Dalla sintesi delle Civiltà al Diritto di Cittadinanza Terrestre

di | 22 Apr 20

Nella Giornata Mondiale della Terra, riflessioni e proposte di Antonio Liotta per un  processo di edificazione di un mondo di Pace, Solidarietà e Condivisione, che annulli mura, intolleranze e confini per tradursi nella realizzazione del Diritto di Cittadinanza Terrestre.

Antonio Liotta

Il nostro pianeta Terra è caratterizzato da conflitti permanenti sociali, economici, culturali che determinano e generano guerre e distruzioni in ogni Paese e tra Paesi diversi con manifestazioni anche di atti terroristici organizzati e finalizzati alla conquista di potere sotto ogni forma, dimensione e direzione.

Le intolleranze religiose hanno assunto un ruolo di elevata importanza e si traducono in atti discriminatori e repressivi che tradiscono il senso e le ragioni di un credo votato al sacro rispetto della persona umana.

Le migrazioni – vera fuga da guerre fratricide, persecuzioni politiche e dalla povertà- hanno assunto un carattere massivo con conseguenze di sfruttamento cinico del  bisogno e morti indesiderate lungo la strada della speranza verso la libertà.

L’ambiente non trova rispetto in nessuna direttrice per cui terra, acqua, aria subiscono violenze strutturali che portano distruzioni permanenti con rischi di perdita di vitalità del sistema.

Quanto premesso porta ad affermare che oggi, purtroppo, è prevalente l’etica dell’io che esalta il  trionfo di estremismi ideologici, religiosi, economici e naturalmente militari. In questo contesto, ad essere vincenti sono gli egoismi, le discriminazioni, le intolleranze che risultano piena e forte violazione dei principi e dei diritti  universali che regolano la convivenza tra i Popoli. Pertanto, risulta utile mettere in evidenza concetti storicamente determinati e sviluppati che meritano particolare attenzione analitica e propositiva. In primo luogo fermiamo le valutazioni su Cultura e Civiltà e successivamente su Diritto di Cittadinanza terrestre.

 Cultura e Civiltà

Per Cultura, in senso moderno, si intende “il complesso di conoscenze (tradizioni e saperi) che ogni popolo considera fondamentali e degni di essere trasmessi alle generazioni successive”. Per Civiltà si intende “l’insieme degli aspetti culturali e di organizzazione politica e sociale di un popolo”..

La storia dell’Umanità  è stata caratterizzata da numerose “civiltà” considerate singole ed identificabili attraverso i seguenti elementi chiave: culturale, tecnologica, economica, politica, militare e diplomatica. Ma sino a che punto può essere valida questa concezione? La realtà contemporanea è caratterizzata da una globalizzazione (integrazione in un sistema complesso mondiale) che porta ad una evoluzione del concetto di Cultura e di Civiltà che si concretizza nella ‘teoria degli insiemi’ che  è alla base del concetto che è presente in questa elaborazione/proposta che si definisce Sintesi dei Saperi e delle Civiltà.

Il sapere, i saperi portano ai concetti di formazione dell’Uomo e del Cittadino, al ruolo della Scuola, alla dimensione pluridisciplinare dei Saperi e quindi al rapporto tra i Saperi essenziali e le dinamiche dell’apprendimento, al diritto al Sapere in ogni latitudine e longitudine, alla capacità di trasformare la scuola e la società in un grande immenso qualificato laboratorio di idee e di ricerca. Ogni Paese, ogni Popolo ha una particolare ricchezza di Cultura, di Saperi e di Civiltà (come qui definiti). I concetti di Sintesi dei Saperi e delle Civiltà portano a selezionare quanto di meglio è presente in ogni Sapere ed in ogni Civiltà per rendere applicabile il principio della convivenza umana locale e planetaria. Tutto ha il senso e la pratica del dinamismo in ordine alle modifiche reali. Ciò significa che va applicata la formula “pensare globalmente e agire localmente” per riuscire a  realizzare cambiamenti in senso generale e strutturale e per avere una specifica comprensione di sé  e del pianeta nella logica di essere -come la globalizzazione impone- cittadini del mondo.

La Sintesi dei Saperi e delle Civiltà trovano la massima espressione nella elaborazione (che qui si fa propria e conducente)  di Edgar Morin realizzata su commissione dell’Unesco nell’ambito del  “programma internazionale dell’educazione” e che si configura nei “Sette saperi necessari all’educazione del futuro”.

