Cinema, vino e manicaretti

di | 17 Dic 20

Hamilton in linea “Cinema Insieme”, il cineforum club per chi vive nella città canadese. 

Charles Criminisi

Il desiderio di mantenere il collegamento con l’Italia in tutte le sue varie e meravigliose sfaccettature è parte integrante della vita di tutti i figli di Italiani cresciuti in Canada. E’ un desiderio che ha origine da svariati angoli dell’anima, tra cui un senso di nostalgia, sete di conoscere e talvolta semplicemente curiosità. Uno dei modi per tenere viva la fiamma sono stati i film. Ho sempre amato i film fin da piccolo, non solo come forma di divertimento, ma anche perché permettono di imparare nuove cose, ci trasportano in epoche e luoghi diversi e ci fanno riflettere su tematiche che non sperimentiamo nella vita di tutti i giorni.

Dal 2007 io e Matteo Moccio gestiamo “ Cinema Insieme”, un club di cinefili del cinema Italiano con sede ad Hamilton, che attualmente annovera circa 500 persone tra i suoi iscritti. Nel corso degli anni abbiamo dato la possibilità di vedere film classici e contemporanei, preceduti da una breve introduzione tenuta da un docente universitario che funge da spunto per il successivo dibattito. Nel più puro stile Italiano, concludiamo la serata con vino e manicaretti. Quest’associazione mi ha permesso di coltivare la mia passione, allargare i miei orizzonti ed imparare ad apprezzare maggiormente il cinema di tutto il mondo, ma in particolare i film italiani.

L’ultimo film che ho visto di recente è stato “La vita davanti a sé”, con Sophia Loren (nella foto sopra, ndr), icona del cinema mondiale, nel ruolo della protagonista , diretta dal figlio , Edoardo Ponti. Lo potete trovare su Netflix. La storia è tratta dal romanzo del 1978 “Madame Rosa” di Romain Gary. Non è la prima volta che questo romanzo viene utilizzato in versione cinematografica : nel 1977 Madame Rose fu interpretata da Simone Signoret e vinse l’Oscar al miglior film straniero. La versione aggiornata del 2020 è ambientata ai nostri giorni in Puglia con una splendida Sophia Loren, 86enne ma ancora una vera forza nella recitazione, che interpreta Rosa, il ruolo principale e l’attore esordiente Ibrahima Gueye, nel ruolo del giovane volubile Momo.

La storia è semplice, ma il messaggio sociale scorre lungo questa gradevole pièce. Rosa è un’anziana ex-prostituta sopravvissuta all’olocausto , che si prende cura dei figli delle squillo. Quando un amico medico le chiede di prendersi cura temporaneamente di Momo, si assiste all’inizio del cambiamento in questo personaggio. Momo è un figlio della strada , una creatura ambiziosa e senza timore , che si trova in grande pericolo perchè coinvolto in un traffico di droga . Lei è una madre amorevole per bambini che sono stati lasciati da parte sia dai genitori sia, nel caso del bimbo più piccolo, dalla madre transessuale, spesso troppo indaffarata e distratta per curarlo da sola.

Man mano che la storia si dipana vediamo Rosa assillata dal suo passato e Momo che affronta un futuro incerto e potenzialmente pericoloso. La sua salute comincia a declinare, mentre lui diventa più forte e potente. Il cerchio della vita è qui in pieno movimento. Ma non voglio rovinare il finale ai nostri lettori… mi basta dire che l’amore e l’affetto non mancano insieme al meglio del nostro essere umani. La contrapposizione tra il talento maturo ed esperto della Loren e la materia grezza del talento naturale di Guye insieme sono uno splendido spettacolo da vedere per tutti gli amanti del cinema.
Il film giunge nelle sale in un momento cruciale per la nostra società e ci lascia con una prospettiva ottimistica. Nel bel mezzo dell’epidemia i media fanno un gran parlare delle lezioni di vita e del risvolto positivo che possiamo trovare attraverso tanto dolore e sofferenza. Una di tali lezioni è il fatto che noi tutti siamo cittadini del mondo ed abbiamo l’obbligo morale di prenderci cura gli uni degli altri anche se veniamo da famiglie, stili di vita, nazioni diverse. Dobbiamo farlo in maniera disinteressata , con grazia e con convinzione. La breve storia di Rosa e Momo è un bell’esempio di come ciò possa e debba essere fatto. Senza alcuna pretesa di fare ramanzine, dare lezioni o ricorrere a luoghi comuni.

