Coronavirus. E’ proprio vero stiamo diventando un po’ tutti migliori

|




Non lo nego, la cosa comincia a piacermi

Giovanni Salvo

E’ proprio vero in questo periodo di costrizione, di isolamento, di riflessione, di paura, siamo diventati un po’ tutti migliori, più sensibili. Come giusto che sia, un po meno egoisti ed orgogliosi, più altruisti. Non lo nego, la cosa comincia a piacermi.

Era dunque proprio vero che per apprezzare la luce serve passare dalle tenebre. Non ci era bastato leggerlo, ci serviva provarlo. Impegnati come eravamo a compiere le nostre “imprese rischiose”, cercando di vivere la vita in maniera frenetica e boriosa.Arrivando talvolta ad essere persino scontrosi con gli altri, in quanto orgogliosi della nostra posizione sociale o culturale; atteggiamento che rappresenta la peggiore forma d’ignoranza.

Ma poi all’improvviso, così senza aspettare lo scorrere del tempo, degli anni , del sopraggiungere della vecchiaia; di botto un virus microscopico ci costringe,  buttandola in letteratura, a provare ” una certa uggia delle nostre scelleratezze”. Una fastidiosa senzazione di noia, di inquietudine, che finisce per  renderci, almeno per il momento, piu’ buoni, piu’ attenti, piu’ alla mano.

E allora siamo riconoscenti verso il prossimo, verso i medici, le forze dell’ordine, etc etc. Rispolveriamo i ricordi,  vecchie passioni,  antiche pietanze, impastiamo il pane, alla buona, come un tempo. La farina ritorna ad imbiancare le  nostre tavole,  e la cosa non dispiace. Paradossalmente,  chiusi in casa con la mancanza di luce naturale, di sole, senza l’ombra degli alberi, sembriamo stare piu’ spesso uniti. Stiamo seduti a tavola per piu’ tempo, impauruti ed affamati, pronti ad inghiottire tutto, anche la nostra boria, la nostra presunzione, la nostra spocchia, la nostra superbia.

Tenuto conto di cio’, escludendo il numero inaccettabile ed esorbitante di decessi,  la circostanza sembra proprio non ci stia facendo solo del male; come recita un  vecchio proverbio: “inghiotti il tuo orgoglio ogni tanto, non fa ingrassare”.

Costretti a stare a casa per paura, per legge o per responsabilita’, le notti non sono piu’ corte come un tempo. Tutto e’ dilatato e rallentato, e la riflessione  trova il suo giusto spazio. Di notte il famoso confine tra “il bene ed il male” non appare cosi’ netto, per come avevamo pensato.

E’ bastato poco a farcelo capire, praticamente un virus invisibile, qualcosa infinitamente piccolo, meno di un granello di sabbia. La storia dell’umanita’ e’ piena di terribili epidemie che hanno mietuto centinaia di migliaia di vittime, ma poi tutto e’ ripreso come prima; fortunatamente o sfortunatamente l’uomo dimentica.

Siamo pronti davvero, dopo questa brutta esperienza, a non essere più tanto codardi? Penseremo veramente in modo diverso? Se trionferà il bene sul male, faremo tesoro della provvidenza? Finendo per contraddirsi, la letteratura a questo punto non ci aiuta, anzi ci confonde: “Hanno pianto un poco, poi si sono abituati. A tutto si abitua quel vigliacco che è l’uomo!”

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *