Cuore di scogli

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Il racconto della domenica

Elena Musso

Aveva scoperto il borgo quasi per caso durante una delle sue pedalate quotidiane. Percorreva ogni giorno quella strada tutta curve e tornanti a picco sul mare per recarsi al lavoro. I raggi giravano veloci come lancette di un orologio impazzito. Rallentavano appena nelle salite più impervie. La massa di ricci scompigliata dal vento, il naso a tagliare l’aria gelida del mattino, le mani aggrappate al manubrio e i piedi ben saldi sui pedali.  Un’ora di muscoli tesi, fiato grosso e sudore. Ogni mattina la stessa strada, ogni mattina un paesaggio diverso dietro ogni curva. Bastava un raggio di sole che precipitasse sulla superficie increspata della distesa di acqua e sale, oppure una nuvola che imbrattasse di grigio cielo e onde e tutto mutava. Anche il suo stato d’animo. Spesso si fermava su uno strapiombo roccioso a contemplare la lunga linea dell’orizzonte, recuperando fiato e ricordi.

Fu così che lo scoprì. La prima volta rimase a guardarlo dall’alto del costone, ammaliata da quel piccolo grumo di tetti abbarbicati alla roccia. Con una foto cercò di fermare quell’istante magico in cui i primi raggi di sole si riflettono sulla superficie lucida del mare e creano bagliori che scaldano i muri bianchi delle case ancora assopite.

Riprese il suo percorso spingendo con più forza sui pedali per recuperare il ritardo dovuto a quella sosta imprevista. Quel piccolo villaggio di pescatori, nascosto fra gli anfratti della costa, le era rimasto nella mente e nel cuore.

Sapeva di essere arrivata quando al ronzio delle ruote sull’asfalto si aggiungevano altri suoni: il saluto di un passante, le grida dei venditori ambulanti, un clacson impaziente, il vociare dei bambini davanti alla scuola. Scese dal sellino quasi al volo, legò, come faceva tutti i giorni, la canna della bici a un palo e la lasciò lì, coi pensieri impigliati fra i raggi. A fine giornata sarebbero tornati insieme a casa, lei e i suoi pensieri. Ma quel giorno un pensiero su tutti le occupò la mente. Voleva saperne di più di quel piccolo borgo scoperto al mattino. Un collega, dalla sua descrizione lo individuò subito e le diede tutti i riferimenti su come arrivarci e qualche dritta sui posti più suggestivi. Ci ripensò tutta la giornata. Era venerdì, il giorno dopo non avrebbe lavorato. Si svegliò di buonora, inforcò la bici e come una freccia percorse i tornanti di quella costiera che conosceva a memoria.

Seguendo le indicazioni, imboccò la strada che deviando dalla principale, la condusse al centro di quel gomitolo di case. La giornata di inizio estate era tersa e abbagliante da togliere il fiato. Si fermò a prendere un caffè e i pochi avventori del piccolo bar la fissarono con curiosità, ma non mostrando alcuna diffidenza. “Signorì di dove siete?” le chiese un vecchietto dalla pelle scura e rugosa, con un sorriso aperto e sdentato. “Di Salerno” rispose, ricambiando il sorriso. Fu l’incipit di una conversazione piacevole, ricca di espressioni dialettali che coloravano le frasi come fossero pennellate vivaci nel disegno di un bambino.

Scoprì così come raggiungere la caletta sotto la torre. La piccola spiaggia di ciottoli levigati dal mare riposava serena fra le braccia rocciose del costone che si allungava nell’acqua di un blu intenso, frantumandosi in tanti scogli scuri chiazzati di alghe e punteggiati da decine di patelle. Appoggiò la bici ad uno spuntone di roccia lambito da un cono d’ombra e sfilò la maglietta e i bermuda che ripiegati, appoggiò sul sellino ed a passi decisi si diresse verso la riva. L’acqua, ancora troppo fredda, le procurò un brivido lungo la schiena. Trattenne il respiro un istante e si tuffò abbandonandosi all’abbraccio liquido di un mare limpido e sereno. Fu amore.

Da allora, ogni fine settimana le ruote della sua bici e lei trovarono riposo nel cuore accogliente del borgo. Anche gli abitanti le adottarono come parte della propria famiglia. Spesso, si fermava anche la sera, prendeva una piccola stanza in affitto da una signora gentile che l’aveva accolta con entusiasmo quando uno dei pescatori del posto gliel’aveva presentata. Le notti erano magiche, si sedeva sugli scalini della chiesa dove trovava sempre qualcuno, insonne come lei, con cui consumare chiacchiere e una birra ghiacciata. Poi, tornando verso la piccola casa vicino alla spiaggetta, si fermava a osservare le stelle che bucavano come punte di spilli il raso scuro del cielo.

Quell’idillio durò a lungo, finché un giorno non le arrivò la comunicazione del suo trasferimento al nord.

L’ultimo saluto al paese e ai suoi abitanti ebbe il sapore dolceamaro di festa e di lacrime. Foto, barattoli di conserve casalinghe, la conchiglia rosa e bianca donata da un pescatore diventarono il prezioso tesoro da portare con sé nel viaggio verso la sua nuova vita, piena di incognite e non pochi timori. Non potevano esserci al mondo due posti più diversi del borgo e Milano e quest’ultima, nel confronto, aveva decisamente la peggio.

Non era tipo da arrendersi alle difficoltà e anche se con fatica, si mimetizzò abbastanza bene col nuovo ambiente, creando nuovi rapporti e nuove abitudini. Si aggrappava al manubrio della sua bici per vincere i rigurgiti di nostalgia che risalivano dal cuore. Le lunghe pedalate sulle strade dritte e nebbiose che attraversavano la pianura fuori città come trame di precise ragnatele, non avevano nulla a che fare con i chilometri di tornanti fra salite e discese della costiera. Anche il fiato raccontava altro.

Non era nella sua indole indugiare in sentimentalismi e malinconie, ma, a volte, fumando una sigaretta al balcone del suo piccolo appartamento nel centro, seguendo con lo sguardo il filo di fumo che si mescolava alla nebbia densa che ricopriva ogni cosa, le sembrava di intravedere un ritaglio di raso scuro punteggiato di stelle.

                                                                              

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2 Responses to Cuore di scogli

  1. Rossana Rispondi

    03/11/2019 a 19:49

    È un racconto che arriva al lettore con immagini e sentimento. La novità della scoperta, la gioia di piccoli piaceri assaporati con lentezza, la malinconia e la nostalgia risuonano in chi legge prendendo forma, colore ed emozione. Molto bello.

  2. Rossana Rispondi

    03/11/2019 a 19:55

    Un racconto molto bello che risuona nel lettore evocando immagini e sentimento. Gioia, malinconia, nostalgia, prendono forma diventando fotografia, sapore, ricordo di qualcosa difficile da perdere.

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