“Anche se il mondo è grande, esiste sempre Racalmuto”

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“OGNI RICORDO UN FIORE”. È il primo romanzo dell’attore e regista Luigi Lo Cascio, dove c’è un delicato omaggio al paese delle sue origini.

Luigi Lo Cascio nel 2004 a Racalmuto con l’Avv. Burruano e, di spalle, il Prof. Nalbone

Luigi Lo Cascio ha scoperto Racalmuto una quindicina di anni fa. Era già il grande attore conosciuto grazie a quel memorabile film dedicato a Peppino Impastato. Si muoveva affascinato tra le viuzze del paese e lo ricordo incuriosito dall’esplosione di sentimenti della gente durante i giorni della festa del Monte. Gli sarà sembrato un paese davvero straordinario quell’estate, quando ha ritrovato radici lontane legate al suo bisnonno Don Ciccu Burruano.

Luigi Lo Cascio e Salvatore Picone nel 2004 a Racalmuto

Le passeggiate, i caffè in un bar della piazza, la visita in miniera, la ricerca di memorie familiari, gli spaghetti alla carrettiera in una casa di Garamoli, le sere al Serrone a tracciare fili di storia locale con chi la storia l’ha scritta, sono stati i primi cento passi racalmutesi di Lo Cascio che poi, poco dopo, ha ricevuto la cittadinanza onoraria, si è esibito al teatro ed è tornato anche per legami di amicizia e affetto che in qualche modo mantengono saldi i rapporti con la terra della sua famiglia.

Forse già allora Lo Cascio pensava di scrivere qualcosa su questo “ritorno” a Racalmuto, qualcosa che lo avvicinasse ancora di più a quel mitico bisnonno, medico e filantropo vissuto tra il 1859 e il 1931, un vero personaggio che da Racalmuto ha parlato di scienza e coscienza anche alle importanti platee scientifiche d’Europa.

Sicuramente quel periodo è rimasto, per Luigi, prezioso. Un dolce ricordo. E ci voleva un personaggio come Paride Bruno, nato dalla sua fantasia, per far riemergere tutti quei ricordi, conservati come fiori secchi dentro le pagine di un quaderno. “Ogni ricordo un fiore”, appunto, è il titolo del libro pubblicato da Feltrinelli pochi mesi fa. È la prima prova narrativa dell’attore e regista palermitano.

La storia è questa: Paride Bruno, che vuole essere uno scrittore, non è riuscito mai ad andare oltre le prime righe di un romanzo. Si è sempre fermato all’incipit, cercando un suo stile, senza però mai riuscire a trovarne uno per portare a termine l’opera. Tentativo dopo tentativo, ne è venuta fuori “una collezione abnorme di cominciamenti di storie mai concluse”. Sono gli incipit, molti dei quali straordinari, che esprimono un forte sentimento dell’anima. E ce ne sono in letteratura davvero memorabili. Basti pensare, solo per restare in Sicilia, a quelli di Vincenzo Consolo – “Rosalia. Rosa e lia. Rosa che ha inebriato, rosa che ha ròso…”, in Retablo – o di Gesualdo Bufalino: “O quando tutte le notti – per pigrizia, per avarizia – ritornavo a sognare lo stesso sogno…”, in Diceria dell’untore.

Paride Bruno – che potrebbe anche essere l’autore – ha scritto tanti di quei “cominciamenti” da farne quasi un diario: in ognuno è contenuta una scheggia della sua vita, delle sue ossessioni, delle sue paure e dei suoi desideri. E riesce, alla fine del romanzo, a conciliarsi con se stesso. A conciliarsi con la sua incompiutezza, con quello “svolazzo di pagine sparse” che è, in fondo, come si legge nel risvolto di copertina, la vita stessa.

“Rileggo i miei vecchi rottami – dice il protagonista del romanzo – Duecentoventi e passa preamboli di storie”. Uno di questi preamboli, una di queste false partenze narrative, uno di questi ricordi, uno di questi fiori, ci riporta a Racalmuto. Ed ecco a pagina 260 l’incipit che un po’ ci appartiene, che appartiene insomma alla sfera del ricordo legato ad un luogo: “Anche se il mondo è grande e a tratti perfino troppo dispersivo, da qualche parte esiste sempre Racalmuto”. Due righe che meritano di finire in un depliant turistico, accanto alle celebri frasi di Sciascia. Luigi Lo Cascio, con la voce del suo personaggio, conferma di fatto una certezza: chi in qualche modo stringe un legame con questo paese siciliano e con i suoi paesani difficilmente se ne stacca. Per questo anche se il mondo è grande e dispersivo, Racalmuto ci sarà sempre, quasi come se fosse una “città ideale”, tanto per ricordare il titolo di un film di Lo Cascio. Racalmuto come metafora nella memoria e nel ricordo di ognuno.

Luigi, che presto tornerà da queste parti, ci regala un romanzo che ci invita a non fermarci all’incipit. Di continuare e andare avanti consapevoli che se un inizio c’è, vuol dire che serenamente, e anche lentamente, la strada tracciata si può e si deve percorrere. Fino alla fine. Come ogni buon lettore, del resto, che deve arrivare alla fine del libro per apprezzarne meglio anche le prime pagine.

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