Cannolo alla ricotta, le leggende raccontano

|




Sicilia gastronomica. L’appuntamento del venerdì con la rubrica di Antonio Fragapane

Antonio Fragapane

La sua più antica, storica, descrizione scritta ci è stata lasciata niente di meno che da Marco Tullio Cicerone, quando nel I secolo a. C. era Questore a Lylibeum (l’odierna Marsala): Tubus farinarius dulcissimo edulio ex lacte factus, ovvero “tubo di farina fatto di dolcissimo latte mangiabile”. L’illustre oratore romano è stato decisamente sintetico però molto chiaro, non c’è dubbio.

Ma veniamo alla genesi. Una prima leggenda narra che a inventare il cannolo siano state le mogli degli emiri che vivevano negli harem di Kalt El Nissa (il “Castello delle donne”, l’attuale città di Caltanissetta). Si racconta infatti che, nei ritagli di tempo, alcune tra le più creative, impareggiabili pasticcere e maestre nella lavorazione della ricotta di pecora, abbiano voluto omaggiare la fertilità e la virilità del loro sposo, elaborando una esclusiva ricetta. Ma un’altra versione tramanda, invece, che furono ideati all’interno di conventi dove abilissime suore ne fecero un tipico dolce di Carnevale. Così, infatti, ne scrive un anonimo citato dal Pitrè: Beddi cannola di Carnalivari / Megghiu vuccuni a lu munnu ‘un ci nn’è / Su biniditti spisi li dinari / Ognu cannolu è scettru d’ogni Re. Ma queste sono solo leggende, o almeno così dicono.

Quanto al suo nome, il cannolo siciliano lo deve alle canne da fiume che venivano inizialmente utilizzate per porvi sopra la cialda da plasmare e poi friggere.

L’ingrediente principe è la ricotta di latte di pecora, dal sapore forte e deciso, perfetta contrapposizione organolettica alla croccante crosta. Ma nell’isola ne esistono anche varianti ripiene di ricotta di latte di mucca (vaccina), più dolce, quasi spumosa, che conferisce una piacevole sensazione di delicatezza al palato e che negli ultimi anni sta collezionando sempre più estimatori: de gustibus, quindi, ovviamente, a voi la scelta.

Ma ciò che da queste righe vi proponiamo è piuttosto uno scontro epico, tra due colossi. Qui si entra nel mito. Da una parte, il Cannolo di Dattilo (frazione di Paceco, in provincia di Trapani), dalla cialda fragrante e sottile, farcito con ricotta di pecora lavorata grezzamente, poco zucchero e tocchetti di cioccolato amaro, e, dall’altra, il Cannolo di Piana degli Albanesi (in provincia di Palermo), caratterizzato dalla cialda preparata con l’uso di grani antichi siciliani (“Tumminia”, tra tutti), ripieno anch’esso di ricotta di pecora ma dalla classica lavorazione con zucchero e gocce di cioccolato e, infine, l’aggiunta del candito di scorza d’arancia.

Fidatevi, scegliere quale tra i due sia il migliore è (e sarà) quasi impossibile…

 

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *