Chi muore non può mangiare, ma…

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Il racconto della domenica

Lorenzo Gurreri

Accadeva una volta (oggi ancor di più) che nella tranquilla cittadina di Metadoro la quiete pubblica era turbata dalle quotidiane liti familiari. I mariti con un certo compiacimento affermavano che il potere logorava; le mogli erano convinte che il potere logorasse solo chi non lo aveva; i figli, pur consapevoli che il potere logorava un po’ tutti, lo andavano cercando perché lo ritenevano più piacevole di ogni altra cosa!

Insomma, mogli e mariti (cani e gatti) erano in lotta per tenere lo scettro del potere; i figli erano in contrasto con i padri e non vedevano di buon occhio i vicini di casa, che volevano intromettersi per sedare le liti. Sarebbe potuto andare tutto per il verso giusto, ma la ragione, quasi mai, aveva la meglio e la fantasia, spesso, non riusciva a tamponare tutti i buchi della realtà!

Esempio emblematico della vita familiare, che si conduceva, era quello di Pietro Di Stefano e Concetta, unitamente ai figli Orlandino e Bianchetto. Le giornate trascorrevano “allegramente” e tra un digiuno ed un pranzo luculliano si trovava sempre il tempo per dar vita ad un contrasto, che spesso si trasformava in una lite furibonda.

Un giorno, durante un temporale estivo, dopo una delle sfuriate di Concetta che voleva comandare anche quando dormiva, mentre i due sposi erano nello stesso letto, Pietro venne a mancare, colpito da improvviso e misterioso malore. Le lacrime e le grida di dolore di Concetta e dei figli per tre giorni turbarono la vita cittadina,  poi il caldo ricoprì col suo silenzioso manto ogni cosa e ciascuno dei figli, non avendo ricevuto l’eredità agognata, ritornò al solito impegno civile: parlar male di tutto e di tutti!

Concetta, essendo consapevole di aver provocato involontariamente la morte del marito, per dimostrargli grande amore e ottenerne il perdono, si recava ogni giorno al cimitero ad ora di pranzo e portava al defunto le pietanze, di cui era ghiotto mentre era in vita.

Apparecchiava sulla lapide del marito ed iniziava la consueta litania: “Pietro, guarda che cosa ti ho portato… ti piace?” Il defunto avrebbe voluto rispondere, ma non gli era concesso e pregava silenziosamente l’Altissimo di dargli per un attimo la possibilità di parlare alla moglie! Concetta continuava: “Mangia questo piatto di spaghetti… non lo vuoi? Allora me lo mangio io.”

Pietro non rispondeva, ma in cuor suo esclamava: “Chi muore non può mangiare, ma… Mangia… mangia!

“Assaggia questa carne, è filetto, quello che ti piaceva tanto… Non mangi? perché non lo vuoi? lo mangio io per te? Ho già mangiato la parte mia, ma, per dimostrare che ti voglio bene, farò questo sacrificio”.

Ogni giorno, con la pioggia o con il sole, Concetta portava il pranzo al marito e, poiché i morti non mangiano, degustava tutto lei e decantava al defunto la bontà delle pietanze.

Pietro, sempre più indispettito, avrebbe voluto gridarle: “Bestia! Ora che non posso mangiare, me li devi offrire questi cibi!? Mangia, mangia tu al posto mio, poi faremo i conti!”

La vedova inconsolabile continuava a consumare giornalmente un doppio pasto e dopo un anno dì questa vita, mentre stava dicendo: “Pietro, perché non mangi? Vuoi che lo mangi io?”, chinò il capo sopra la lapide e si ritrovò al cospetto del marito.

Dopo alcuni tentativi di abbracciarlo andati a vuoto, sbigottita per la nuova situazione in cui si era venuta a trovare, domandò al marito: “Perché non hai mai voluto mangiare il cibo che ti portavo?”

Pietro impassibile rispose: “Per farti abbuffare e scoppiare e così vendicarmi di tutto quello che mi hai fatto patire, mentre ero vivo”.

Anche nell’aldilà continuò la solita baruffa familiare, mentre quaggiù i figli Bianchetto e Orlandino, ricevuta l’eredità dei genitori, continuarono a promettere che avrebbero raddrizzato il paese e ad agire secondo l’antico costume!

* Chi muore non mangia e non agisce» ma può influire sulla nostra vita

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One Response to Chi muore non può mangiare, ma…

  1. Avatar

    gerlando Rispondi

    27/05/2020 a 11:46

    COMPLIMENTI.

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