Dino Casuccio, il “pipino” della Dc

di | 16 Giu 21

STORIE Maestro elementare a Racalmuto nella stessa scuola in cui insegnava Leonardo Sciascia. La sua passione per la politica. Amministratore locale e provinciale, fondò in paese la Democrazia Cristiana. Le parole, le immagini e i ricordi raccolti nella sua ultima intervista realizzata da Malgrado tutto nel 2012. 

Clemente CasuccioLa sinistra democristiana prevale alle provinciali. Fanfaniani e dorotei ai ferri corti. Accordo di massima tra DC e PSI. La DC sospende le trattative. Alla Regione i progetti di importanti opere pubbliche. La situazione stradale in provincia di Agrigento. Sono solo alcuni titoli di una corposa rassegna stampa degli anni Sessanta e Settanta conservata da Clemente Casuccio, detto Dino. Il papà della vecchia Democrazia cristiana a Racalmuto e in provincia di Agrigento aveva tutto conservato. Confusamente conservati sono appunto i ritagli di giornali, le fotografie, alcuni interventi vergati a mano. “Si, ma non sono mai stato un grande parlatore”, ci aveva detto Casuccio durante un’intervista pubblicata da Malgrado tutto.

“Già col fascismo ho iniziato a fare politica – raccontava – nel 1945 costituimmo, con Padre Antonio La Russa, la Democrazia Cristiana a Racalmuto. I primi che aderirono in paese furono, oltre a me, Adamo Chiarelli, Giuseppe Tulumello, Salvatore Di Gesù, Angelo Presti, Eugenio Messana e altri che si aggiunsero dopo come Ignazio Petrotto, Lillo Savatteri, Totò Falco. Ci fu un’ascesa dello scudo crociato che ci portò ad amministrare il paese. Nel 1950 Eugenio Messana diventò sindaco ed io il suo vice“.

Erano molto amici all’epoca Messana e Casuccio. Una forte amicizia che però pian piano scemava tra le stanze del Palazzo di città.

“Venivo da una famiglia che aveva ruoli importanti in paese: lo zio arciprete, Monsignor Giovanni, l’altro zio, Luigi, presidente dell’Eca – ricordava – tutto questo infastidiva un po’ gli avversari e soprattutto gli amici.

I due tuttavia nel primo periodo lavorarono bene. Molte furono le iniziative popolari. E sempre a Palermo e a Roma, dagli amici del partito, per chiedere finanziamenti per opere pubbliche.

“Una volta – aggiunse – io e Messana abbiamo fato venire i giornalisti per vedere in che stato erano le nostre strade, i collegamenti con Agrigento. E poi la rete fognaria, le strade interne ed esterne che ci sono ancora”.

Ma quest’amministrazione dura poco. Inizia una guerra fredda tra i due fino all’esplosione che avverrà con il passaggio di Messana al Partito comunista. “Non ho mai cercato cariche – diceva Casuccio rispondendo alle nostre domande – e guardo questa storia con i sentimenti di quel periodo. Nel 1961 fui eletto consigliere provinciale e poi nominato assessore ai lavori pubblici.

Continuai dunque il lavoro intrapreso a Racalmuto. Nasce in quel periodo la statale Porto Empedocle – Caltanissetta. Il raddoppio è arrivato dopo cinquant’anni”.

“Insomma – aggiungeva – la Democrazia Cristiana dominava tutto e anche il nostro paese. Noi tutti venivamo dall’Azione cattolica, anche se con lo zio arciprete io non andavo molto d’accordo”.

“Ho conosciuto molti deputati, Aldisio, Volpe, Di Leo. Nell’ottobre del 1959 ho accolto Giulio Andreotti ad Agrigento, per il nono congresso provinciale del partito”. Casuccio con Sciascia e i colleghi maestri

Una lunga carriera politica dunque, senza però mai lasciare il paese. Casuccio era anche insegnante alla scuola elementare di Racalmuto. Rimarrà alla storia anche per essere stato collega di Università, a Messina, di Leonardo Sciascia. “Ho sempre fatto l’insegnante, diceva. Per quarant’anni, fino al 1979, sono stato maestro nella scuola elementare. Ma la politica è sempre stata al centro di tutto: quando Eugenio Messana diventa sindaco comunista, noi stavamo all’opposizione”.

Casuccio aveva 90 anni. Negli ultimi tempi si commuoveva spesso. Ma non mancava mai, nei giorni d’estate, all’appuntamento con la sua poltrona al Circolo Unione di Racalmuto. Con Leonardo Sciascia si conoscevano sin da ragazzini. Lo zio dello scrittore, Salvatore Sciascia, lavorava nella sartoria del padre, in piazza: “Nanà dopo la scuola per due anni fece taglio e cucito con noi – diceva – Poi fummo a Caltanissetta e poi a Messina, all’Università, dove io mi sono laureato in Lettere. Lui lasciò la Facoltà per un problema che aveva avuto con un docente. I nostri rapporti sono sempre stati cordiali. Ma dopo è stato lui a superare tutti diventando lo scrittore che sappiamo. Questo però non lo cambiò mai rispetto a noi amici e al paese”.

“Si potrebbe fare di più per diffondere il suo pensiero e le sue opere – diceva – ma forse ancora qui non siamo pronti per raccogliere la sua eredità. Come in politica: sono stato sempre accanto ai giovani. Negli anni Ottanta molti ragazzi sono stati avviati da me alla politica e per questo mi rimane l’appellativo di “pipino”, affettuosamente certo, ma con una responsabilità. Ho saputo inculcare in loro l’amore per questo paese?“.

“Si parla di ritorno ai partiti e spesso mi chiedo se è possibile un ritorno della Democrazia Cristiana. Mancano però, a Roma come a Racalmuto, uomini che sappiano veramente lavorare. Non c’è più nessuno che lavora. Chissà, la speranza sono i giovani seguiti però da chi ha un po’ più di esperienza”, così chiuse l’intervista il “Pipino” di Racalmuto.

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Nelle foto in alto: Dino Casuccio. Nella foto in basso Casuccio con Sciascia e gli altri colleghi maestri nel 1982 in una foto di Pietro Tulumello.

Da Malgrado tutto, 2 novembre 2012

 

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Salvatore Picone PIAZZA REGALPETRA di SALVATORE PICONE. Cronista . L'attualità, la Sicilia come metafora. Storie e microstorie raccontate nella piazza di ieri e di oggi.

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