Contessa Entellina. Alla scoperta di un territorio che “nasconde molto altro”

di | 21 Mar 21

Presentato dal sindaco Leonardo Spera il progetto “Mecenati di noi stessi”, che prevede tra l’altro la riscoperta dei luoghi cari ad Eleonora d’Aragona. Inaugurato il murale di Igor Scalisi Palminteri.

Il murale di Igor Scalisi Palminteri

Al via a Contessa Entellina la riscoperta dei luoghi della nobildonna Eleonora d’Aragona, nipote del re di Sicilia Federico III, moglie di Guglielmo Peralta, signore di Sciacca.

Inaugurato oggi un affresco urbano di Igor Scalisi Palminteri che si ispira al busto di Eleonora, conservato a Palazzo Abatellis a Palermo e realizzato da Francesco Caruana.

Eleonora d’Aragona, visse, si sposò, governò e morì nel lembo di Sicilia tra Giuliana e Caltabellotta; della sua tomba si persero le tracce, ma il monumento funebre fu eretto nell’amato monastero di Santa Maria del Bosco di Calatamauro, a pochi chilometri da Contessa Entellina, Comune che ha deciso di renderle omaggio, commissionando all’urban artist Igor Scalisi Palminteri il grande murale oggi inaugurato nell’ambito di un progetto del Comune, “Mecenati di noi stessi”. che proseguirà con altre realizzazioni artistiche riconducibili ad altri periodi storici, come quello dell’insediamento albanese (la colonia fu la prima in Italia, nata nel 1450), che ha connotato profondamente l’identità culturale dei contessioti: l’antica lingua albanese viene ancora parlata e il rito che si officia è quello greco-bizantino.

Non sono solito, per scelta, dipingere regnanti o potenti; preferisco santi protettori, artigiani, povera gente – spiega Igor Scalisi Palminteri  –; ma in questo caso mi ha convinto la figura di Eleonora, signora amata dal popolo. E, soprattutto, il confronto con una scultura: la tridimensionalità mi ha sempre affascinato, la vera sfida è trovare un modo per riprodurne la profondità. Non sto interpretando, le linee sinuose e ieratiche già bastano: è come se stessi facendo la cover di una canzone. La mano del Laurana, la delicatezza dell’ovale, la signorilità che sembra sprigionare dall’intera figura della nobildonna, la sua storia che ha attraversato i secoli: tutto mi ha portato ad amare Eleonora, a volerla rendere viva, avviare con lei un discorso personale, confidarmi, abbracciarla”.

A poca distanza dal murale su Eleonora d’Aragona, sarà realizzato un secondo affresco urbano che riproduce lo stemma del Comune: la nera aquila bicipite e coronata, simbolo d’Albania, che tiene tra le zampe un nastro con il nome di Contessa Entellina.

Contessa Entellina fa parte di un network di 42 borghi siciliani che – sotto l’egida delle Vie dei Tesori – hanno deciso di fare sistema per portare avanti politiche di rigenerazione, valorizzazione, lotta allo spopolamento, ma soprattutto crescita comune dei territori. Ed è in questa ottica che si inserisce il progetto del Comune, “Mecenati di noi stessi” che comprende – oltre ai due murales di Igor Scalisi Palminteri – anche una scultura dell’eroe albanese Skanderberg, affidata allo scultore palermitano, di stanza a Londra, Vincenzo Muratore; il restauro e sistemazione di decorazioni nel centro storico e la realizzazione di 28 elementi decorativi dell’artista Carmelo Giallo; infine un percorso tra le icone bizantine realizzate da Vincenzo Bruno, uno degli ultimi artigiani che lavora con la tecnica della tempera all’uovo su legno.

“Vorremmo far sì che il visitatore scegliesse di venire a Contessa Entellina, finora lontana da ogni circuito turistico – spiega il sindaco Leonardo Spera, che ha presentato il progetto -. La figura di Eleonora d’Aragona sarebbe solo il primo spunto per partire alla scoperta di un territorio che nasconde molto altro”. “Vogliamo riacquistare la nostra storia attraverso l’arte” – sottolinea –  l’assessore alla Cultura Carolina Lala. “Inoltre, con le Strade del Vinoaggiunge l’assessore alla comunicazione e marketing territoriale Ciro Benanti – costruiremo una brand identity attraverso lo storytelling del territorio”

Tradizioni arcaiche, i riti dell’antica Entella, i resti del castello fortificato di Calatamauro da cui proviene il mosaico bizantino conservato al museo archeologico Salinas; ma anche la lingua e la cultura arbëreshë, i presidi enogastronomici dei monti Sicani: tutti tesori di un territorio poco frequentato che potrebbe aprirsi al turista curioso, appassionato, alla ricerca di esperienze ed emozioni”.

“Tutti itinerari sottoline Laura Anello, presidente delle Vie dei Tesori – che contribuiremo a costruire e a valorizzare tutto l’anno”.

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