La storia ci porta semplicemente e con grazia ad osservare, pensare, assimilarne il messaggio. Per 94 minuti sorvoliamo i guai ed i problemi del 2020 e ci godiamo il caloroso abbraccio di un’arte ben recitata.
Bravo! Complimenti.

(Traduzione: Adele Maria Troisi)

La vita davanti a se” (“The Life Ahead”)

Una scena del film

Part of our life as descendants of Italians living in Canada is the desire to maintain a connection with Italy in all its varied and wonderful facets. This desire comes from a many of places in one’s soul including a sense of nostalgia, a thirst for learning, and sometimes it’s is simply uriosity. One of the ways I have kept the flame of this desire alive is via film. From an early age I loved cinema as it has the unique ability to not only entertain but educate and transport to places, times, and themes that are not normally experienced in one’s every day life.

Since 2007, Matteo Moccio and I have run Cinema Insieme, an Italian film club based in Hamilton which currently has approximately 500 people on our email list. Over the years we have exhibited classic and contemporary films using a format whereby we have a person, usually a university professor, introduce the movie and lead a discussion of it afterwards. In quintessential Italian fashion we finish off the evening with wine and food. This club has helped me to indulge my passion, expand my horizons, and learn to better appreciate cinema from all over the world but in particular those produced in Italy.

The most recent Italian film I watched was The Life Ahead (La vita davanti a se) staring world film icon Sophia Loren and directed by her son Edoardo Ponti. It’s currently on Netflix. It is based on the 1978 novel “Madame Rosa” by Romain Gary. This is not the first time this book has been turned into a film: in 1977 Madame Rosa starred Simone Signoret and won an Oscar for best foreign film. The 2020 remake and adaptation of the book brings the story to present day Puglia with Ms. Loren, at 86 still an acting force, in the lead role of Rosa and relative newcomer Ibrahima Gueye as the young mercurial Momo.

The story is simple but the societal messages run deep in this thoroughly enjoyable piece. Rosa is an aging holocaust survivor and ex prostitute who takes in and looks after the children of sex workers. After a doctor friend of hers asks that she temporarily look after Momo, we begin to see the character development. He is an ambitious and fearless creature of the street, getting involved with drug traffickers to his peril. She is a caring “mother” to young children who have either been cast aside by their parents or, in the case of one very young child, whose trans gender mother is often too busy and / or too distracted to look after her own.

As the story moves forward we see Rosa haunted by her past and Momo facing an uncertain and potentially dangerous future. Her health is failing. He is getting stronger and more powerful. The circle of life is in full motion here. I don’t want to spoil the ending for the reader…suffice it to say that love and caring abound and the best of our human nature is present. The juxtaposition of the aging and masterful Loren and the raw natural talent of Gueye is splendid and a sight to see for all film lovers.

This film comes at a very crucial time for our society and leaves us with a most optimistic outlook. In the midst of a pandemic there is much commentary in the media of what positive lessons and silver linings we can glean from all of this pain and suffering. One such lesson is that we are all citizens of the world and have a moral obligation to look after one another even if we come from different families, ways of life, nations, etc. We must do so selflessly and with grace and purpose. The very simple and small story of Rosa and Momo is a beautiful example of how that can and should be done. It is without pretence or pedagogy. It does not lecture us with high platitudes. It stands simply and gracefully for us to observe, ponder, and absorb.

For 94 minutes we rise above the trials and tribulations of 2020 and enjoy the warm embrace of an art form well performed.

Bravo!

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