Agrigento, la città incomprensibile con la testa nella sabbia

|




ANALISI. Luigi Galluzzo parte dal caos elettorale delle ultime settimane per cercare di decifrare il mistero del “caso Agrigento”. Una città che tenta di stare al passo con la modernità, ma che spesso usa la tecnica dello struzzo

Ho letto come tutti delle polemiche, del rimbombare nazionale del Caso Agrigento, del Pd dilaniato, di Marco Zambuto che si è dimesso da Presidente regionale del Pd perché scoperto a visitare “in gran segreto” Berlusconi, dei candidati, delle primarie del Pd frequentate da elettori di centrodestra. Ho letto tutto, mi sono informato su tutto, ho visto che si ricandida Arnone, che i partiti sono dilaniati e divisi. E allora ho provato a riflettere e sono giunto ad una conclusione.

 

Non so cosa scrivere, queste elezioni non le capisco. So come voi che Agrigento è all’ultimo posto, in tutto. So come voi che se passeggi per via Atenea vedi antichi edifici che crollano senza che si trovino le risorse per restaurarli, tra scorci di panorama che tagliano il fiato per la bellezza assoluta in mezzo ai brutti palazzi degli anni cinquanta e sessanta.

So al contempo che se apri internet per cercare un albergo o un appartamento in affitto ti trovi davanti una pluralità di offerte, di B&B, case ristrutturate, hotel vicino al mare, segno comunque di una vitalità, che da quel punto di vista Agrigento nonostante il suo ultimo posto nelle classifiche della vivibilità uno sforzo lo sta compiendo, lo sforzo per mettersi al passo con la modernità.

Ma resta impigliata nelle sue zavorre, resta lontana, quasi assente.

luigi galluzzo

Luigi Galluzzo

Non sola per la verità, sta con la Sicilia, regione già fallita ma che resta in piedi per il miracolo del tutto si tiene. Sta, ed è già tanto, come diceva un mio amico, nonostante tutto sta.

Eppure mi racconta un altro amico si assiste ora ad un fenomeno vecchio e nuovo, intere famiglie che se ne vanno e non più famiglie povere. Professionisti che chiudono le attività e portano mogli e figli via, altrove, via da quella terra perduta, perché la sfiducia, l’idea di un futuro che non ci sarà scoraggia più delle difficoltà presenti.

Ecco forse l’unico cosa che posso dire è questa. Vista da lontano, con il beneficio della distanza appunto, e senza offesa per nessuno, l’impressione è ancora quella dello struzzo che nasconde la testa per non vedere.

Ma ripeto io queste elezioni, la città com’è non la capisco, certamente la capiranno assai meglio di me e avranno la compiacenza di spiegarcela quelli che li ci stanno e lottano speriamo insieme a noi e non contro di noi.

Altri articoli della stessa

One Response to Agrigento, la città incomprensibile con la testa nella sabbia

  1. Manlio Ottaviano Rispondi

    19/04/2015 a 15:42

    Prima di capire Agrigento bisogna capire i giurgintani!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *