Andiamo a cercare la poesia della vita

di | 26 Dic 20

Ora che un evento inatteso ce lo sta rubando, perché ci trova impreparati e stupiti, proprio ora, prendiamo il nostro tempo per vedere e imparare a guardare fuori e dentro di noi, gli altri e noi stessi.

Alfonso Maurizio Iacono

Il racconto di Natale più famoso è quello di Dickens, dove il protagonista, il ricco, taccagno e egoista Scroogie, da cui Walt Disney trarrà ispirazione per immaginare Zio Paperone, si pente di esserlo, rinunciando alle classiche giustificazioni borghesi della propria avarizia condite dalla critica e dal disprezzo nei confronti dei poveri e della povertà.

Ma quello forse più vicino a noi nel tempo e nella mente è Il racconto di Natale di Auggie Wren, di Paul Auster. Evocato così, con il solo titolo, forse non susciterà ricordi alla maggior parte di voi, ma un aiuto alla memoria può essere fornito dal fatto che questo racconto fu il soggetto di un film bellissimo degli anni ’90, Smoke, con protagonisti, fra gli altri, uno straordinario Harvey Keitel, nelle vesti del tabaccaio che fotografa tutti i giorni alla stessa ora un crocevia del quartiere e che narra una storia a William Hurt, nei panni di uno scrittore che la ascolta e che la scriverà, il giorno di Natale, per il New York Time.

La storia è semplice e un po’ bizzarra, come può esserlo in una città come New York, ma forse come può esserlo ovunque. Auggie Wren (Harvey Keitel) insegue un giovane nero scoperto a rubare qualche rivista nella sua tabaccheria. Nella corsa quest’ultimo perde il portafogli raccolto da Auggie, il quale lascia fuggire il giovane. Dopo qualche ripensamento, Auggie, avendo trovato nel portafogli l’indirizzo, va per restituirlo. Alla porta risponde una donna anziana e cieca che lo scambia per il nipote (o forse ha bisogno di crederlo). Auggie non ha la forza di smentirla. Si finge il nipote. Va a comprare da mangiare e pranzano insieme. Poi però, in bagno, vede una pila di macchine fotografiche, evidentemente rubate dal nipote. Non resiste. Ne prende una e se va. Qualche mese dopo, pentito, torna a quell’indirizzo per restituirla, ma ormai lì vi abita un altro inquilino. Forse la donna è morta. Ha passato il suo ultimo Natale con Auggie. E’ stata felice. Il mondo delle cose, degli oggetti, il portafogli, la macchina fotografica, perdono di consistenza e tornano ad essere quel che dovrebbero essere, mezzi per attivare il fulcro della nostra vita: le relazioni umane senza interesse né strumentalità. Talvolta fingere, così come fa la nonna, ci avvicina di più al vero, se il vero è l’amore.

Nel racconto Paul Auster, il grande cantore di New York, osserva: “Se non ti prendi il tempo per vedere, non imparerai mai a guardare niente”.

Già! Ora che un evento inatteso ce lo sta rubando, perché ci trova impreparati e stupiti, proprio ora, prendiamo il nostro tempo per vedere e imparare a guardare fuori e dentro di noi, gli altri e noi stessi. Andiamo a cercare la poesia della vita. Troviamola! Buon Natale!

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About Alfonso Maurizio Iacono

Alfonso Maurizio Iacono PENSIERI DIVERSI di ALFONSO MAURIZIO IACONO. Dipartimento Civiltà e Forme del Sapere, Università di Pisa. Appunti e commenti sul presente, con uno sguardo alla storia, all'arte e alla filosofia.

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