Dalla città del lago salato al paese del sale

|




VIAGGIATORI IN SICILIA Conversazione con lo scrittore americano John Keahey che ha scritto due volumi sulla Sicilia nascosta e lontana dai grandi flussi turistici. Fresco di stampa Sicilian Splendors che racconta anche di Racalmuto, divenuto ormai suo paese d’adozione.

Lo scrittore John Keahey

Se è vero che per capire meglio la Sicilia dovremmo guardarla con gli occhi dello straniero, e allora quale migliore occasione una intensa conversazione con chi, alla Pirandello, la Sicilia l’ha vissuta e l’ha scritta pur non essendo un siciliano? Eppure parlando con John Keahey – scrittore americano che ha scritto diverse cose sulla Sicilia – si ha l’impressione di avere davanti uno che della Sicilia abbia colto l’anima vera.

Questo viaggiatore straniero dei giorni nostri che un po’ somiglia ad Hemingway, ha pubblicato diversi libri dedicati all’Italia di cui due alla Sicilia. Libri che hanno avuto oltreoceano un grande riscontro di pubblico e di critica: Seeking Sicily. A Cultural Journey Through Myth and Reality in the Heart of Mediterranean, pubblicato nel 2011, e Sicilian Splendors, fresco di stampa, nelle librerie americane dal 13 novembre scorso. Letteratura da viaggio che ha fatto incuriosire i lettori americani sul racconto di una Sicilia diversa da quella degli spaghetti, delle coppole, delle lupare.

Nei due volumi di Keahey c’è la Sicilia nascosta, quelle dei piccoli borghi, delle piazze da cinema, del cibo di collina. Pagine che invitano i lettori ad intraprendere un viaggio culturale sentimentale in quei posti che non rientrano nei grandi circuiti turistici organizzati. Partendo innanzitutto dai luoghi degli scrittori che John Keahey ama immensamente: “Per un americano come me – ci ha detto – se vuole capire la Sicilia non può non passare dove sono nate le pagine di Tomasi, Pirandello, Sciascia”. Tre scrittori che in qualche modo lo hanno fatto innamorare di questo triangolo dell’isola che va da Agrigento a Palma di Montechiaro fino a Racalmuto. Nel paese di Sciascia ha trovato la dimensione giusta per la sua base di partenza dei suoi mille viaggi in Sicilia.

Keahey durante l’intervista

Lo abbiamo incontrato nella residenza “Tra i frutti”, perfetta per uno come lui che ama i colori della campagna siciliana. Lui è un giornalista di Salt Lake City, capitale dello Utah, negli Stati Uniti. Dalla città del lago salato al paese del sale, il lungo viaggio gli ha fatto scoprire un mondo a lui congeniale. È venuto la prima volta nel 2009 e da allora torna quando può: “Ho un rapporto forte con Racalmuto – ci ha detto – e non potevo non dedicare nei due libri che ho fatto alcune pagine a questo paese straordinario. Ma c’è una ragione sentimentale di questo mio amore per questo paese. A parte Sciascia, ho un amico a Brooklyn che mi parla spesso di Racalmuto. È un professore universitario di origini racalmutesi, Leonardo Chiarelli. Ha scritto molto, stimolato anche da Leonardo Sciascia, sulla presenza dei musulmani in Sicilia. Grazie a lui ho scoperto questi luoghi e questa bella gente”.

Di Racalmuto amo la vita quotidiana, le piccole feste religiose come quella di San Giuseppe – ha confessato – ma quello che apprezzo di più sono le persone. Quando sono in giro la gente mi riconosce, questa cordialità è apprezzabile. Mi riconosce il proprietario della pizzeria e l’altra volta l’arciprete ha lasciato la processione per venirmi ad abbracciare. Che bellezza! Tornare qui è come tornare in un luogo familiare”.

Nei suoi due libri ha dedicato tante pagine a Racalmuto, il “paese del sale”. Nel primo ha scritto di memorie e tradizioni, della festa del Monte e della vampa di San Giuseppe, di Sciascia, dei luoghi dove ha dormito e mangiato. In quest’ultimo si è soffermato sulla campagna attorno al paese e in particolar modo alla collinetta del Serrone, con la sua piccola chiesa secolare appartenuta nell’Ottocento al Cavalier Salvatore Sferrazza Sciascia, Cameriere Segreto di Cappa e Spada di quattro Papi, oggi di Alberto Alessi che tiene a tramandare l’antica tradizione.

Keahey a Racalmuto con la moglie e gli amici del Serrone

Ai miei lettori, che sono anche i figli e i nipoti di tanti siciliani emigrati, piace la Sicilia dove il turista non va – ci dice Keahey – le perle nascoste, i piccoli paesi, i luoghi incantati. Non la Sicilia di Taormina o di Cefalù, ma le piccole gemme. Posti segreti che parlano al cuore, luoghi autentici”.
Ad uno come lui però non sfugge nulla. Così come sa distinguere ormai i luoghi dove mangiare la ricotta o il pesce fresco, nei suoi appunti di viaggio nota anche qualche cosa che non va.

“Torno ogni due anni. Sono incantato di questo paesaggio. Da qui vedo il mare e se mi volto scorgo la punta dell’Etna. Paesaggi straordinari. Ma rispetto all’ultima volta noto i paesi più puliti e più sporche le periferie. Non ne posso più di vedere spazzatura in giro, nelle strade di campagna”.
John Keahey ora è tornato a casa. Ogni volta che torna scopre una Sicilia diversa e sempre più misteriosa. Al suo prossimo ritorno a Racalmuto presenteremo i suoi due libri in quello che ormai è diventato un suo luogo d’adozione e magari ascoltarlo mentre conversa con il suo amico Chiarelli.

Si, ma non chiamatemi uno scrittore viaggiatore, non sono Goethe – ci tiene a precisare –Torno perché in qualche modo me lo chiedono i miei lettori. Vogliono che faccia io da cicerone in questa terra straordinaria ancora tutta da scoprire. Io cerco l’anima della Sicilia, ma credo che non riuscirò mai a capire veramente quest’isola. Ed è forse questo il segreto di tanta bellezza e tanto mistero”.

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *