“Con il Festival di San Remo mi sono guadagnato un angolo di paradiso”

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Memoria storica dello spettacolo in Italia, Totò Rizzo, giornalista e autore di teatro, si racconta a Malgrado tutto. “Il monologo Le mille bolle blu? Un piccolo miracolo che ha ancora tanto successoUn ricordo che mi sono tenuto dentro? La grande malinconia di Ugo Tognazzi”

Totò Rizzo

Incontriamo Totò Rizzo, giornalista e autore di teatro, al Giornale di Sicilia, dove è stato per tanti anni caposervizio, prima del telegiornale di Tgs e poi del settore cultura e spettacoli. Rizzo ha scritto migliaia di articoli, ha intervistato i principali personaggi del nostro Paese. E’ stato inviato per 25 anni al Festival di Sanremo. Rappresenta un po’ la memoria storica dello spettacolo in Italia.

Per 30 anni ti sei occupato, come dici tu con ironia, di soubrettes e ballerine. Cosa rimane di questo mondo quando si spengono i riflettori?

“Dentro di me un grande patrimonio di emozioni che ancora oggi non nascondo quando si apre un sipario o si incontra un personaggio di forte carattere della nostra scena o del nostro panorama culturale. E sono rimaste anche delle belle amicizie, dei rapporti che durano al di là di una frequentazione non assidua”.

Hai anche raccontato per tanti anni il Festival di Sanremo. Cosa sfugge al telespettatore del Festival della canzone, qual è l’aria che si respira in sala stampa? Ci possiamo fidare del risultato finale?

“Ne ho fatte 25 edizioni da inviato e dico che per questo mi sono guadagnato un angolo di paradiso. E’ un gran circo il Festival con una carica di adrenalina e di fatica impressionanti. In sala stampa si lavora dalle dieci del mattino alle due di notte, l’orario in cui ti puoi consentire l’unico pasto vero della giornata. Io credo che ci si possa fidare. Il regolamento quello è: se decidi che una percentuale di voto spetta ai telespettatori, una ai giornalisti, una ancora alla cosiddetta giuria di qualità, a quelle regole devi attenerti. Poi, sai, la polemica è sempre grasso che cola”.

Hai intervistato scrittori, musicisti, poeti, giornalisti, attori di primissimo piano. Un ricordo che ti sei tenuto dentro e non hai voluto scrivere sul giornale…

“La grande malinconia di Ugo Tognazzi poco prima della sua morte. Era come se avvertisse il senso della fine, nonostante avesse solo 68 anni, c’era il senso di aver perduto per sempre un tempo che non gli sarebbe appartenuto più tranne che nel ricordo. Ecco, provai pudore per quel suo sentimento e non ne scrissi. Avrei potuto ricamarci su ma mi sembrò quasi osceno farlo”.

C’è un grande personaggio che ha cambiato la tua vita?

Tutti gli incontri hanno lasciato qualcosa, è raro che di tanti personaggi ce ne sia uno di cui non sia rimasta traccia. Siccome la cecità ha lambito la mia vita – mia madre, insegnante, era cieca – l’incontro con Borges o, più di recente, con Camilleri, mi hanno fatto comprendere meglio quello che avevo già compreso nel rapporto con mia madre, in quella dimensione intima, domestica.

Quando nasce la tua passione per la scrittura?

E’ nata prima la mia passione per tutto quello che era spettacolo. Mi affascinava soprattutto il mondo del teatro dove ho messo piede per la prima volta a sei anni, grazie a mio padre. La passione per la scrittura è arrivata dopo quando ho capito che quel mondo mi sarebbe piaciuto raccontarlo. E mi sarebbe piaciuto raccontare anche il dietro le quinte”.

Che cosa rappresenta per te il teatro?

Posso sfruttare un aforisma del mio amico Pino Caruso da poco scomparso? ‘Una forma di felicità interrotta dall’esistenza’ .

A proposito di teatro, hai scritto un monologo dal titolo “Le mille bolle blu”, interpretato da Filippo Luna, che ha ancora un enorme successo. Come è nato? 

Totò Rizzo con Filippo Luna

E’ un piccolo miracolo. E’ nato come uno dei racconti di un libro, ‘Muore lentamente chi evita una passione – Diverse storie diverse’ che l’editrice Maria Elena Vittorietti aveva pensato per narrare storie di omosessualità maschile in Sicilia nel corso del ‘900. Sono tutte storie autentiche. Tra queste ‘Le mille bolle blu’, il racconto sugli anni ’60. Quando abbiamo fatto le presentazioni del libro in Sicilia nel 2008 è stato chiamato Filippo Luna, allora libero da impegni teatrali, per leggere un paio di racconti. Di uno si era appassionato particolarmente ed era ‘Le mille bolle blu’. Mi proposero: ricavane un monologo. Io facevo il critico teatrale e ho detto di no: per me, o di qua o di là, o fai il critico o sei criticato. Poi, un inciampo di salute mi ha tenuto lontano dalla redazione per due mesi e, insistenza dopo insistenza, ho ceduto. L’ho scritto e mi sono dimesso da critico teatrale. Però è stato subito un successo e ancora lo è, anche di recente quando è approdato per la seconda volta a Milano.

Qualcuno ha scritto: La Sicilia è una guerra in 2 atti. Puoi commentare questa espressione?

Mi pare piuttosto una terra in perenne conflitto con se stessa, un’isola bifronte, benedetta e maledetta a un tempo. Finché non si libererà da una sindrome di sottomissione al potere politico, alle furberie burocratiche che si specchiano in quelle private, individuali, credo non ci sia grande speranza.

C’è un regista cinematografico al quale ti senti più legato?

“Come dico io, tutti quelli che mi fanno incazzare, nel senso che stimolano la mia rabbia nei confronti delle storture della vita o della società: amo “La battaglia di Algeri” di Pontecorvo così come molto Antonioni o Ken Loach. Mi sembra poco credibile la nuova commedia italiana, tranne rare eccezioni”.

Qual è l’ultimo film che hai visto?

Proprio un film italiano, ‘Domani è un altro giorno’, mi ha molto toccato.

 E l’ultimo libro che hai letto?

Sul comodino ho “Il tram di Natale” di Giosuè Calaciura. Giosuè è un amico oltre che il figlio di Anselmo Calaciura che è stato uno dei miei maestri di giornalismo. Non l’ho ancora finito ma mi sembra  molto bello. E poi l’estate scorsa, in vista della serie televisiva, sono rimasto folgorato dalla saga de ‘L’amica geniale’ della Ferrante che, per un vezzo intellettualistico, lo confesso, avevo rifiutato finora di leggere: mi sono sciroppato quattro volumi, quasi millecinquecento pagine, praticamente tutti d’un fiato. E poi mi ha affascinato ‘L’estate del ’78’ di Roberto Alajmo, un libro potente.

La stampa è bellezza?

Quando è racconto senza paraocchi, sì, quando è descrizione senza pregiudizi, quando è compartecipazione alle storie che stai raccontando. Non credo all’obiettività del giornalismo, credo a una sua etica, a una sua onestà, a una sua dimensione umana. E non deve mai scimmiottare la letteratura, quella è un’altra cosa. 

Totò Rizzo riceve il Premio Danzuso 2018 per il giornalismo culturale dal Sovrintendente del Teatro Massimo Bellini di Catania Roberto Grossi

La bellezza salverà il mondo?

Per ora vedo solo molta bruttura e pochissima bellezza. Viviamo un clima politico, sociale ma anche individuale molto brutto. La bellezza esiste ma facciamo finta di non vederla. E finché all’amore – inteso in tutti i sensi – preferiremo il rancore….

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Da quando mi sono messo in pensione mi sono adagiato un po’, ho voluto prendermi tempi che non conoscevo se non in piccolissimi ritagli. Però sono sempre all’erta quando il giornale mi chiede un pezzo, quando il quotidiano web per il quale collaboro, ‘Buttanissima Sicilia’, con il quale ho scoperto il piacere della scrittura on line, mi commissiona un articolo, quando intervengo su facebbok per un determinato argomento. A volte mi sembra di sentirmi vivo specialmente quando scrivo. Però ho in mente di finire una nuova cosa per il teatro e di tornare su certi miei racconti.

 

 

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One Response to “Con il Festival di San Remo mi sono guadagnato un angolo di paradiso”

  1. Ersilia mazzarino Rispondi

    11/03/2019 a 10:24

    Ti ho conosciuto di persona in un momento per me doloroso:la perdita di Fiammetta, ma mai mi era successo di capire tutto di un uomo dalla capacità di sofferenza contenuta nel suo sguardo. Che è stata la vera conferma del valore intellettuale già a me noto.

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