La conoscenza degli sviluppi dell’era planetaria e la coscienza dell’identità terrestre saranno indispensabili a ciascuno di noi ed a tutti; la mutua comprensione tra le persone vicine o lontane è assolutamente vitale per fare uscire le relazioni umane dalla “barbarie dell’incomprensione”; la costruzione di una “antropo-etica” è necessariamente basata sulla triplice condizione umana: uomo-individuo, uomo-società, uomo-specie. L’antropo-etica (che si può definire anche etica del “noi”) porta a due specifiche finalità etico-politiche: controllo reciproco tra società ed individui attraverso la democrazia, concezione dell’umanità come comunità planetaria.Tutto ciò comporta  la realizzazione del “Progetto di Cittadinanza terrestre“.

Cittadinanza

I cambiamenti intensi che si registrano nella attuale società globalizzata hanno modificato il concetto di Cittadinanza che da formale, materiale, identitaria, attiva, ora è intesa come capacità della persona (indipendentemente se sia cittadino oppure no) di “realizzarsi all’interno di una determinata comunità politica a partire dai propri capitali personali e dai diritti e servizi che gli sono garantiti”. Ciò significa che in ogni Paese dobbiamo tenere conto non del Popolo (insieme dei cittadini di uno Stato), ma della Popolazione, cioè dell’insieme delle persone che realmente e fattivamente risiedono sul territorio  di qual Paese (Stato) comprese le persone migranti e gli apolidi.

Il concetto di Cittadinanza porta a considerare i “diritti di cittadinanza” che sono normati nelle Costituzioni e nelle specifiche Dichiarazioni dei Diritti. Tra questi, assumono particolare significato i diritti civili, politici e sociali che ogni Paese (Stato) può riconoscere anche ai “non cittadini” secondo gli accordi internazionali sottoscritti come l’ONU e l’Unione Europea o con accordi bilaterali o addirittura con scelte unilaterali che guardano alla piena integrazione di persone immigrate sul proprio territorio nazionale.

Un particolare passo avanti, in materia di acquisizione del “diritto di cittadinanza”, è stato fatto dall’Unione Europea che con  il Trattato di Maastricht del 1992 ha istituito la “Cittadinanza Europea” come condizione giuridica propria di ogni persona appartenente ad uno Stato membro della Unione Europea.  Ma il successivo Trattato di Amsterdam del 1997 stabilisce che la “Cittadinanza Europea” non sostituisce la cittadinanza nazionale ma ne costituisce un complemento. Le problematiche relative all’acquisizione della Cittadinanza e dei propri diritti sono di attualità dirompente e al di là degli specifici ius sanguinis, ius soli e naturalizzazione, è aperta la strada del dibattito e del confronto per dare migliore dignità a tutta questa delicata materia che potrebbe e dovrebbe essere migliorata in ordine alle proposte qui illustrate.

Diritti fondamentali dell’Uomo

Oggi, in materia dei diritti fondamentali dell’uomo, il riferimento prioritario è la “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino” del 1789 emanata il mercoledì 26 agosto nel corso della Rivoluzione francese e che in buona parte è presente nella solenne “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” adottata dalle Nazioni Unite il venerdì 10 dicembre 1948. Quest’ultima Dichiarazione è stata considerata “una interpretazione laica della tradizione giudaico-cristiana” non compatibile con la concezione della persona e della comunità dell’Islam, per cui il sabato 19 settembre 1981, a Parigi, presso l’UNESCO viene proclamata la “Dichiarazione Islamica dei Diritti dell’Uomo” che trova una successiva modifica nel 1990 con la proclamazione della “Dichiarazione del Cairo dei Diritti Umani dell’Islam” dove nel preambolo si afferma che “serve come guida per gli Stati membri in tutti gli aspetti della vita”.

Analisi e proposta conclusiva

Alla luce di tutto quanto premesso, e della realtà che ci circonda, si può affermare che:

  • l’acquisizione della Cittadinanza non è omogenea nelle diverse legislazioni degli Stati sia europei che non europei;
  • siamo di fronte a Dichiarazioni di diritti universali e non in misura superiore al fabbisogno reale;
  • esistono numerose Organizzazioni non Governative come UNIPAX (Unione Mondiale per la Pace e i Diritti Fondamentali dell’Uomo e dei Popoli) che operano in difesa dei diritti e per la costruzione di un nuovo umanesimo;
  • la violazione di Diritti Fondamentali, il ricorso alla guerra, le manifestazioni di terrorismo, gli estremismi religiosi, le persecuzioni razziali, i disastri ambientali sono in persistente aumento: tutto in contrapposizione ed in negazione dei Trattati e delle Dichiarazioni sottoscritti dai diversi Stati;
  • registriamo il bisogno estremo, forte, del rispetto dei Principi fissati nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo;
  • dichiariamo la necessità del superamento dei limiti di acquisizione dei Diritti di Cittadinanza all’interno di ogni Stato con riconoscimento del Diritto di “Cittadinanza Terrestre” a tutti i cittadini che sottoscrivono -tramite i diversi Stati e singolarmente- la Carta Universale;
  • affermiamo il principio della costituzione e realizzazione di una Governance Mondiale quale vera AUTORITA’ POLITICA MONDIALE utile “per governare l’economia globale orientata ad annullare le disuguaglianze (vere fonti discriminatorie generatrici di violenze infinite), per realizzare il disarmo integrale, la sicurezza alimentare e la pace, per garantire la salvaguardia dell’ambiente planetario, per regolamentare i flussi migratori in una ottica di Cittadinanza Terrestre, per sviluppare programmi educativi e formativi utili a rendere concreti i “Sette saperi per l’educazione del futuro” e per facilitare la Sintesi delle Civiltà”.

