“Cucciola, che fai?”. Come era bella la didattica in presenza!

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Pianeta scuola. La Didattica a distanza e le tecniche di strategia bellica degli studenti 

Angela Mancuso

Pare che le scuole superiori rimarranno chiuse almeno fino al 7 gennaio del 2021. S’era, per un attimo, paventata la possibilità di riaprirle prima di Natale. C’eravamo già organizzati per fare in classe l’alberello. Ognuno avrebbe portato una pallina. Come si usa fare ogni anno. E io m’ero organizzata per concentrare le verifiche orali in presenza. No, perché per quanti accorgimenti si possano prendere, loro, gli studenti, conoscono mille modi per leggere la lezione. Su youtube si trovano innumerevoli tutorial. Spiegano come istallare programmi per creare distorsioni e interferenze nell’audio, come offuscare il video in modo che non si veda che l’occhio cade sul libro, come disporre i pizzini attorno allo schermo, dove far nascondere la mamma suggeritrice, e così via.

Hanno messo a punto (loro, gli studenti) tecniche di strategia bellica che neanche Leonida alle Termopili. Però se gli si chiede di scrivere un compito su una pagina word e inviarlo tramite mail cominciano a sudare freddo. Quello delle verifiche è il problema più serio che dobbiamo affrontare. Soprattutto le verifiche scritte. In pochi minuti Google ti trova le risposte ad ogni tipo di domanda, le traduzioni di ogni brano di  latino e di greco, ti manda a casa un matematico di fiducia a risolvere le equazioni di secondo grado. È davvero frustrante per noi docenti. I compiti in presenza, invece, sono bellissimi. Puoi liberamente seminare terrore, angoscia, panico e distruzione. Sequestrare cellulari, aumentare il distanziamento a fini  strategici, isolare precauzionalmente il più bravo mettendolo faccia al muro. Far porre zaini, astucci, diari, panini e oggetti non meglio identificati accanto alla porta. Ogni tanto qualche cellulare sulla cattedra si illumina

“Cucciola, che fai?”

Mi viene la tentazione di rispondere, ma i loro smartphone sono più blindati del caveau della Banca d’Italia.

“Inserisci PIN, inserisci codice, impronta digitale, impronta nasale, piroetta, triplo salto mortale”

Talvolta qualcuno invoca il mio aiuto. Che io, con generoso spirito pedagogico, ben volentieri elargisco.

“Preessoré, la terza domanda non la capisco”

“Arrangiati. L’ho spiegato mille volte. La signora che abita qua di fronte sa questa lezione a  memoria. Così imparate a studiare!”
Come può non mancare tutto questo?

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