“Come la mafia conquistò l’Italia”

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Dopo 50 anni torna in libreria, edito da Zolfo, e con prefazione di Gaetano Savatteri, il “Il sasso in bocca”, di Michele Pantaleone

A distanza di cinquant’anni è tornato in libreria, edito da Zolfo,  il libro di Michele Pantaleone Il sasso in bocca.

“Questo è un best seller – scrive nella prefazione Gaetano Savatteri – che Ha venduto milioni di copie nel mondo, è stato tradotto in ventotto lingue. Ha avuto un successo universale e ha fatto molto discutere. Il sasso in bocca è la cronaca in presa diretta di come la mafia conquistò la Sicilia, l’Italia intera e pezzi degli Stati Uniti. O di come tentò di farlo, nella sottovalutazione colpevole di molti che avrebbero dovuto combatterla..”.

Leggere o rileggere questo libro, dunque, significa e deve significare qualcosa. Sicuramente è utile per fare un bilancio, non delle cose fatte, ma delle cose che (forse) non si faranno mai. Molto è cambiato, è vero, ma l’analisi è ancora valida, perché ogni giorno emergono fatti che non lasciano ben sperare sulle sorti della nostra società o sulla lotta contro l’illegalità.

Savatteri nella sua prefazione avverte: «Attenzione. La lettura può risultare drammatica […] resta l’amara consapevolezza che le mafie sono riuscite a sopravvivere e a rafforzarsi», oggi per tutti, ma in particolare per i giovani, c’è una domanda cardine su cui ruota forse l’intera vita siciliana: di chi ci si può o ci si deve fidare? Chi sono i buoni e chi i cattivi? Siamo nella Giudecca dantesca o abbiamo ancora qualche speranza di riveder le stelle? Sicuramente l’assenza dello Stato, a volte, non aiuta a rispondere a queste domande troppo impegnative, ma non trascurabili.

Dal film “Il sasso in bocca” di Giuseppe Ferrara (foto da internet)

Nel parlare di mafia Pantaleone esordì con Mafia e Politica (Einaudi, 1962), quelle due parole “mafia” e “politica” furono l’incudine su cui batté incessantemente lo scrittore villalbese per tutta la sua vita.

Il libro Il sasso in bocca è figlio-fratello del film omonimo, girato da Giuseppe Ferrara in Sicilia (Villalba, Marianopoli, Corleone) e negli USA, con attori non professionisti, molti dei quali villalbesi che ne conservano vivide memorie.

Il più giovane attore all’epoca era Giuseppe Scarantino, nel ruolo del pastorello ucciso dalla mafia. Scarantino, come molti, ha ricordi incantevoli che vanno al di là delle vicende di paese: magia del cinema. Piccola stranezza: il regista nello scritto di chiusura del libro invece racconta di una leggera ostilità a Villalba, forse riflesso del fatto che erano al seguito di Pantaleone.

Le scritte

Ultima curiosità “pirandelliana”: per le riprese del film su un muro in un ingresso del paese furono dipinte (o forse ricalcate) le scritte “W il Re Imperatore” e il “Duce”.

Col passare degli anni la necessità scenografica fu dimenticata e si credette che quelle scritte risalissero al periodo storico reale. Al che dopo decenni qualcuno tentò di cancellarle ritenendole storicamente offensive. Insorsero così i filofascisti gridando che la Storia non si poteva cancellare, scrissero appelli, lettere, dissero che le scritte risalivano al periodo storico e iniziarono le solite beghe. Gli slogan fascisti sono ancora là, dopo inutili polemiche senza benefici tutto è rimasto invariato e non si sa più bene se sono originali o frutto di una “necessità scenografica”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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