto, una grande figura di uomo, di Padre di famiglia, di politico, e di cristiano. Eravamo  anche colleghi a scuola, lui insegnava arte io religione, così è nata l’amicizia e quando ho chiesto la sua collaborazione per la progettazione dell’ altare e il tabernacolo a forma di croce la sua immediata risposta è stata: ci penso io.

2015. Padre Castronovo con il Cardinale Montenegro

In questi anni si sono alternate tante amministrazioni, tanti sindaci, con tutti d’accordo?

Tuttissimi direi. Effettivamente c’è stata una collaborazione vicendevole, tutto è andato bene. Vorrei ricordare in modo particolare l’unica donna sindaco, Stella Castiglione, che ha operato benissimo e fatto anche, silenziosamente, tanto bene. Una donna tenace, di parola, da additare come esempio. 

Torniamo al primo anno della sua attività parrocchiale. C’è un episodio che mi piacerebbe ricordare. Lei ad un certo punto durante la Messa introdusse l’orchestra, che accompagnava i canti. Questa cosa lì per lì creò qualche problema.

Si eravamo proprio all’inizio della riforma liturgica e la riforma permetteva oltre l’organo e la chitarra di introdurre qualche altro strumento e siccome ho trovato dei bravi giovani che se la cavavano benissimo con la musica liturgica abbiamo formato un intero complessino.

E cosa successe?

All’inizio nelle altre parrocchie ci furono diversi mugugni. Qualcuno addirittura si spinse a dire che nella Chiesa del Carmelo si ballava, ma dopo diversi mesi le orchestrine furono introdotte anche nelle altre parrocchie. 

50 anni di attività parrocchiale, e soprattutto pastorale, in poche righe non si possono sintetizzare,  però se c’è una cosa sicuramente a cui lei ha molto tenuto e ha molto creduto è stata la pastorale che si è sviluppata con le comunità neocatecumenali. Perché questa attività all’inizio è stata un po’ contrastata.

Si tutto vero. Stava per incominciare la crisi dell azione cattolica in quel periodo. C’era un nuovo modo di vedere la Parrocchia, si prospettava la Parrocchia dopo 10 anni, si prospettava un metodo voluto dalla diocesi a cui credevo e di fatto avevo iniziato a fare questo. C’era bisogno di tanta collaborazione, di un Sacerdote che doveva dirigere ogni cosa. All’inizio c’era un po’ di diffidenza, addirittura anche lettere anonime, oggi invece è una realtà di fede di pastorale, è un emozionante cammino di conversione e di riscoperta. Infatti non si chiama catecumenale ma neocatecumenale.

Padre Castronovo nel suo primo anno di sacerdozio

Dopo 54 anni di sacerdozio, 50 dei quali vissuti a Grotte, in qualche modo si sente in debito con il Signore?

E chi, sfido io, non si sente in debito. Nessuno è perfetto. Chi non ha peccato scagli la prima pietra. Sono molto in debito perché avrei potuto magari fare di più. 

Quali parole del Vangelo sceglierebbe per chiudere questa nostra conversazione?

Il cristiano non è colui che va in Chiesa tutte le domeniche, che va a visitare tutti i santuari del mondo. Il cristiano è colui che sa rischiare mettendo in atto i suoi talenti. Il Cristiano è colui che agisce.

E alla sua Grotte cosa vuol dire?

Devo ringraziare il Signore per quello che ho fatto, ma da solo non ci sarei riuscito. Tutta la popolazione per me è stata un grande aiuto per continuare a crescere e per fare crescere gli altri. E per questo dico dal profondo del cuore: Grazie Grotte! 

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One Response to Don Giovanni Castronovo: “Grazie Grotte”

  1. Giuseppe Rispondi

    03/09/2019 a 23:59

    Grazie Padre Giovanni, grazie …

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