Covid. Quale “speranza”?

di | 28 Dic 20

La “speranza” che i vaccini sconfiggeranno subito il virus è una mezza verità

Antonio Liotta

Covid – 19, in un recente articolo presentavo alcune riflessioni sulle voci della paura (coprifuoco, confinamento, morte) ora, nei giorni finali di questo incredibile 2020, desidero esprimere, in forma quasi di appunti, alcune idee sul concetto di SPERANZA riprendendo le conclusioni di quell’articolo che portava a ragionare su un futuro sviluppo sostenibile e solidale con al centro la Persona e la Cultura.

Il decorso della pandemia da Covid-19 ha sviluppato elementi di “speranza” che hanno portato a credere che presto tutto si sarebbe risolto, che saremmo tornati alla “normalità”, che ognuno avrebbe potuto  fare, come in passato,  ciò che – liberamente-  voleva  e che vorrà: ormai è finita!

Questa convinzione è stata inculcata dall’enfatizzazione sull’arrivo dei vaccini e sul ruolo che svolgerebbero in tempi brevi. Da qui il credo: il virus è battuto! Da qui i provvedimenti leggeri messi in atto dal Governo Italiano tendenti a salvaguardare l’economia del Paese piuttosto che la Salute collettiva, perché, in fondo dieci, ventimila morti in più sono numeri che non fanno testo in rapporto ai dati economici e le ricadute sociali. Cinismo in fase di guerra? Non è una novità: il lancio delle bombe nucleari su Hiroshima e Nagasaki insegnano, così come i morti sul lavoro, le donne assassinate per gelosia. Numeri su numeri che fanno scalpore quando i fatti accadono e che subito vengono rimossi da una valanga di altre notizie e/o nella sommersione artata e mirata di fake news.

La “speranza” che i vaccini sconfiggeranno subito il virus è una mezza verità; che torneremo presto alla normalità, al “tutto come prima”,  è solo un auspicio, un miraggio. Il “realismo” è un’altra cosa e nella sua crudezza porta a dire  che:

  1. la pandemia da Covid-19 non è finita e che proprio nei prossimi mesi troverà nelle condizioni climatiche, nell’aumento di inquinamenti (a maggiori concentrazioni nelle grandi città e zone industrializzate), uno sviluppo con capacità di contagio elevato favorito dalle specifiche caratteristiche del virus di mutare con facilità;
  2. i vaccini (dal 27 dicembre 2020 praticati in Italia) daranno il loro risultato (parziale perché le persone vaccinate saranno ancora poche) non prima di maggio-giugno 2021 per garantire maggiore sicurezza a fine anno prossimo;
  3. i vaccini, in rapporto ad ogni propria specifica struttura, garantiranno – in atto- una immunizzazione parziale e non assoluta che comporterà la necessità di cicli ripetuti di somministrazione annuale;
  4. la pandemia da Covid-19 non finirà nel 2021 ma continuerà negli anni successivi – con tutte le sue varianti e criticità – così come succede con il virus dell’influenza (fratello del Covid-19).

Quanto premesso, porta ad affermare che ogni misura di contenimento dei contagi dovrà essere mantenuta e proporzionata agli sviluppi pandemici e che, in ogni caso, resteranno sempre validi gli utilizzi di mascherine (che ci auguriamo migliorate in ogni direzione: forma, materiali, capacità di blocco delle particelle virali), il distanziamento, l’igiene costante di mani.

La forza dirompente del Covid-19, dopo un anno di cruda e dura verità, porta ad affermare che niente potrà più essere come prima. Tornare alla “normalità”, cioè  ad essere, a vivere come prima, il solo pensarlo, è pura follia. Tutti abbiamo capito che il giocattolo si è rotto e sono venute fuori le inadempienze che hanno reso deboli ed insufficienti: il Sistema Sanitario, l’organizzazione del Lavoro, la digitalizzazione del Paese, il Sistema Scolastico-Formativo, la Ricerca Scientifica, il Sistema Pensionistico, le misure antinquinamento,  i provvedimenti assistenziali, le grandi Infrastrutture viarie e telematiche, la gestione dell’Economia, il rapporto tra Potere Centrale e Governo delle Regioni.

Quanto tutto ciò abbia  influito a rendere più tragica la Pandemia  e responsabile dell’elevato numero dei decessi, merita una specifica indagine che va fuori da questo contesto di riflessioni. Se archiviamo il concetto di “normalità” nello spazio impossibile, una particolare attenzione va rivolto a quello di speranza. Tutti usiamo questo termine carico di forte significato.

Cos’è la “speranza”? Per dirla con Aristotele, la “speranza è un sogno ad occhi aperti”, “il fondamento del pensiero”, è privilegio dell’Uomo che è capace di progettare il suo futuro. La speranza, quindi,  è progetto, costruzione, la migliore possibile utopia alimentata dalla ragione, visione di un futuro che potrà realizzarsi se al centro di tutto staranno la Persona e la Cultura. Riporto il pensiero -che condivido pienamente – del premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz: “È pienamente in nostro potere costruire un mondo post-pandemia più sostenibile, equo, cooperativo e competente di quello che avevamo prima della crisi”.

Oggi, il “migliore dei mondi possibili” può trovare realizzazione con una gestione globale mondiale coordinata e responsabile della ricerca scientifica, dell’Economia, dei processi culturali, dello sviluppo solidale. Siamo difronte ad un cambio epocale e non capire questo comporterà errori irreversibili che non possiamo permetterci.

Dice un proverbio cinese: “alla base del faro non c’è luce”. Focalizziamo i problemi, seguiamo  la giusta rotta che il faro ci indica quale punto di partenza e punto di arrivo. Concentriamo il nostro Sapere su traguardi creativi, credibili e possibili. Questa è la mia “speranza” e mi auguro che diventi di tutti a partire da ora. Il futuro è dell’Uomo.

__________________

Antonio Liotta.

Medico Anestesista-Rianimatore e già primario del Reparto Hospice – Clinica del dolore, Ospedale di Agrigento

4 Commenti

  1. Avatar

    Credo che quello che tu dici sia da condividere in pieno , spero però anche nel buon senso delle persone.

    Rispondi
  2. Avatar

    La speranza ha due bellissimi figli: lo sdegno e il coraggio. Lo sdegno per la realtà delle cose; e il coraggio per cambiarle (S.Agostino) …. ogni cambiamento è un misto di speranza e di paura del nuovo e dell’incerto… ma “non c’è speranza senza paura ne paura senza speranza “ (Spinoza) … quindi dobbiamo avere coraggio, affrontare la paura (Aristotele) tentare quel cambiamento culturale, ambientale, etico,economico e sociale capace di garantirci un nuovo equilibrio umano fatto di condivisione, rispetto dei nostri simili e dell’ambiente non temendo la paura perché come ci ricorda Goethe “ quando la paura bussò alla porta il coraggio è andato ad aprirla ma non trovó nessuno”

    Rispondi
  3. Avatar

    Condivido pienamente il tuo pensiero,

    Rispondi
  4. Avatar

    Condivido e diffondo. Grazie. Marina Bressn

    Rispondi

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

About Antonio Liotta

Avatar BURNÌA di ANTONIO LIOTTA. Editore. Idee, pensieri, fatti da proteggere e diffondere per una crescita democratica...

Connect

View all Posts

Articoli

Cerca nell’archivio

Archivi


Facebook