Che fine hanno fatto le piogge rispettose di una volta?

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E se lo sdilluvio fosse solo un diversivo?

Raimondo Moncada

Pioggia sì o pioggia no? Gli italiani si interrogano con tanto di punti interrogativi all’inizio della stagione delle piogge che #maperò (licenza poetica) non sono più le rispettose, precise e diffuse piogge di una volta.

Ora, quando il cielo si apre, non piove più ma sdilluvia, colpendo a caso una zona (che si fa il segno della croce quando improvvisamente vede tutto nero) e concentrando su di essa tutta l’acqua agghiuttuta in una pancia ormai inacidita e senza più fondo. Lo sdilluvio noeiano si disinteressa pure delle previsioni del tempo ufficiali e degli algoritmi e delle App e tu non sai più se uscire di casa ché appena esci con le previsioni buone in mano ti ritrovi davanti un muro di acqua e sotto i fondali di un oceano.

La causa, sostengono taluni, non sarebbe da addebitare al cambiamento climatico provocato dall’uomo e dai veleni iniettati negli ultimi decenni nella sfera celeste. I no climax lo escludono. E ai no climax c’è chi crede.

Potremmo comunque fare la colpa agli ombrelli non a norma e con troppo colore, troppa fantasia, troppa umanità. Chi ce lo impedisce?

Gli italiani si interrogano e, intanto, piove, piove e la pioggia fa danno con strade e piazze che, osservate dal’alto a distanza, si spera di sicurezza, dietro una finestra chiusa, che ti danno l’idea di stare a mare.

Ora, riprendendo il complottismo dilagante sui social, potremmo legittimamente chiederci: e se tutto il primo e pauroso sdilluvio settembrino fosse un diversivo all’emergenza Covid anche se Covid non ce n’è? Non c’è mai stato da Mondello al resto del mondo bello? Un diversivo, guarda caso, proprio quando sta per cominciare la scuola con i banchi a rotelle …
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