Calogero Marrone, il “Perlasca” di Favara

|




Funzionario al Comune di Varese, città dove si era trasferito per ragioni di lavoro, ha sottratto interi nuclei familiari ebrei ad una morte sicura.

Calogero Marrone

Molti anni trascorsi nel dimenticatoio fino a quando, nell’ottobre del 2013, l’allora ministro Paola Severino, nel suo viaggio di Stato in Israele e durante la visita al memoriale Yad Vashem, chiese ufficialmente il riconoscimento di “Giusto tra le nazioni” per Calogero Marrone, il capo dell’Ufficio anagrafe di Varese, originario di Favara, che nel 1945 fu deportato a Dachau per aver aiutato molti ebrei a fuggire in Svizzera.

Da Favara, paese di nascita, a Varese, città di residenza e lavoro, la storia aveva “cancellato” dalla memoria Calogero Marrone, ai molti sconosciuto fino a pochi anni fa.

La storia  di Marrone è stata raccontata da Franco Giannantoni e Ibio Paolucci nel libro “Un eroe dimenticato”.

In questi ultimi anni le amministrazioni comunali che si sono succedute a Palazzo di Città della cittadina che ha dato i natali al nostro “Perlasca” hanno valorizzato la figura dell’eroico cittadino favarese, attraverso incontri nelle scuole, convegni ed iniziative varie. Il Comune di Favara ha anche collocato sul muro della casa natale di Marrone, sulla centralissima via Vittorio Emanuele, una lapide di marmo, meta ogni 4 novembre e 25 aprile del corteo commemorativo con tanto di banda musicale al seguito.

Anche a Varese la figura di Calogero Marrone è stata ricordata con una targa, voluta dal Comune e dalla comunità ebraica, posta all’entrata dell’ufficio anagrafe, nel luogo dove il nostro “eroe” falsificò carte e documenti per salvare da un sicuro viaggio nei campi di concentramento interi nuclei familiari di ebrei.

 

 

 

Altri articoli della stessa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *