Cantiamo liberamente, senza sentirci in colpa

da | 19 Mar 20

Emergenza coronavirus e flash mob dai balconi. Una riflessione di Giovanni Salvo

Giovanni Salvo

Perchè in un momento così delicato, di terrore, con tanti morti, ci viene voglia di prendere uno strumento in mano e cantare a squarcia gola? Siamo cosi’ davvero irrispettosi verso i defunti e le famiglie dei tanti deceduti, vittime dell’attuale grave emergenza sanitaria?

Canta che ti passa è un modo di dire molto diffuso da sempre in tutta Italia. È un invito a non spaventarsi, a curare le preoccupazioni e i timori. Pare che l’espressione sia stata scritta in una trincea, da un soldato, durante la prima guerra mondiale. Autore, un ufficiale che la trascrisse come titolo di una raccolta di canti del soldato.

Dunque oggi in questo clima di “guerra”, di isolamento, di coprifuoco, ci  sentiamo giustamente un po’ tutti in prima linea, come dei soldati.

E’ anche vero che “Sciuri sciuri”,  una delle canzoni popolari siciliane più famose di sempre, assieme a “Vitti nna crozza”, recita: “cantu ppi sbariarimi la menti”, ossia canto per distrarre la mia mente.Ecco perche’ affacciarsi ai balconi mentre le camere mortuarie sono tristemente zeppe di bare potrebbe non risultare un comportamento cinico ed insensibile.

Dunque oggi, non dimenticando il suono dello dello scaccia pensieri, ricordare il proverbio che non piaceva tanto allo scrittore Leonardo Sciascia, ma che utilizzo’ in uno dei suoi gialli “marranzaneschi”, “il morto e’ morto, diamo aiuto al vivo”, potrebbe, in qualche modo, avere un senso.

Una cosa è certa, la musica da sempre ha l’enorme potere di arrivare dritta al cuore delle persone, per confortarci e aiutarci ad esprimere noi stessi, oltre che ĺliberarci. Quindi cantare insieme, anche solo guardandosi da un balcone ad un altro, ha un immenso potere terapeutico. Strimpellare uno strimento puo’ avere una grande influenza su tutti noi e sulla nostra motivazione. Una canzone può darci una scarica di adrenalina e donarci nuova energia e forza.

Le canzoni motivanti, come l’inno di Mameli, possono aiutarci a sperare, a superare momenti di difficoltà, vedi l’attuale grave pandemia.

Dunque cantiamo liberamente, senza sentirci in colpa, affinche’ passi questa nostra bruttissima inquietudine.

1 commento

  1. Marisa Lelii

    Sono amante del canto e della musica, convinta delle sue funzioni terapeutiche e non ci si deve sentire in colpa per questo, giusto, ma sono giunta a una riflessione, che il problema è che i nostri EROI che stanno al fronte, vicini vicini al virus, e i loro malati, non possono cantare e a loro la nottata non passa.
    A noi, che per fortuna possiamo stare a casa, deve passare solo il tempo e allora evitiamo di cercare escamotage distraenti e rispettare il più possibile le regole indispensabili, che sono nulla in confronto al resto.
    Possiamo dedicare il tempo a più profonde riflessioni, per esempio: perché si è arrivati all’attuale situazione; come siamo scivolati in questa crisi; come è successo che, più o meno involontariamente, ci siamo allontanati dagli umani rapporti; come si è arrivati a violentare così drammaticamente il pianeta; perché siamo così sottomessi all’atteggiamento dei potenti del mondo, ecc.
    Possiamo pensare a come ognuno di noi possa portare qualche goccia d’acqua per spegnere l’incendio (vedi favola “Io faccio la mia parte” di Simone Cristicchi), per evitare che cose simili succedano ancora.
    Possiamo riscoprire la casa, tana degli affetti familiari, del valore di chi fa cosa.
    Possiamo dipingere, disegnare, scrivere poesie, ascoltare musica, anche solo pensare dinanzi a un paesaggio, tutte azioni che inducono a vivere positivo.
    Rimandiamo il buon canto, la buona musica, il divertirci in pubblico… a quando l’Italia, e speriamo non solo, si sarà liberata dai virus, per cantare TUTTI INSIEME “L’ITALIA S’È DESTA” e tutte le canzoni del mondo.
    Per ora lasciamo diffondere solo l’Inno Nazionale, che credo sia l’unico che arriva alle orecchie e al cuore di chi, notte e giorno, sta sotto pressione, per mandare un segno di forte solidarietà.
    Buon “IO RESTO A CASA” a tutti!

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