 

 

 

2 Commenti

  1. Avatar

    Le tematiche sono tante e importantissime, tutte meritevoli di infinite argomentazioni. Personalmente mi auguro che il mondo e i cittadini del mondo siano capaci di accogliere in promis, recepire e sensibilizzare e fare proprio il senso del tuo messaggio.

    Rispondi
  2. Avatar

    Caro dottore Liotta il tuo articolo è di grande interesse per me. Scrivo brevemente perché. I tuoi pensieri sono profondi, non solo perché frutto di ampie conoscenze letterarie (di ogni genere), acquisite in vari decenni di attività culturale ed editoriale; ma soprattutto sono molto stimolanti perché riverberano la tua conoscenza medica, che ti vede specialista nel campo del dolore.

    Io mi ricordo bene della tua attività di studio, anche la ricerca delle terapie tradizionali ed ultra-tradizionali (passami il termine che ho inventato adesso io).

    Storicamente, nelle culture orientali, mi riferisco prevalentemente a quella araba ed ebraica, i ruoli di comando delle tribù, ovvero delle comunità erano affidati ai medici (e lo sono tutt’ora). Ciò avviene anche nella nostra civiltà occidentale, anche se con minore incidenza.

    Tali medici-guida eccellevano (eccellono), solitamente anche nella poesia, nella politica, nella filosofia, nella teologia, nella musica, nella matematica ecc. ecc. Di questi esempi storici ne potrei citare decine e decine.

    Quando scrive un medico che ha “attraversato il dolore”, le sue argomentazioni sono necessariamente profonde, dense e molto interessanti. Ecco perché leggo con grande interesse i tuoi scritti.

    Secondo questa mia convinzione, non è il sapere che rende autorevole un uomo saggio, ma la sua capacità di empatia, di “attraversare il dolore”, di comprensione e confronto con il male oltre alla conoscenza ovviamente che è importantissima. La sapienza senza quelle ultime doti rende il saggio: tirannico, borioso e odioso, ne abbiamo migliaia di esempi viventi.

    Detto ciò, il tuo intervento sembrerebbe di stampo analitico, come direbbe il matematico Bertrand Russell, cioè basato sui fatti in modo da escludere tutto quello che non è realtà (né può diventarlo). I fatti devono guidare i pensieri diceva quel professore gallese.

    Ciò ha portato il suo più famoso allievo (Ludwig Wittgenstein) a dire che i fatti rappresentano le stato delle cose, e che addirittura non avrebbe nemmeno senso parlare di certe cose (perché prive significato), per le quali si dovrebbe tacere.

    Però, a ben vedere, la struttura del tuo discorso non è per niente analitica, ed è lontana, anzi lontanissima da quella logica neo-positivista. La tua argomentazione mi pare piuttosto un poema perché l’articolo ha una metrica ben definita, ripete gli argomenti come se tutto il messaggio fosse una figura retorica. Le tue domande ammettono più risposte, questo lo si intuisce con una lettura penetrante e teleologica del testo. Quando riferisci ad esempio delle religioni, della guerra; mi sembra che ammetti implicitamente la loro ineluttabilità e irredimibilità. La tua analisi/proposta è in realtà, a mio avviso, uno stimolo alla riflessione.

    Una soluzione non esiste a questi grandi temi dell’umanità, però contrariamente a quello che sostengono i neo-positivisti e utilitaristi (anglofoni) non si può e non si deve tacere. Ma si deve parlare, parlare, parlare, anche su quello di cui non si potrebbe. Farlo con la poesia, con le scienze; in tutti i modi.

    Penso che un giorno riusciremo a “sapere” questa soluzione, e ciò mi spinge a ricercare a studiare e parlare!!

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

About Antonio Liotta

Antonio Liotta BURNÌA di ANTONIO LIOTTA. Editore. Idee, pensieri, fatti da proteggere e diffondere per una crescita democratica...

Connect

View all Posts

Articoli

Cerca nell’archivio

Archivi


Facebook