Camilleri e San Calogero

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Un fatto è certo: nella vita dello scrittore, che oggi avrebbe compiuto 94 anni, il santo amato dagli empedoclini ha avuto un ruolo di primissimo piano

Andrea Camilleri

San Calogero ovunque, nella casa della sua natia Porto Empedocle e nell’appartamento di Roma. È stato il santo preferito di Andrea Camilleri. A lui è stato votato prima di nascere e nel giorno della sua festa è pure riuscito a nascere, divenendone devotissimo.

All’anagrafe è stato registrato con due nomi: il primo è Andrea, il secondo, a sostegno, quasi a protezione, è Calogero, anche se come Andrea Camilleri ha firmato regie e libri di successo, di quel successo che non è mai riuscito a spiegarsi la ragione. Di suo però, in questa straordinaria popolarità che ha oltrepassato i confini nazionali, Andrea Calogero Camilleri ci ha messo tantissimo. Magari dal suo santo prediletto avrà avuto una spinta, una grazia, anche se per il rotto della cuffia, a tarda età, dopo una lunghissima gavetta e un curriculum artistico di tutto rispetto.

Un fatto è certo: San Calogero nella vita di Camilleri ha avuto un ruolo di primissimo piano: “Da sempre, dall’età della ragione, ho un paradiso deserto, privo di santi, privo di tutto. C’è solo San Calogero, al quale sono legatissimo, al quale ogni anno faccio la mia offerta e che a ben guardare troverete immagini e statuine, o in tutto quello che volete, dovunque a casa mia”.

Glielo sento dire in uno speciale trasmesso da Teleacras risalente al 2003 che porta la firma – regia e riprese – di Diego Romeo (idea di Lorenzo Rosso e montaggio di Alessandro Giuliana).

 

Dice ancora Camilleri: “San Calogero è un santo che mi sta enormemente simpatico e del quale ho narrato la festa nel romanzo Il corso delle cose, il mio primo romanzo”.

Questo legame ha una sua ragione. È lo stesso Camilleri a raccontare, rievocando la storia del “miracolo” della sua nascita.

“Prima di me, i miei genitori avevano avuto due figli, tutti e due erano morti. La prima, una bambina, morì a due anni. L’altro, un maschietto, morì a sei mesi. Allora la mortalità infantile era vastissima come fenomeno. E allora, quando mamma restò incinta per la terza volta, promise che se nasceva un maschio l’avrebbe votato a San Calogero la cui festa cade la prima domenica di settembre ed è una festa molto sentita dagli empedoclini e in genere molto sentita nella fascia meridionale della Sicilia, fino a Sciacca. Bene, io sono nato con qualche anticipo sul tempo previsto, esattamente il 6 settembre del 1925 che era la prima domenica di settembre, cioè il giorno della festa del santo, alle ore 13 esatte. Nel preciso momento nel quale il santo usciva dalla chiesa anche io uscivo, cioè venivo alla luce. E allora la levatrice mi ha esposto, così come ero appena nato, dal balcone al santo che passava di corsa, perché è un santo che corre”.

Ebbiva San Calò!

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