Camilleri, Pirandello e il “uébbi”

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Angela Mancuso immagina un ipotetico dialogo tra i due grandi scrittori. “Il web a me pare una cosa bella assai”. “Nonsi. Ppi nenti. È ‘na sulenni minchiata!

Angela Mancuso

Angela Mancuso

“Benarrivato, Nené”

“Sabbenedica, maestro. Scusasse il ritardo, era che proprio non volevano che partissi”

“Fa niente, Nené, tanto qui c’è l’eternità. Ci vidi bonu ora?”

“Sissi, maestro. Ottimamente. V’arricordavo più alto, però”

“È che quando m’hai canosciuto eri nico nico”

“Veru è!”

“Che mi racconti, Nené? Novità?”

“Tutto come l’avete lasciato voi”

“Impossibile, Nené, sono passati così tanti anni”.

“E invece è tutto preciso ‘ntifico a quanno c’ eravate voi. Tutto ‘na gran pupazzata!”

“Mi fai ridere, Nené”

“Sapiti cosa è cangiato?”

“Cosa?”

“Che la gran pupazzata ora si è trasferita e concentrata supra ‘na cosa chiamata uébbi”

“Cioè?”

“Voi v’ assittate davanti a un computer, che deve avere l’internetti, poi vi scriviti a un social tipo feisbucco, chattati, condividiti…”

“Non credo di aver compreso”

“Nzumma, è ‘na cosa che voi putiti parlari col mondo e il mondo con voi”.

“A me pare una cosa bella assai”

“Nonsi. Ppi nenti. È ‘na sulenni minchiata! “

“E pirchì, Nené? “

Come vi dissi è sulu un trasferimento di pupazzata. Ci sono tutti questi pupi che scrivono minchiate e altri pupi che dopo aver letto le minchiate commentano con altrettante minchiate. Una pupazzata globalizzata! “

“Ho capito, Nené “

“Maestro, ni facemmu ‘na passiata? “

“Con piacere, Nené “

“Ci l’ aviti ‘na sicaretta?

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