Assabinidica Maestru! Grazie per averci spiegato l’umanità in siciliano

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Andrea Camilleri, la sua produzione letteraria ha insegnato, educato e guidato milioni di lettori

Andrea Camilleri (foto Daniele Rosapinta)

Andrea Camilleri non voleva che lo chiamassero “Maestro”. Una scelta comprensibile e tipica dei suoi modi fatti di autoironia, understatement e modestia. Ma Andrea Camilleri era Maestro, per il semplice motivo che la sua produzione letteraria ha insegnato, educato e guidato milioni di lettori.

Lo scrittore di Porto Empedocle era però Maestro anche e soprattutto nel senso letterale del termine Magister, una parola composta da “magis” cioè grande, più il suffisso comparativo “ter”, che equivale al significato “il più grande”, “il più esperto”.

Andrea Camilleri è stato sicuramente il più grande fenomeno letterario a cavallo tra la fine del cosiddetto secolo breve e l’inizio del nuovo millennio. L’unico che ha venduto più di venticinque milioni di copie con i suoi romanzi. L’unico che ha fatto segnare il miliardo di telespettatori sulle reti RAI per gli adattamenti dei suoi gialli del commissario Montalbano. L’unico che è riuscito a sdoganare nella letteratura italiana un dialetto siciliano sui generis.

A dispetto di queste superlative unicità, lo scrittore di Vigata ha basato la sua grandezza su uno story telling semplice, proponendo il grottesco, il ridicolo, la facezia popolare e lo slapstick a mo’ di lazzo da commedia all’improvvisa.

È vero che nessuno scrittore siciliano della seconda metà del Novecento può prescindere da Luigi Pirandello e meno che mai un marisini di nascita come il padre del commissario Montalbano. Ma Andrea Camilleri è stato il più grande anche in questo, ha fatto del pirandellismo una cosa nuova. L’umorismo del Maestro di Vigata ha tutte le doti previste per la letteratura del nuovo millennio da Italo Calvino nelle Lezioni americane: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità.

Oggi, nel giorno in cui ci ha lasciati, si può leggere in una sua intervista una frase rivelatrice della sua mentalità, ma anche della sua poetica. “La felicità sta nelle cose ridicole”. Parafrasando questa affermazione, si può certamente dire che la sua arte narrativa si trovava nel saper giocare con le cose insignificanti della vita, con i difetti umani, con le assurdità quotidiane, con il grottesco involontario, tutte piccole cose usate come veicoli di messaggi che portano – come diceva Leonardo Sciascia – il lettore attento irrimediabilmente a meditare.

Andrea Camilleri aveva deciso di mantenere il dialogo con i suoi lettori anche dopo la sua morte. Presto sarà pubblicato il suo ultimo giallo del commissario Montalbano, che ha più volte modificato, quando era in vita. Tutti stiamo già aspettando la sua ultima lezione. Un’ennesima operazione camilleriana che sarà ancora un fenomeno magistrale.

Grazie Maestro, per averci spiegato l’umanità in siciliano.

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Fausto De Michele, Professore Associato presso l’istituto di Romanistica dell’Università di Graz. Austria

 

 

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