Coronavirus. Pensiamo bene a cosa ha fatto l’essere umano per arrivare a questo

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È ovvio, qualcosa è andata storta

Alessandro Riccardo Tedesco

È ovvio, qualcosa è andata storta, qualcosa non ha funzionato nel nostro modo di vivere, l’Era della Stagione Unica non è un capriccio della Natura, ma la sua risposta ai nostri eccessi. 

Cosa abbiamo combinato, cosa ha fatto l’essere umano per arrivare a questo, bisognerà pensarci bene, perché il nostro vivere quotidiano dovrà subire dei cambiamenti, in cui la responsabilità verso gli altri e la conservazione dell’ecosistema, possano trovare finalmente un posto centrale nella vita di noi tutti.  

C’è qualcuno che riesce a pensare che tutto tornerà come prima? C’è qualche incosciente che crede di potersi rimettere in macchina fregandosene del monossido di carbonio o di riprendere il suo motoscafo e scorrazzare tra le meravigliose scogliere della Costa Smeralda o realizzare l’ennesima colata di cemento in un paradiso terrestre come la Riserva WWF di Torre Salsa perché contribuisce al turismo?

C’è qualcuno che crede di poter ritornare a fare la vita di sempre, quella che conoscevamo prima di questo maledetto virus? C’è qualcosa di ancora più inquietante dell’idea che tutto torni a risplendere come prima, o magari più di prima, che il caos delle città sia definitivamente un ricordo lontano, che nelle nostre città l’aria torni respirabile, e  le acque dei fiumi riacquistino un po’ del loro colore naturale, e il mare ci restituisca quello che nel tempo ci ha solo donato e non ancor più bottiglie e sacchi di plastica. 

Pensare che dopo la scoperta di un vaccino tutto tornerà come prima è una mera illusione, frutto di un diniego, non dissimile da chi nelle settimane scorse, e purtroppo ancora oggi, nonostante le avvisaglie, rifiutava, e ancora rifiuta, di introdurre dei cambiamenti negli stili di vita.

Sì, siamo sicuri  che il vaccino arriverà, confidiamo nella scienza, in coloro che non si stanno certo risparmiando e che mettono in gioco le loro vite, talvolta perdendole. Ma c’è anche che in questa corsa contro il tempo che si è innestata conteremo purtroppo tante altre perdite umane. 

Quanto è grande lo sconvolgimento delle esistenze cui dolorosamente stiamo assistendo, lo stiamo iniziando a percepire solo ora. Lo ha capito bene chi c’è passato prima di noi, dalla Cina a Bergamo. Stiamo, a poco a poco, passo dopo passo, minuto dopo minuto, notizia, grafico, decreto, ordinanza, messaggio dopo messaggio, riscoprendo la fragilità dell’esistenza umana, rimossa e negata dalla follia di una vita che si allontana sempre più dalle sue origini.

Ecco, c’è ora  più che mai la necessità, l’esigenza di dovere imporre una revisione  degli stili di vita delle nostre società, e trarre “una lezione” per quanto tragicamente accade. Sarebbe nostro dovere, di noi tutti, assumere il “principio di responsabilità” come valore non solo nei confronti dei nostri simili, di chi abita la Terra, ma nei confronti della Terra stessa, dell’intero ecosistema, della natura, di cui l’umanità è parte. La nostra natura. 

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