Dalla pandemia alla conservazione della specie

da | 4 Giu 20

Manifesto per l’agricoltura dei popoli. Biologico italiano e civiltà della terra

Calogero Alaimo di Loro, presidente Consorzio Isola Bio Sicilia

Il Consorzio Isola Bio Sicilia e l’Associazione Sicilia Bio, con l’adesione di un ampio partenariato, lanciano il Manifesto per un’agricoltura dei popoli e dell’ambiente.

“Si tratta di un documento di riflessione strategica – spiega Calogero Alaimo di Loro, Presidente Consorzio Isola Bio Sicilia – sottoscritto da 40 tra intellettuali e operatori biologici, che  in un momento storico come quello attuale, con una umanità sconvolta da una pandemia  ancora in corso, rilancia l’idea dell’agricoltura biologica come nuovo paradigma generale  di società orientata ai bisogni dell’uomo prima che del mercato, garante di un sistema di utilizzazione responsabile delle risorse agricole e ambientali  imperniato al concetto di “Civiltà della terra”.

I tre punti fondamentali su cui il movimento intende avviare un nuovo  confronto con i decisori istituzionali riguardano: 1) il  riconoscimento dei meriti ambientali ai territori a forte vocazione biologica e creazione delle zone franche dalla chimica (chemical free);  2) la riforma del sistema di certificazione con l’azzeramento del costo di certificazione a carico delle aziende; 3) il potenziamento dei sistemi economici territoriali nella direzione dell’economia circolare e solidale, attraverso la logica dei “distretti del cibo.

“In altre parole – aggiunge Alaimo di Loro – l’agricoltura biologica  come risposta alla crescente domanda di mercato di cibo sano,  ma soprattutto come riconoscimento agli agricoltori del “sacro ruolo” di produttori di cibo per la vita. Di grano, pane, vino e frutta …  per la libertà dei popoli. Di garanzia di sovranità alimentare. Il documento riporta una dettagliata analisi del panorama biologico mondiale, delineando l’importante ruolo che occupa l’Italia in tale contesto.  L’Italia del Bio, infatti,  con  le sue 75.873  aziende biologiche custodisce   1.9  milioni di Ha di superficie agricola utilizzabile certificata (15% della SAU totale ); di cui  Sicilia, Puglia, Calabria e Sardegna, assieme totalizzano 1.013.942 Ha  e rappresentano oltre il 53% della superficie biologica nazionale (   fonte SINAB – 2017 ), rappresenta il più importante esempio di uso responsabile di risorse rurali del mondo. Come dire che cambiando prospettiva la realtà è ben diversa di quello che talvolta si vuol fare credere.  Ed in tutto questo, il mezzogiorno d’Italia costituisce di fatto la più importante macro area biologica del mondo e contribuisce  concretamente e oltre ogni retorica  agli obiettivi di sostenibilità generale del Paese e del pianeta.  Soprattutto in termini di contrasto ai cambiamenti climatici e tutela della bio diversità”.

“Il documento affronta inoltre – continua Alaimo di Loro –  la questione della fragilità dell’uomo, della sua incapacità ad agire non come individuo ma come specie cioè seguendo un nuovo paradigma culturale orientato alla comprensione delle risorse naturali piuttosto che al loro semplice sfruttamento. In altre parole imparare a prelevare dalla natura lo stretto necessario alla conservazione della specie,  restituendo il più possibile in termini di sostanza organica da affidare ai micro alleati tellurici. Imparare  a nutrire il proprio corpo e la sua “terra”  (il microbiota) oltre che a curare il proprio “spirito” (psiche) mantenendolo in costante armonia con la natura.  Una sostanziale  e pacifica rivoluzione culturale imperniata sul concetto  di “civiltà della terra”. Idea  che  supera  il concetto  di “civiltà contadina”.  La “civiltà della terrarappresenta un nuovo approccio onnicomprensivo all’uso sostenibile delle risorse e alla interpretazione  delle variabili ambientali. Una nuova “cultura del vivere e della qualità” che partendo dalla responsabilità dei consumi, comprenda la solidarietà dei sistemi economici, l’eco-compatibilità del sistema dei trasporti, la tutela della bio diversità,  la qualità dell’aria e dell’acqua, il rispetto dei  diritti della natura, le libertà responsabili  dei popoli e dei diritti fondamentali e inalienabili dell’individuo e della sua specie.

“Oggi che la pandemia da Codiv-19  ci ha messo di fronte alla  nostra fragilità, ci ha dimostrato che contro minacce potenti, quali sanno  essere le catastrofi naturali, nulla è tanto efficace quanto la prevenzione e il cambiamento delle abitudini di vita per un corretto  rapporto tra noi, l’ambiente e il cibo. Dovremmo avere compreso che la salute   è un valore sociale e che, senza nulla togliere a certa utilità della farmacologia moderna, non possiamo ignorare l’evidenza che la qualità generale dell’ambiente e dei consumi    sono indispensabili  al mantenimento di uno stato di salute adeguato. Ora  sappiamo che nulla sarà come prima. Ma il futuro potrà essere migliore solo se riusciremo a cogliere – conclude il Calogero Alaimo Di Loro l’opportunità di un cambiamento profondo dei sistemi di produzione, dei modelli sociali orientati alla solidarietà e ai corretti stili di vita. L’agricoltura biologica, per la sua propria natura culturale,  può sicuramente  indicarci la strada”.

 

 

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