“Diari di un’altra vita in mare”. Uscita

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Esistono due razze di pescatori: una da odiare l’altra da amare…

Magritte

Esistono due razze di pescatori: una da odiare l’altra da amare, dove collocare quelli che facevano surf couting?.
A volte mi fermavo a guardare nei loro secchi, quando tornavo dalla mia nuotata-scontro con i cavalloni al tramonto! Si perché li incrociavo quando c’era vento e mi chiedevo cosa mai provassero a star lì fermi, pensavo fosse una noia, però curiosa come ero volevo sperimentare.

Quel giorno decisi di allenarmi al boschetto, anche se lì il percorso è brutto, rovina i piedi, forse sarebbe stata meglio la spiaggia, sì d’ora in avanti sabbia, ma la giornata era troppo ventosa, naufragano i programmi niente mare, niente nuotate. Ero sul punto di uscire quando arriva Piero, il mio nuovo singolare amico, che mi coinvolge nella mia prima avventura di surf couting in due puntate. Ci sta poco a convincermi, salgo sulla sua macchina anche se perplessa. Prima di imboccare la statale si ferma davanti il negozio di pesca sul lungomare, deve comprare delle esche – dice – me ne sto tranquilla in macchina, ne inspiro l’odore, sembra buono, eccolo che arriva imprecando con due scatoline.

-E’ cretino , mannaggia .
-Ma che hai comprato?
– Vermi
– Ma i lombrichi che sono gratis non vanno bene ?
– No
– Perché
– Non lo so, non piacciono ai pesci
-Cosa hai preso?
-Te l’ho già detto, vermi!
– Posso vederli?
– No, dopo, si rovinerebbero

Già mi irrito, ma che cavolo: i vermi sono vermi! Non abbiamo fatto che pochi chilometri che ci fermiamo di nuovo, in un bar vicino Siculiana , ne approfitto per fare pipì mentre lui compra focacce per un esercito e acqua. Finalmente arriviamo al casermone. Scarichiamo l’attrezzatura, a me spetta il secchio rosso, lui va avanti con tre sacche una cassetta d’attrezzi, uno zaino e i viveri. Arrivati sul posto, prima di darsi da fare, tira fuori dal suo zaino ( sembra il gonnellino di Eta Beta) un magnifico grande telo azzurro; tutto contento mi racconta di come l’ha comprato per poche lire e di quanto è bravo a mercanteggiare, io ascolto quasi stupita, incapace come sono a chiedere anche un piccolo sconto. La regola è ricordare che è un gioco anche per loro, puntare qualcosa e chiedere il prezzo, se il venditore ti dice venti e tu vuoi spendere cinque, allora dici: due, due sì due, lui si negherà e rilancerà: dieci , ma tu dici no, non è possibile, ribadisci magari tre, il mercante insiste che meno di otto non può fare, allora a quel punto devi mollare e fare finta di andartene, perché davvero è troppo costoso, se lui ti richiama è fatta, gli fai vedere cinque e vedrai che è fatta! Mah, sarà!

Cassetta, zaino viveri sacche, tutto viene poggiato su un tronco, il telo steso e fermato con pietre. Io mi siedo sulla sabbia e lo guardo incuriosita mentre tira fuori dal primo astuccio i pezzi di una canna telescopica e di come con cura li sfila allunga e fissa fino all’apice.

-Posso aiutarti?-

-No. Non puoi

Ecco, adesso comincia davvero a innervosirmi il tipo,con quella sua aria da capitano, ma comunque continuo a guardare; anche lui non era come immaginavo, così assorto attento, non più giovane, né proprio bello, con quel volto schiacciato, ma il corpo e le mani avevano un’impronta marina agile; le fisso, mentre sistemano l’apicale e poi montano il mulinello e il filo, sono mani da pescatore, e ancora e ancora quando ripetono l’operazione con la seconda canna. Solo dopo ruoto lo sguardo verso il mare increspato e distesa prendo a osservare il mio stesso corpo abbondante, forse nemmeno il mio viso può definirsi bello, ma singolare e mobile, dura poco, mi tiro su quando gli vedo prendere i vermi, affascinata e disgustata da come mette l’esca. Sono proprio dei vermoni, scopro che non basta metterli nell’amo e punto, ma che bisogna inserirli in un ago proprio a partire dalla testa e devi pure stare attento che non ti mordano

– Azz
-Ma mordono?
– Sì. Questi bastardi hanno tre denti
– Come si chiamano?
-Muriddu , guarda si fa così- Lo guardo infilzare la bestia dalla testa con cautela e farla scivolare piano piano , dall’amo poi sul filo, ma non tutta, un pezzo bisogna lasciarlo fuori a scodinzolare
-I vermi sentono?
– Certo che sì
– E non ti fa schifo?

– Un po’

Poi il lancio e finalmente comincio a sentire il suo piacere e a capire … lo sforzo dei muscoli per fare andare il filo lontano e l’attesa all’erta, mai fermo, perché frequentemente controlla l’esca per vedere se sta bene mi dice, per vedere se hanno mangiato il verme e l’adrenalina salire quando finalmente per un attimo rilassato accanto a me comincia sottovoce a sussurrare:

– Guarda il cimino il cimino! Lo vedi? Si piega , è la toccata del pesce!

E da lì lo scatto felino, la presa salda della canna. Dai suoi movimenti sento io stessa la botta per fare allamare il pesce, sento le testate del pesce, lo sforzo per trattenerlo, allora mi alzo .Vedo che recupera, aspetto la sferzata finale accanto a lui, a meno di un metro dal pelo dell’acqua la sagoma. Evviva! E’ un’aiola bi porzionale! La vedo! La vedo di traverso e poi finalmente fuori dall’acqua adagiata sulla sabbia.

E’ felice , soffoca un urlo, credo che la mia presenza lo esalti ancora più, ingigantisce il suo ego , mi abbraccia un istante, ma ormai è partito, dice che è forse il momento buono per tirare fuori la canna piccolina( che aveva due pezzi l’una dentro l’altra e che non andava fissata era una canna da spinning) la lanciava e recuperava, la lanciava e recuperava dopo averla armata con pesci più piccoli, tremolina, era un andirivieni continuo Non so perché , ma m’inquieto, per calmarmi mi allontano a fare una passeggiata, mi sento fuori dal suo gioco, ma forse no, perché quando torno capisco che in qualche modo gli sono mancata, mentre trionfo e sorridente mi mostra una spigoletta e un piccolo sarago.

– Perché non li ributti
– No, mi servono come esca per la seconda battuta Andiamo a punta piccola
– Ora ?
– Sì

Ma a punta piccola non successe niente, niente pesci, i piccolini vennero ributtati in acqua. Un risultato ci fu però: così ebbe inizio la mia passione.

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