“Da Milocca a Milena…”

|




Il ruolo dell’antropologo nella storia comunitaria. Un libro sulla ricerca, fatta agli inizi del Novecento, dall’antropologa americana Charlotte Gower a Milocca, divenuta poi Milena. Le riflessioni di Sam Migliore

Da Milocca a Milena – Il ruolo dell’antropologo nella storia comunitaria” è un libro di Sam Migliore, Margaret Dorazio Migliore e Vincenzo C. Ingrascì. Una monografia sull’antropologa americana Charlotte Gower, che agli inizi del Novecento effettuò uno studio su Milocca, divenuta poi Milena. Il libro, presentato recentemente a Milena, si avvale anche della postfazione di Tommaso Palumbo.

Di seguito pubblichiamo le riflessioni di Sam Migliore, uno degli autori, medico e antropologo  alla Kwentlen Polytechnic University, Canada

_____________________

“L’antropologia, oggi, differisce molto dal tipo di lavoro messo in atto quando Charlotte Gower era una studentessa all’Università di Chicago. Gli antropologi del tempo si concentravano soprattutto sui popoli indigeni del Nord America e su piccole società del mondo non occidentale. Nel 1928, con la pubblicazione di Robert Redfield sullo studio di una comunità di contadini in Messico, si è assistito ad una nuova direzione degli studi antropologici. Charlotte Gower era all’avanguardia di questo nuovo movimento; la sua ricerca a Milocca è stata la prima a prendere piede in Europa e solo la seconda, da parte di un antropologo americano, a studiare una comunità di contadini.

Come abbiamo discusso nel nostro libro, il lavoro di Charlotte Gower è stato pubblicato troppo tempo dopo la sua ricerca sul campo, ovvero non prima del 1971; il suo studio non ha quindi ottenuto il giusto riconoscimento da parte dell’antropologia, come lei stessa aveva desiderato. A Charlotte Gower (poi Chapman) è stata solamente riservata una nota a piè di pagina nella storia dell’antropologia Nord americana. A Milocca/Milena, comunque, il lavoro di Charlotte Gower Chapman ha ottenuto un risultato migliore. E con la pubblicazione di questo libro, noi speriamo che l’antropologia torni ad esaminare e ad apprezzare maggiormente il suo lavoro.

Da studente di antropologia in Canada negli anni’70-80 non avevo mai sentito menzionare il suo nome durante le mie lezioni. Uno dei miei professori, Richard Slobodin, sentendo che ero nato in Sicilia, mi fece davvero un gran favore nel darmi in regalo il testo di Charlotte Gower Chapman . Leggere il libro mi ha reso ancora più orgoglioso di essere un canadese-siciliano. Ha inoltre accresciuto il mio interesse nello studio di temi siciliani e italiani, come studente di antropologia prima ed antropologo professionale dopo.

Nel 2003, Margaret Dorazio -Migliore ed io ci siamo recati in Sicilia per condurre una ricerca su alcuni temi dibattuti tra siciliani, in particolare tra immigrati racalmutesi ad Hamilton, in Ontario in Canada. La ricerca riguardava problematiche relative all’identità e al benessere. Sulla base del nostro studio ad Hamilton, sapevamo che la Festa della Madonna del Monte rivestiva un ruolo importante nel modo in cui le persone parlavano sia della loro identità che del loro benessere. Il nostro obiettivo era quello di studiare ulteriormente il fenomeno a Racalmuto e dintorni.

A Milena abbiamo notato come le cose fossero un tantino più complicate; qui esisteva un fattore aggiunto che non era presente né a Racalmuto né in altre comunità circostanti. Quel fattore era il ruolo di Charlotte Gower Chapman nella storia comunitaria. Non era tanto il fatto che tutti parlassero di lei, ma piuttosto il suo ricordo che sembrava venire in mente nelle più svariate occasioni e in contesti diversi (come in alcuni dei lavori dello straordinario storico locale Arturo Petix).

Quando abbiamo deciso di includere nel nostro studio il ruolo della Chapman nella comunità, siamo stati accolti dalla stessa domanda:  Vi concentrerete su come le cose siano cambiate da quando Charlotte Gower ha condotto qui la sua ricerca? Sebbene il nostro libro affronti alcuni di questi punti, non è questo l’obiettivo principale del nostro studio. Non era nostra intenzione tentare di riprodurre l’eccezionale lavoro che altri, come Wim Ravesteijn, Paolino Schillaci, Caterina Pasqualino e Guy Petterson avevano già presentato sull’argomento, per non parlare dell’eccellente traduzione di Vito Messana del testo originale della Chapman. Abbiamo, invece, voluto prendere alla lettera le parole di Tommaso Palumbo:la comunità aveva bisogno di sapere di più sulla stessa Charlotte. Abbiamo cercato di combinare questo assieme al nostro interesse per il suo ruolo e il suo significato, oggi, nel paese.

Questo è il tipo di libro che abbiamo creato per la comunità. Ringraziamo tutti coloro i quali hanno contribuito in maniera varia allo studio, l’ex Sindaco Dott. Giuseppe Vitellaro, il Professore Antonio Vitellaro, il nostro amico Tommaso Palumbo e tanti altri che hanno reso possibile questa pubblicazione. Ringraziamo inoltre Anna Foschi Ciampolini per la traduzione del nostro testo originale di lingua inglese. Ed infine, Vincenzo Ingrasci’, il nostro coautore, senza il quale il libro non avrebbe potuto essere completato e che ha impiegato lunghe ore a parlare con le persone, ad individuare materiali scritti e ad assicurarsi che la nostra ricerca fosse sulla strada giusta. E’ un grande onore per noi avere il nostro libro pubblicato sia in italiano che in inglese nonché di vederlo aggiungersi ad un’ampia letteratura riguardante una piccola, ma fantastica comunità, una comunità che abbiamo scoperto di amare in maniera sincera e che speriamo un giorno di poter tornare a visitare. Siamo lieti e grati di poter contribuire e condividere, in minima parte, un pezzo della vostra storia che in un certo senso è anche la nostra”.

Sam Migliore

Traduzione Italiana di Annarita Vitellaro

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *