Buona Pasqua a tutti, ma non fate stronzate

di | 3 Apr 21

 I lati buoni della Pasqua “Rossa”, anzi rosso rinforzato

Sarà una Pasqua rossa, rossissima, dicono rosso rinforzato. Sarà una Pasqua di restrizioni, di divieti, di limitazioni. Una Pasqua da condividere con pochi, pochissimi intimi, una di quelle in cui non ci sarà il rischio di dover accogliere alla propria tavola l’ospite inaspettato. Guai se così fosse, rischiereste una denuncia.

E se un tempo era Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi, quest’anno anche i modi di dire sono banditi. Nessuna possibilità di scelta. A casa dobbiamo restare, assolutamente con i nostri. Ma sarà Pasqua.

Così, ancora una volta, a tavola saremo io, mammeta e tu. Nel mio caso, io, mio marito e il cane. Sarà un pranzo intimo, molto intimo, sono tentata di accendere anche le candele giusto per creare l’atmosfera, magari rosse, per rimanere in tema.

Direte che sono stanca. Sì, lo sono, come tutti voi. Ma è così e dobbiamo farcene una ragione. Per me, aragonese di nascita, non è Pasqua senza Tagano (piatto tipico del mio paese), ma quest’anno dovrò rinunciarci, impiantare un tagano per due persone proprio non mi va. Recupereremo quest’estate, se Dio vuole, quando le restrizioni saranno allentate, e magari per ferragosto piuttosto che fare una grigliata prepareremo il Tagano.

Nel nostro menù non ci sarà neanche l’agnello, perché a casa nostra gli animali possono entrare solo se camminano sulle proprie zampe e onestamente di fare accomodare nel salotto buono anche un paio di cuccioli belanti non se ne parla. Carne niente. “La Pasqua – dice mio marito – è un diritto per tutti, anche per gli agnelli.” Va bene, mangeremo pesce.

L’incontro lo vedremo su YouTube, ripescando qualche video degli anni precedenti, giusto per dare un senso alla festa. La messa la vedremo in televisione, quella del Papa. Comunque, alle tradizioni, ci teniamo e ci metteremo i vestiti buoni, quelli che stanno lì appesi da almeno un paio d’anni. Speriamo che la pandemia non ci abbia omaggiato anche del dono della lievitazione, altrimenti saremo costretti a chiudere le lampo con spille da balia a gogò. Ovviamente, nel rispetto delle tradizioni Covid, non indosseremo le scarpe, ma comode, comodissime pantofole, che comunque non saranno mai esposte a favore di videocamera.

Ecco, veniamo al momento degli auguri, tutti rigorosamente virtuali. Messaggi sui social, videochiamate, video messaggi. Quest’anno pure se becco la mia dirimpettaia al balcone eviterò di farle gli auguri dal vivo, la bloccherò con la mano, facendole segno che gli auguri glieli sto inviando in chat. Ci vuole coerenza, anche in questo.

Comunque, in tutto questo, devo dire che c’è anche il lato buono. Vi assicuro che per me donna c’è. E c’è anche per molte, moltissime di voi.

A casa mia, oggi quella dei miei genitori, il pranzo di Pasqua era un evento importante. Si iniziava a preparare già il giorno prima, il sabato Santo, subito dopo aver messo un punto al tour de force della preparazione del Tagano. Per la domenica di Pasqua si preparava di tutto, dall’antipasto al dolce. Mia madre si insediava in cucina sin dalle prime luci dell’alba per preparare ogni cosa con le proprie mani. Tutto andava avanti sino alle 13:30, quando si davano gli ultimi ritocchi alla tavola. Ecco, la mattina di Pasqua non era un giorno di festa ma un estenuante maratona corsa sul filo della tensione fisica e nervosa. Dunque, quando arrivavo a tavola ero sempre incazzata e stanca e non perché avessi un brutto carattere, cosa magari vera, ma perché ero davvero stremata. Sorvoliamo sul mio look e sulla mia faccia, capirete che non potevo essere fresca come una rosa. Comunque si mangiava e si mangiava e per fortuna sino ad una certa età la genetica mi ha aiutata, finite le feste la bilancia rimaneva mia amica.

Poi c’era la pasquetta, assai simile per molti aspetti alla domenica di Pasqua, salvo una mera eccezione: ad immolarsi alla griglia c’era quasi sempre mio padre, per cui il lavoro per noi donne veniva dimezzato.

Lo schema, mi pare, sia simile a quello di molte famiglie, unica eccezione il verificarsi di qualche incidente domestico in cui qualcuno si tagliava qualcosa o qualche bambino si rompeva qualcosa. Sorvoliamo sui confronti, a volte particolarmente accesi, in cui si rischiava di spaccare intere famiglie soprattutto se sulla tavola finivano temi come la politica e lo sport. Ecco, in un tale contesto, credo non proprio ordinario, mi auguro del tutto straordinario, mi sfugge il senso della Pasqua, mi chiedo dove sia lo spirito di pace.

Così mi fermo e mi dico e vi dico: quest’anno a tavola saremo in pochi, in pochissimi, non mangeremo l’agnello per scelta o per necessità, ma ci arriveremo sereni. Non ci saranno sottili equilibri da controllare come ai tempi in cui se invitavi uno, dovevi invitare anche l’altro, se accettavi l’invito di uno, dovevi accettare anche quello dell’atro, se ad uno regalavi l’agnello ripieno di pistacchio di Favara, dovevi regalarlo anche all’altro. Non dovremo fare planning festivi, cercando di incastrare aperitivi, pranzi e cene per non scontentare nessuno.

Saremo tutti contenti a casa nostra, con i nostri ritmi, i nostri gusti, le nostre abitudini. Nessuno si offenderà se il pasticcio di lasagna non ha incontrato il palato di tutti o se la carne è venuta troppo secca o stopposa. Ci limiteremo a mettere un po’ di Like a tutto quello che amici e parenti pubblicheranno e tutti staremo in pace. Ecco, per chi ha un lavoro, la salute e relazioni familiari sane, questa sarà una Pasqua di pace, pace con se stessi, con il prossimo e con il mondo intero.

Mia madre mi diceva sempre: “Accontentiamoci di quello che abbiamo”. Io non solo mi accontento, ma cerco di trovarci anche i lati buoni. Fatelo anche voi. Questa Pasqua sarà comunque Pasqua. Sarà la nostra Pasqua. Trascorriamola come ci pare, ma sempre nel rispetto delle restrizioni.

Ciò vuol dire, ve lo specifico, non fate stronzate. I barbecue sui tetti delle case e le grigliate in campagna saggiamente evitateli, se voi non sarete tanto stupidi da condividerne le immagini sui social, state tranquilli, ci penseranno i vostri vicini.

Buona Pasqua a tutti

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Valeria Iannuzzo Storie dei nostri giorni di Valeria Iannuzzo. Giornalista e docente. Segmenti di vita che meritano di essere raccontati.

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