Digitale terrestre, quale futuro per le Tv locali?

da | 23 Feb 22

Con l’ennesimo cambiamento del sistema digitale molte emittenti del nostro territorio, e non solo, rischiano di scomparire, ecco perchè.

Dopo tantissimi anni, potrebbero d’un colpo sparire le tv locali. È una possibilità concreta, con tempi molto brevi di spegnimento di ogni segnale di vita.

Tutta colpa del nuovo digitale terrestre, di graduatorie che includono ed escludono, e di costi di gestione insostenibili per chi è riuscito a rientrare negli elenchi del Ministero dello Sviluppo Economico con il riconoscimento della  capacità trasmissiva.

Ci sono di mezzo la sopravvivenza di storiche emittenti televisive, già alle prese da anni con una crisi profonda, il posto di lavoro per tanti tecnici e giornalisti, la pluralità di informazione.

L’ennesimo cambiamento del sistema digitale è stato determinato dalla necessità di liberare la banda 700 Mhz per far spazio alla nuova rete 5G per gli operatori di telefonia.

Diverse in questi giorni le prese di posizione di editori e direttori di testata (e non solo) con un appello al Governo centrale di intervenire per salvare l’emittenza privata dall’oscuramento.

Massimo D’Antoni, direttore di Tele Radio Monte Kronio, punta il dito sui costi di gestione: “Pur avendo regolarmente ottenuto la capacità trasmissiva (e ci dispiace moltissimo per chi non c’è riuscito) siamo preoccupati tra adeguamenti tecnologici e canone (tutt’altro che basso) da riconoscere all’operatore di rete che si è aggiudicato le frequenze saremo chiamati a spese a dir poco esorbitanti, che sarà molto complicato potere gestire. Prima il digitale terrestre, poi le interferenze con Malta, infine il 5G: il nostro settore è letteralmente sotto attacco da anni, e continuiamo ad essere costretti a lottare solo per potere lavorare. È difficile fare un piano finanziario a medio termine, è la stessa congiuntura economica che ce lo impedisce. Vorremmo che i politici (che ci cercano ogni giorno per avere visibilità) si ricordassero anche che attorno all’emittenza vivono e lavorano tante persone. Abbiamo bisogno di aiuto”.

Da Sciacca ad Agrigento. “La situazione è molto complicata – dice Arturo Cantella – direttore di TVA, la prima televisione nata ad Agrigento oltre 40 anni fa – Siamo riusciti ad entrare in graduatoria, ma adesso dobbiamo fare i conti con i costi di gestione. Stiamo sostenendo la protesta in ambito nazionale. Non si può impedire di tramettere a chi da anni garantisce la pluralità di informazione”

“Lo Stato – scrive in un editoriale Angelo Ruoppolo, direttore del Vg di Teleacras – ha progettato di annientare le Tv locali. In Italia gli interessi miliardari legati al 5G prevalgono sui diritti all’informazione e al lavoro… Menti raffinatissime hanno escogitato un brillante metodo per annientare il diritto all’informazione e il diritto al lavoro nei territori provinciali. Viva il 5G. Da oggi a pranzo e a cena scorpacciate di 5G”.

Da Agrigento a Canicattì. Per Vincenzo Messina, editore di Tv Europa, in Sicilia c’è una scarsa capacità trasmissiva: “Poche le frequenze disponibili. La speranza nostra, ma credo di tutti, è quella che si possa arrivare ad una proroga al 31 dicembre per riorganizzarci e rivedere le norme, altrimenti saremo costretti a chiudere. Occorre infine rivedere i costi di affitto. Canoni annuali troppo esosi che nessuno o quasi può sostenere vista la grave crisi economica che attraversa la nazione intera”.

“La decisione di spegnere il segnale di molte emittenti televisive è a dir poco scellerata – dice Giuseppe Barbara, direttore di Tele Radio Canicatti – In un paese dove vige la libertà di parola e di democrazia, questa decisione non si può accettare. Anni, anzi decenni di attività andrebbero in fumo per non parlare del fatto che si perderebbero molti posti di lavoro. Sarebbe più opportuno che chi di competenza rivedesse tutto e consequenzialmente fare un passo indietro.

Di attentato contro la libertà di stampa parla Nicolò Giangreco, direttore di Tele Studio 98, emittente nata a Racalmuto e poi trasferitasi nella zona industriale di Agrigento: “Il disegno avviato dal Governo sin dal 2012 con la nascita del digitale terrestre si sta consumando gradualmente sulla pelle di editori e giornalisti. Quello che sta accadendo nel settore televisivo è semplicemente un’assurdità, quanto di più grottesco possa esserci nel paese Italia. Si vuole mandare in frantumi lo sforzo di una vita, nel caso nostro, 40 anni di attività. Noi, abbiamo ottenuto il piazzamento in graduatoria che ci permetterebbe di proseguire, ma sicuramente non siamo nelle condizioni di poter corrispondere il canone di affitto da 70 mila euro a RAI Way. Di certo, non ci arrendiamo così facilmente”.

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Alle emittenti televisive va la vicinanza e la solidarietà del nostro giornale

 

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